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domenica 1 marzo 2015

56. THEBUCKLE, una sola parola: Rock!



INTRO
   THEBUCKLE è un gran bel duo piemontese, da Alba (CN), che andiamo volentieri a presentare in questa sede: Andrea (chitarra e voce) e Maxim (batteria) sono nati entrambi nei primi anni '70 ma in realtà sembra che ci siano vissuti, in quegli anni, portando in eredità nella loro musica tutto il bell'hard rock che il decennio ci ha regalato. Sì, perché oggi parliamo di rock, rock e ancora rock! Rock scuro e rabbioso, che affonda le sue radici nelle atmosfere cupe dei Black Sabbath per approdare ai giorni nostri attraversando generi più moderni come lo stoner. Questa è musica per chi ha ascoltato con piacere il rock dei Motorhead, ha fatto una capatina a Detroit senza disdegnare, col tempo, l'ascolto di gruppi che vanno dagli Audioslave e Foo Fighters fino ai Korn. Ecco, ci potrete sentire questo ed altro nella musica dei TheBuckle, una combinazione esplosiva di sonorità ruvide ed accattivanti che vi terranno incollati alle casse dell'impianto stereo fino alla fine del loro album omonimo di recentissima uscita (qui la recensione). Ma vediamo nello specifico chi sono Andrea e Maxim...



BIOGRAFIA
   I due musicisti di oggi, all'anagrafe Andrea Marcarino e Maxim Sclavo, entrambi classe 1973, fondano i TheBuckle soltanto un anno fa, ma si può dire che siano fondamentalmente un duo fin dal lontano 1994 quando iniziano a suonare assieme. Certo, perché i due, legati da un profondo senso di amicizia, rispetto e condivisione per le medesime passioni, sono stati il nucleo fondante di un paio di band molto interessanti nel panorama italiano underground anni '90 e 2000, gli Unwelcome e i Kessler. La prima era una band dedita a una sorta di crossover d'assalto, da loro denominato “space-core”, che li ha visti esibirsi live di frequente nella seconda metà degli anni Novanta regalando al quartetto un discreto successo: approdano anche in Svezia per lavorare in studio col produttore dei Refused, quindi alla firma con un'etichetta canadese per la registrazione e pubblicazione dell’album “Independent Worm Songs” (2001). Purtroppo il rapporto con la label canadese si interrompe bruscamente prima dell’uscita del disco, tanto che l'album viene infine pubblicato dalla nostrana Loudblast. Il disco fu accolto davvero con entusiasmo dalla critica e dal pubblico e da molti considerato una gemma nel suo genere. In seguito, dopo la decisione di fermarsi come Unwelcome, i due formano una nuova band chiamata appunto Kessler. I Kessler erano invece dediti ad un alternative-rock cantato in italiano, e nel 2005 pubblicano il disco “Un Altro Giorno d’Amore” prodotto da Riccardo Tesio (chitarrista dei concittadini Marlene Kuntz) e pubblicato da Alternative Produzioni. Anche questo progetto viene accolto molto calorosamente portandoli a suonare parecchio in giro per l’Italia e ad avere un video in rotazione su Mtv. Poi, a causa di problematiche lavorative e logistiche, anche I Kessler cessano l’attività. Andrea si dedica quindi ad esplorare i territori della musica elettronica trovando sfogo nel progetto solista, tuttora attivo, denominato Gr3ta. Si tratta di un esperimento sonoro che mescola elettronica e indie-rock col quale pubblica un primo album dal titolo “Please Kill Me” (uscito nel 2008 per l’etichetta americana Renaissance Records) ed un secondo intitolato “Gr3ta” (2010, Bagana Rec.), dal quale è stato pure selezionato un brano per la colonna sonora del film horror “Dream Home”, una produzione di Hong Kong uscita nel medesimo anno.
   I due però sembrano non riuscire a restare a lungo distanti senza collaborare musicalmente, ed è così che decidono di tornare nuovamente assieme in sala prove, questa volta da soli. Thebuckle è quindi il "fermaglio", il "sigillo" che li vede definitivamente uniti in un progetto 2-piece; e questi musicisti navigati non credo torneranno tanto facilmente in una full-band in quanto la dimensione a due è il loro traguardo, la meta segreta a cui inconsciamente da sempre tendevano, la spiaggia quieta dove infine riposarsi dopo le battaglie trascorse e sentirsi finalmente "a casa". Dal cilindro dei due piemontesi nasce così questo bellissimo power duo, tanto power da sembrare un trio che assomiglia a una full band... un duo elettrico purista senza artifizi alcuni, niente loop station o synth per loro, solo voce, chitarrone fuzz e batteria essenziale ma granitica, funzionale al genere; di quelle line-up delle quali ancora si dice "impossibile fare buon rock con quei due soli strumenti" mentre i TheBuckle non solo lo fanno, ma lo fanno dannatamente bene.
   Il full-lenght "Thebuckle", di ben 11 tracce, vede la luce a metà gennaio del 2015 grazie all'etichetta ThisiIsCore Label di Genova ed è già un lavoro entusiasticamente accolto dalla critica come una specie di rinascita delle sonorità di un'epoca... Un bell'Heavy Rock "old school" con sfumature marcatamente Stoner, talvolta Alternative o Hardcore, espresso con la rabbia proto-punk delle band di Detroit e venata da cupe atmosfere dark. Una miscela esplosiva che rende indubbiamente al massimo tutto il suo potenziale in fase live ma che traspare tanta grinta e sudore anche dalla registrazione dell'album, un album che, nonostante la sua lunghezza, non stanca mai l'ascoltatore, sempre in tiro dietro il ritmo hard rock dei due soli strumentisti... I riferimenti al tipico immaginario rock-donne-motori, poi, espresso ai suoi tempi con Harley Davidson e Hot Rod, viene qui riproposto a livello iconografico su di un'accattivante copertina in tema.
   Nel post sucessivo potrete seguire la recensione "step by step" dell'album ad opera del nostro collaboratore Eddie Lanegan mentre io vi lascio alla visione del video clip promozionale "Over" (dal singolo primo estratto dell'album) e all'interessante intervista con Andrea del duo piemontese TheBuckle. Con riferimento all'indirizzo Facebook dei due concludiamo infine, urlando a squarcia gola, "Hurrah for TheBuckle"!!!!

Kessler video "Teoria del Vuoto" http://youtu.be/egiuLNAEdEg



LABELS
ThisIsCore Label www.thisiscore.net
Quest'etichetta indipendente genovese nasce nel 2009 dall'idea di Beppe Platania il quale, due anni prima, rileva assieme ai soci Freccia e Matteo la Wynoa Records. TIC voleva essere una branca della label centrale, per differenziare l'offerta sonora fino ad allora proposta, ma quando nel 2011 Wynoa chiude, This Is core inizia la sua vera ascesa. 
L'etichetta si concentra sui generi musicali rock, dall'hard allo stoner, dal punk al metalcore, dall'hardcore melodico all'emo e il metal. L'orecchio è tutto rivolto alle sonorità tipicamente americane, con suoni compatti e compressi, molto diversi da quelli generalmente proposti in territorio nazionale. This Is Core non è soltanto un'etichetta discografica ma quasi una vera e propria "factory" per l'offerta completa dei prodotti proposti; è quindi un'agenzia di stampa e promozione che offre anche servizi fotografici, realizzazione video, artwork e merhcandising. La proposta numerica del loro catalogo è impressionante contando un'ottantina di produzioni realizzate in soli sei anni di attività. Non risultano altri power duo nel loro roster eccetto i nostri TheBuckle.






INTERVISTA
1. Andrea e Maxim, benvenuti nei nostri spazi EDP. Tanto per incominciare ci raccontate come e quando avete iniziato a suonare i vostri strumenti?
A. Grazie a te, è un vero piacere! Beh io ho iniziato a strimpellare a 15-16 anni… cercando di suonare sopra i dischi che ascoltavo. Sono un assoluto autodidatta, quel poco che so l’ho imparato da solo, suonando e provando a tirare fuori i suoni che avevo in mente. Ricordo di aver imparato le posizioni degli accordi leggendo un libricino acquistato in edicola. Poi -dal momento che la teoria mi annoiava– ho buttato il libricino ed ho formato la mia prima band: gli Zoot Allures! Da allora non è cambiato granchè… sono rimasto un autodidatta. Io vengo dall’etica punk: “anyone can play guitar”. E questo è quanto.
M. Ok allora correva l'anno 1990 circa, eravamo come si suol dire quattro amici al bar appassionati di hard rock e abbiamo deciso di formare un gruppo! Siccome due di noi già suonavano la chitarra, mancavano il basso e la batteria ed io ho scelto quest’ultima! E così è iniziato tutto. La band si chiamava Paniko! Sono anche io un autodidatta… ho “imparato” guardando e riguardando i filmati di Lars Ulrich dei Metallica!

2.Voi due siete amici da vent'anni e in tutto questo tempo avete suonato insieme, prima fondando un paio di 4-piece interessanti, gli Unwelcome e i Kessler, infine approdando alla formazione a due. Com'è questa esperienza senza la compagnia di una band?
A. In realtà la prima volta che ci siamo conosciuti Maxim mi detestava!!! Gli Unwelcome sono stati una parte fondamentale delle nostre vite. Abbiamo investito così tanto tempo, sudore, determinazione (e soldi!) nella band... ci furono momenti esaltanti ed altri deprimenti, ma la musica che abbiamo fatto è qualcosa che resterà dentro di noi per sempre. Per rispondere alla tua domanda: essere in due è molto comodo (meno teste da mettere d’accordo!) e, per quanto ci riguarda, ci permette di comporre molto più velocemente. Io e Maxim sappiamo benissimo quello che vogliamo ottenere, e non c’è nemmeno bisogno di parlare: io so (e lui pure) quando qualcosa funziona o meno, senza perderci in chiacchiere. THEBUCKLE è nato così: volevamo fare le cose in due, volevamo fare musica grezza, ruvida, senza fronzoli. Crediamo di esserci riusciti. Alla grande, direi...

3. E' come se foste sempre stati un duo, alla fine. La scelta del nome TheBuckle (fermaglio, fibbia) è inteso come un sigillo alla vostra amicizia nel nome della musica? Come mai tutto un'unica parola?
A. In effetti sia Unwelcome che Kessler sono nati “per colpa” nostra! Per quanto riguarda il nome THEBUCKLE (si scrive tutto attaccato perché ci piace così graficamente) ad essere sinceri non avevamo attribuito significati particolari in origine (anche se poi la tua tesi era stata considerata, ma a posteriori), semplicemente cercavamo un nome che “suonasse” bene. Ti giuro che abbiamo speso più tempo a trovare un nome che ci mettesse d’accordo piuttosto che a buttare giù i primi pezzi! Avevamo una lista di nomi lunghissima…e nessuno ci convinceva al 100%. Poi Maxim se n’è uscito con The Buckle…ed abbiamo capito di aver trovato quello che faceva al caso nostro. Poi abbiamo sviluppato tutto l’immaginario che circonda THEBUCKLE: le immagini, i colori (bianco, nero, verde), i suoni. Noi due sappiamo quello che ci piace, e cerchiamo il modo di farlo.

4. Avevate un duo specifico in mente quando avete pensato a questa formazione? Chi vi ha ispirato?
A. Non avevamo assolutamente in mente nulla. Voglio dire: volevamo solo fare la nostra “cosa”, senza pensare ad altro... Ci divertiamo a suonare insieme, facciamo canzoni per noi stessi, non ce ne frega un cazzo se piacciono o meno a qualcun altro! Abbiamo realizzato in seguito quanto fosse diffuso il mondo dei “duo”.

5. La musica dei TheBuckle affonda le sue sonorità nel rock del passato ma è evidente che attinge anche a molti generi degli ultimi decenni. Qual'è l'ascolto musicale che vi ha portati fino a qui e quali le band a cui vi sentite più affini?
A. Non vorrei parere poco modesto, ma siamo arrivati ad punto in cui non c’è nulla in particolare che ci influenza. Non sentiamo legami particolari con nessuno. Ovviamente le nostre esperienze precedenti, in particolare gli Unwelcome e poi Kessler e Gr3ta. Noi due suoniamo insieme da tanti anni… quindi la più grossa influenza a livello artistico-compositivo è proprio nella band stessa. L’alchimia viene fuori dalla conoscenza reciproca… voglio dire: quando suoniamo o componiamo un pezzo mi basta guardare Maxim per sapere già quello che farà, e per lui è la stessa cosa. Poi sicuramente c’è un rimando al periodo d’oro del rock degli anni '70, ma questo semplicemente perché gli artisti e gli album che sono usciti allora sono tutt’ora al passo coi tempi. Questo perché se ne sbattevano delle mode. Avevano una visione ed un “suono”.

6. A proposito di suoni... quello delle tue chitarre, Andrea, sono splendidamente distorti e cupi. Qual'è il suono che hai in mente in funzione di un duo chitarra-batteria?
A. Ti ringrazio! Ho speso molto tempo per raggiungere il suono che avevo in testa. La nostra intenzione era quella di fare musica potente, riducendo – giocoforza – al minimo le “menate”. Abbiamo cercato di comporre canzoni semplici, di impatto. Volevamo che ogni singola nota fosse riproducibile dal vivo. Invecchiare ci ha resi più “essenziali”. Essere in due ti obbliga a fare delle scelte, decidere cosa suonare e cosa eliminare. Ma è un processo abbastanza semplice per noi… ci conosciamo bene, e ragioniamo sempre in funzione della riuscita di una canzone. Il fatto di non avere un bassista in formazione ci ha portato a fare delle scelte anche a livello di strumentazione, perché altrimenti mancherebbero delle frequenze… quindi abbiamo lavorato insieme al nostro fonico per mettere a punto ogni aspetto del nostro sound. A livello pratico io uso chitarre con accordature ribassate (drop C e B) ed uso due amplificatori contemporaneamente: uno da chitarra ed uno da basso.

7. L'etichetta discografica che avete scelto per la pubblicazione del vostro album, la ThisiIsCore di Genova, si riconosce anche per una qualità di suoni molto specifica. Quanto ci ha messo del suo la TIC in questo album?
A. Conosciamo la ThisIsCore da parecchio, siamo amici con alcuni dei loro gruppi… appena abbiamo avuto in mano i provini del disco glieli abbiamo fatti sentire, a loro sono piaciuti molto e ci siamo presto accordati per l’uscita. E’ stato tutto molto semplice. Non c’è stato nessun tipo di ingerenza, anche i ragazzi di TIC sono dei musicisti e non si permetterebbero mai di imporre alcunchè. TIC ci ha messo passione, ed è quello che cercavamo. Siamo molto soddisfatti.

8. Vi considero un duo molto prolifico, la vostra prima registrazione è un full-lenght di 11 tracce! Una tradizione ereditata dalle precedenti band, mi pare... Come nascono i brani dei TheBuckle?
A. In effetti siamo molto produttivi… ti confesso che stiamo già lavorando ai pezzi del prossimo disco! Per quel che riguarda la registrazione del nostro primo disco la cosa difficile è stata scegliere quali pezzi usare e quali scartare… avevamo davvero abbondanza di materiale. Abbiamo scelto quelli che erano più “organici” e che ci convincevamo di più. Le registrazioni vere e proprie sono state una “scommessa”. Volevamo che suonasse “diretto”, che si sentisse l’urgenza e la passione. Sapevamo il tipo di suono che volevamo: nessuna sovraincisione, nessun artificio produttivo, soltanto una batteria, una chitarra ed una voce. Su consiglio di alcuni amici ci siamo rivolti a Massimiliano “Mano” Moccia, che ha “sposato” il nostro progetto e ci ha spinti al limite: tutto quanto è stato registrato in DUE giorni, in analogico, con attrezzatura vintage, su nastro magnetico e con un mixer Neve degli anni ‘70. Puro rock n roll! Esattamente quello che cercavamo! Poi per i mixaggi ed il mastering ci sono volute alcune settimane. Le nostre canzoni nascono in modi differenti… a volte tutto nasce da un riff di chitarra, altre da un pattern di batteria, oppure semplicemente cazzeggiando in sala prove. A volte ho delle idee e le butto giù, registrandole alla meglio, e poi ci lavoriamo sopra insieme. L’unica regola “aurea” che abbiamo è che un pezzo o funziona subito oppure, se c’è troppo da lavorarci, perde di immediatezza e lo lasciamo perdere…

9. In quanto al contenuto dei testi?
A. Io non parlo mai dei miei testi. Non ha senso spiegarli, perderebbero tutta la loro forza. Ognuno può e deve trovare una propria chiave di lettura. Oppure fregarsene altamente di quello che dico. Che è la scelta più saggia. Il testo deve funzionare all’interno della canzone, personalmente non me ne frega un cazzo di quello che ha da dire tizio o caio a proposito della fame del mondo o del malessere sociale. “Music comes first.”

10. A metà gennaio s'è tenuto il release party del vostro album, com'è stata l'esperienza? Avete programmato un tour promozionale? Quali i passi futuri?
A. Il release party è stato molto divertente! Abbiamo suonato di fronte a tante persone, molti amici, è stato “emozionante”. A fine concerto ci hanno detto “Certo che, per essere solo in due, ne fate di bordello!”…ecco, quello forse è stato il più grande complimento che potessero farci! Significa che il concerto è stato una bomba. Suonare dal vivo è l’habitat ideale per una rock band, ed è il modo migliore per farsi conoscere al pubblico e fare proseliti. Il nostro obiettivo primario infatti è riuscire a suonare dal vivo il più possibile questo disco, che è nato proprio con l’intenzione di essere portato on the road. E’ assolutamente la nostra priorità. Vogliamo arrivare in ogni schifoso buco dove ci sia qualcuno disposto a farci suonare. Dal vivo diamo il meglio di noi stessi, suoniamo al 100%, e ci divertiamo.

11. Raccontateci un po' l'esperienza del video di "Over". I vostri brani sono uno più avvincente dell'altro, come avete scelto questo pezzo a rappresentanza dell'album intero?
A. Ti ringrazio per i complimenti… in effetti la scelta di “Over” è stata più che altro suggerita dai ragazzi di ThisIsCore. Noi avevamo proposto 3-4 brani che -secondo noi- potevano essere scelti quale “singolo”. Ma dal momento che non riuscivamo a deciderci abbiamo fatto scegliere a loro. Il video è stato diretto da Beppe Platania, ed è stato girato in una location molto “claustrofobica”, proprio perché volevamo trasmettere quel tipo di sensazione… disagio, angoscia, tensione. Il bianco e nero poi è il tocco finale. ADORO quel tipo di immagine. E’ stata una faticaccia!!! Ripetere decine e decine di volte lo stesso pezzo per ore è stato davvero faticoso… però -ovviamente- ci siamo divertiti molto. Approfitto dell’occasione per ringraziare Chiara, la ballerina che ci accompagna nel video, che è stata bravissima.

12. Più in generale, vista la vostra ventennale presenza nel panorama musicale italiano, vi chiedo: come avete visto cambiare la musica in questi decenni? L'approccio dei giovani, la relazione tra band e musicisti, il rapporto con i locali e gli addetti ai lavori, l'avvento della rete e della tecnologia a livello popolare...
A. L’avvento di internet ha cambiato radicalmente le regole del music-business. Ormai essere “social” è diventato parte integrante dell’essere musicista e dello stare in una band. Oggi la comunicazione tra artista e pubblico è diretta, senza mediazioni. Devi essere presente e far sapere che ci sei e che stai facendo qualcosa. Sinceramente questa cosa ha un po’ annullato il fascino oscuro di certi gruppi… voglio dire, a me personalmente piace farmi i cazzi miei e non mi interessa
né sapere né far sapere ogni singola stronzata che faccio. Rispetto moltissimo i gruppi che riescono a rimanere misteriosi ed apparire solo quando hanno qualcosa da dire o da fare. Però allo stesso tempo ha permesso ai musicisti di arrivare potenzialmente a chiunque, di poter essere ascoltati ovunque nel mondo. Questa cosa è bellissima, ma allo stesso tempo piattaforme come Spotify o Itunes hanno “ucciso” un certo tipo di discografia. Ormai il mercato è iper-frammentato. L’offerta di nuova musica è enorme, ed un disco ormai dura soltanto poche settimane. Non ci si appassiona più veramente ad un artista oppure ad un disco. Tutto passa velocemente. Il rapporto dei più giovani con la musica è appunto meno “approfondito”, la musica ormai è ovunque, gratuitamente o quasi, ed ha un po’ perso il fascino dell’appartenenza. Io ricordo come ascoltare un certo tipo di musica o meno fosse motivo di “vanto” o comunque di aggregazione. Ora la musica la si dà per “scontata”…non so se mi sono spiegato bene. E questa situazione si riflette anche nel rapporto tra le band ed i locali, che sono sempre di meno e sempre più in crisi, infatti suonare è diventato difficile e faticoso: tantissime band e poco pubblico. Stesso discorso vale per l’editoria musicale: le testate “storiche” del giornalismo musicale stanno sparendo… è un periodo piuttosto difficile. La soluzione, o almeno una delle soluzioni, può essere quella di rivolgersi anche all’estero… ed è quello che stiamo cercando di fare: portare la nostra musica in Francia, Germania, Olanda…

Siamo alle ultime battute, Andrea e Maxim, ed io vi ringrazio per il tempo dedicatoci. Augurandovi grandi soddisfazioni con la vostra musica a due, vi lascio aggiungere un finale all'intervista... e come si suol dire in questo caso: Hurrah for Thebuckle!
Siamo noi che ti ringraziamo per l’attenzione e per la disponibilità. Invitiamo tutti i lettori di EDP
ad ascoltare la nostra musica ed a venire a vederci dal vivo…HURRAH FOR THEBUCKLE!!!

A questi link potete ascoltare il nostro disco e restare in contatto con noi:

Sito Ufficiale: www.the-buckle.com





DISCOGRAFIA
THEBUCKLE Gennaio 2015, ThisIsCore Rec. (HardRock, Stoner)


1.Htfb   2.Cage   3.Over   4.Sick   5.The King of Rock'n'Roll   6.Aural   7.High Gain   8.Doll Parts   9.Bad Feelings   10.Heavy Water   11.Night Drives



Qui la nostra recensione!


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Articolo e intervista ad opera di Giusy Elle



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