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domenica 1 marzo 2015

57. RECENSIONE12: Thebuckle by TheBuckle




   Oggi presentiamo un album per chi ama il rock, soltanto puro e semplice rock, quello grintoso e potente che richiama alla mente sudore e motori, giovani donne accattivanti e fiumi di birra. Più o meno quello che ci anticipa la copertina dell'omonimo album d'esordio dei piemontesi THEBUCKLE.
   Di loro abbiamo ampiamente parlato nell'articolo precedente (qui) ma vogliamo riassumere in questa sede le tappe fondamentali che li hanno portati a questa line-up a due. Andrea Marcarino e Maxim Sclavo da Alba (CN), sono musicisti di vecchia data (entrambi classe '73) che iniziano a suonare assieme fin dal lontano 1994. Sono loro due l'anima fondatrice di un paio tra le più interessanti band dell'underground nazionale nei decenni '90 e 2000, gli Unwelcome e i Kessler. Dal crossover/hardcore all'alt-rock in italiano, le loro proposte, che li portano a una certa notorietà nell'ambiente. Registrano in Svezia e firmano con un'etichetta canadese con la prima band, pubblicano un album grazie alla produzione di Riccardo Tesio (chitarrista dei concittadini Marlene Kuntz) e vedono il loro lavoro in rotazione su MTV, nel secondo caso. Conclusasi le due esperienze musicali il chitarrista Andrea si dedica a un progetto solista di elettro-indie-rock denominato Gr3ta, anche qui con i suoi discreti successi. Eppure i due non riescono a stare troppo lontani ed infine si ritrovano nuovamente in sala prove, questa volta da soli. Siamo agli inizi del 2014 ed è nato il duo THEBUCKLE, il "fermaglio" che suggella la collaborazione dei nostri strumentisti navigati i cui vent'anni di esperienza musicale in altre formazioni li vedono infine approdare al duo... una dimensione che ben si addice a questa solida e affiatata coppia di amici.
   Siamo solo a metà gennaio dell'anno dopo e viene ufficialmente pubblicato un full-lenght di ben 11 tracce, l'omonimo album di debutto della 2-piece piemontese. Rispetto alle band di cui sopra, qui i due propongono uno stile musicale ancora differente, un puro e sano rock che affonda le sue radici negli anni '70 con ispirazione alle atmosfere cupe e potenti di tradizione Sabbathiana. Il filo rock che da lì giunge ai Thebuckle passa per tutte le sfumature del genere musicale nell'arco dei decenni delineando un percorso che ad ogni ascoltatore piace dipingere con la propria sfumatura. Di sicuro ci sentiamo l'attitudine protopunk dell'area di Detroit, come l'influenza di generi più moderni (soprattutto stoner e grunge) e l'ascolto di band come gli Audioslave, i Foo Fighters o perfino i Korn. Del resto la musica è un linguaggio vivo e fermarsi al solo mirabile esempio degli eroi del passato sarebbe oltremodo riduttivo. Così il rock dei TheBuckle è sì la riproposta di certe sonorità molto apprezzate dai nostalgici del genere, ma ingloba anche linguaggi più moderni. Il risultato è un rock potente, sanguigno e rabbioso, suonato nella tradizione più purista dei power duo: solo batteria, in questo caso essenziale, solida e massiccia, a supporto granitico di una singola chitarra (pesantemente distorta e dai piacevoli suoni fuzz, scuri e caldi). Non ci sono ausili di alcun tipo, niente synth o loop station, tanto per intenderci, solo la scelta mirata dei suoni e tanta grinta per i nostri due. A dimostrazione di come si può rendere alla grande anche con una line-up scarna e primitiva come questa, a mio avviso il progetto meglio riuscito tra le pur interessantissime band dai due fondate.
   L'album esce per l'etichetta genovese ThisIsCore che dei suoni compressi in stile rock americano ne fa il suo portabandiera e si snoda attraverso undici tracce una più coinvolgente dell'altra; la musica dei due non scade mai, non accenna ad alcun cedimento e l'ascoltatore non può restare che rapito da tale ondata di potente e costante energia.
   La prima traccia estratta dall'album (ma potevamo sceglierne una qualsiasi a caso col medesimo risultato) è "Over", la numero tre, dalla quale è stato realizzato un video in bianco e nero ad opera di Beppe Platania (fondatore primo della stessa TIC) girato in una location molto “claustrofobica”, come ci spiega Andrera Marcarino nel corso dell'intervista: "proprio perché volevamo trasmettere quel tipo di sensazione… disagio, angoscia, tensione...". A seguire il video di "Over", il link soundcloud per l'ascolto dell'intero album e la recensione prima ad opera del nostro collaboratore Eddie Lanegan. Buon proseguimento, quindi!






THEBUCKLE Genn.2015 (ThisiIsCore Label)


1. Htfb
2. Cage
3. Over
4. Sick
5. The King of Rock'n'Roll
6. Aural
7. High Gain
8. Doll Parts
9. Bad Feelings
10. Heavy Water
11. Night Drives








Qui lo ascolti



RECENSIONE
THE BUCKLE "TheBuckle"
Album 2015, ThisiIsCore Label

Se il buongiorno si vede dal mattino, questo 2015 sarà un anno veramente prolifico per i DUO Rock italiani. Si, perché quando metti le cuffie e vieni preso a sberle “come si deve” è sempre un piacere.
I piemontesi THEBUCKLE infatti, mettono in chiaro sin da subito che non si scherza per niente. E lo capirete istantaneamente, dopo che un dolcissimo carion avrà accompagnato le vostre orecchie verso un oblio fatto di chitarroni “croccanti” e batterie ruvide, pulsanti.
Lo Stoner (o Post-Stoner, fate voi) si sta probabilmente evolvendo in un “fluido dai tratti eterogenei” ma, in questo caso, parlare di solo Stoner potrebbe essere un errore, anche se la matrice preponderante è sicuramente quella.
Le 11 tracce del primo ed omonimo album dei Thebuckle, prodotto dalla THISISCORE LABEL, hanno infatti diverse influenze: le prime tutte riconducibili alla famiglia “Joshommiana” che vanta nella sua schiera (tra gli altri) Kyuss, QOTSA e Eagles of Death Metal (vedi la cattivissima “High Gain”, l’ancestrale “Dolls Part” , la velenosa “Bad Feelings” e l’evocativa “Sick”). I riff sono cattivi, bassi e “fuzzosi”, la sezione ritmica li accompagna sapientemente e non li molla per un istante, rendendoli corposi ed efficaci. La voce graffiante, a tratti urlata, nasce probabilmente da una vena Grunge di Seattleliana memoria, così come alcuni incisi presenti nelle tracce “Aural”, “The King of rock’n’roll” e “Cage” .
Non mancano comunque, a parer del sottoscritto, delle forti influenze “esterne” (se così possiamo definirle). Sono chiaramente presenti in alcuni brani delle atmosfere degne dei mitici Primus (vedi “Night drives” e “Hold”) o degli inarrestabili Melvins (vedi “Heavy Water”). L’impasto vocale, con voci registrate in diverse tonalità, rende il lavoro sicuramente più cupo, introspettivo ed a tratti più melodico.
Fu Manchu, Brant Bjork, Karma To Burn insieme a tante altre band del genere fanno parte del “bagaglio culturale/musicale” del gruppo. Le parti strumentali, mai banali o scontate, richiamano in qualche modo alcune delle metriche utilizzate dai sopracitati mostri sacri.
In conclusione un album promosso con media altissima, sicuramente un album da ascoltare e gustarsi dal vivo. Insomma, una nuova piacevole sorpresa per il panorama underground rock italiano (dei DUO e non solo).
Dopo un esordio come questo non possiamo che augurare buona fortuna ai ragazzi e sperare che sfornino decine di lavori di questo livello!

8/10
Eddie Lanegan



Articolo ad opera di Giusy Elle





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