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giovedì 17 maggio 2018

161. RECENSIONE52: MondoFaz by The Inframen




THE INFRAMEN è un duo basso-batteria (Robert Parker e DasRet -Bluestone Valley) nato a Bari nel 2014 dalle ceneri dei Situation3, altro duo basso-batteria, il primo lo-fi della regione. Come indica il nome, i Situatuon3 partono dal trio ma ben presto riducono il combo a due, con il batterista Roberto Cavone, riereditato nel nuovo duo come terzo elemento dietro le quinte: è infatti artista, grafico e autore dell'artwork di The Inframen.Sia Roberto Antonacci (Robert Parker) che Andrea Rettino (DasRet) sono fan di fantascienza, b-movies e telefilm tokusatsu (il genere giapponese dei super eroi), per cui impostano il concept della propria band su questo background. "The Super Inframan" (in italiano "Inframan - L'altra Dimensione"), è infatti un film del 1975, il primo di regia cinese ad imitazione dei più famosi prodotti giapponesi.

La musica degli Inframen è un misto tra lo-fi, garage, noise e stoner che trae ispirazioni da svariate realtà della scena underground americana ed europea: Jon Spencer Blues Explosion, The Monsters, Mc5 e The Troggs, accostando al sound energico ed in alcuni casi rumoroso, il loro immaginario fantascientifico.Dopo il loro primo omonimo Ep, di 8 tracce, approdano agli inizi del 2018 alla pubblicazione del primo album ufficiale: Mondofaz, registrato al Tiberstoned Studio (Bari) da Lorenzo "Van Funj " Signorile e mixato e masterizzato al Creepy Green Light Project Studio. Il disco è un inno al rock'n'roll più primitivo e contaminato nonché alla filosofia "lo-fi".


La caratteristica della band è il suono incredibile del basso a tre corde che, sparato a palla in un piccolo ampli da chitarra, crea un roboante effetto fuzz senza usare nessun pedalino di rinforzo. Un suono stupefacente costruito nel tempo, fin dall'esperienza nei Situation3. Ora il percorso è terminato, il suono definito e la maturità del progetto indubbiamente raggiunta. Mondofaz ci presenta dieci incredibili brani di un rock puro, testardo e deragliante che, a seconda del contributo degli special guest, assume una sfumatura ogni volta diversa. E' il caso dell'effetto blueseggiante dato dalla chitarra baritona di Bob Cillo, altro fondatore di duo in terra barese, nello specifico dei DIRTY TRAINLOAD (qui il nostro articolo di presentazione) e di cui è recente la pubblicazione del video "Hefty".

Molte altre clip precedono questo evento, tutte incentrate sulle scene del film ispiratore del duo: "Temporal Passage" e "Infracolinenciusol" (cover della celentanesca “Prisencolinensinainciusol”) anticipano l'uscita dell'album, rispettivamente ad Ottobre e Dicembre 2017, mentre con l'anno nuovo possiamo godere dell'animazione di "Red" e recentemente anche della clip "Little & Wicked", nientemeno che l'immaginaria colonna sonora di "The Super Inframan"; novità degli ultimi giorni anche un remix della loro versione di "More You Talk, Less I Hear" dei The Monsters, da parte dell'amico Dj Sbume. Qui di seguito i link ai video su youtube, nell'articolo precedente (qui) la retrospettiva della band e l'esaustiva intervista a Roberto e Andrea (ci spiega al meglio la natura del suo sound specifico), mentre in calce a questo articolo l'approfondita RECENSIONE al loro Mondofuz, opera prima ma altamente competente e ricca di riferimenti storici, ad opera del nostro nuovo collaboratore Cesare Businaro. Già la sua descrizione della musica del duo potrebbe valere come un ascolto! Non mi resta quindi che augurarvi... Buon approfondimento dell'interstellare duo The Inframen!

Video clip lo-fi:
"More You Talk, Less I Hear" Remix https://www.youtube.com/watch?v=ulEJUrROLI0
"Hefty" https://www.youtube.com/watch?v=GchS_uVZ_U0

Contatti Band:


MondoFaz credits:
Robert Parker (Roberto Antonacci): basso, urla e fuzz
dAs Ret (Andrea Rettino): batteria e percussioni
Lorenzo "Van Funj " Signorile: riprese, mix e mastering @Tiberstoned Studio (Bari) e @Creepy Green Light Project Studio
Natascia Abbattista: foto
Roberto Cavone: grafiche e logo
Special guests: Bob Cillo (Dirty Trainload); Claudio De Pascale (Il Kif); Dario NItti (NgKok)


Qui lo ascolti

MondoFaz 2018
Autoprodotto
(Stoner, garage, noise, lo-fi)

1. Protonic Love
2. Magnetic Samba
3. Vampire Heart
4. Red
5. Temporal Passage
6. Hefty
7. Little & Wicked
8. More You Talk...
9. Infracolinenciusol
10. Monster Boogie
Ghost track


RECENSIONE
THE INFRAMEN MondoFaz
Lp 2018 Autoprodotto

Ricevo il CD degli Inframen per posta e la prima cosa che m’incuriosisce è l’indirizzo del mittente: un comune a me ignoto della provincia di Bari (Adelfia), che scopro essere un “duo”, sorto negli anni ‘20 (del secolo scorso), dall’amichevole fusione fra due paesi contigui (Adelfia deriva dal greco antico e significa “fratellanza”). Saranno solo coincidenze, ma leggenda narra che il patrono del paese, S.Trifone, sconfisse un’invasione di cavallette. Tant’è che la seconda cosa che m’incuriosisce del CD, una volta estratto dal plico, è l’alieno ritratto in copertina, che mi ricorda gli invasori extraterrestri di Tim Burton nel suo “Mars Attacks”. Il retro del digipack è un’estensione dell’immagine di copertina e ritrae invece Roberto Antonacci (in arte, Robert Parker, cantante/bassista degli Inframen), in colluttazione con l’alieno. Terzo e ultimo fattore stimolante la mia curiosità per questo CD, prima ancora d’inserirlo nel lettore e premere il tasto Play, è il titolo, “Mondofaz”: sono un fan di Mike Matthews, creatore del Big Muff, forse il più famoso pedale distorsore della famiglia dei fuzz, nonché di Chris Lembach, cantante/chitarrista degli Whores di Atlanta, che considero il “dio vivente” di “quella” distorsione ed è così che mi accingo all’ascolto dell’album.

La prima traccia di un CD è una sorta di biglietto da visita: un passo falso nella scelta del brano di apertura, può compromettere l’ascolto di quelli successivi. Ebbene, gli Inframen esordiscono con un tiratissimo e punkeggiante pezzo Garage (“Protonic Love”), che nell’attitudine mi ricorda il primo Garage, quello degli anni ‘60, dei primi Who (di “My Generation”), dei primi Kinks (di “You Really Got Me”), con un basso distortissimo che svela subito la pasta sonora della band, chiarendo che il titolo dell’album allude esattamente a ciò che immaginavo: siamo in territorio fuzz, appunto, una distorsione talmente satura, sporca e “slabbrata”, da suonare come un difetto dell’amplificatore (non a caso, si racconta che le prime “fuzzbox” siano state costruite proprio per riprodurre il suono di un amplificatore difettoso, se non di un cono rotto, alludendo giusto al chitarrista dei Kinks, che per registrare il brano sopra citato praticò – se non è solo una leggenda… – dei tagli a un altoparlante); è una distorsione inoltre molto ricca di armoniche, tanto che il basso degli Inframen finisce per coprire anche le frequenze tipiche di una chitarra distorta, così colmandone l’assenza nella band (e non mi pare, ascoltando il resto del CD, che Roberto ricorra ad altri stratagemmi, per riuscire a dare così tanto spessore al suo basso). Su questo tappeto distorto, ben messo in risalto, altresì, da un batterista micidiale (Andrea Rettino, in arte Das Ret), le linee vocali di Roberto, con una pronuncia dell’inglese che mi fa dimenticare la provenienza geografica del duo, mi ricordano, invece, il timbro di Mark Arm dei Mudhoney, paladini del Grunge di Seattle marcato Sub-Pop, ulteriore elemento che mi rende gli Inframen da subito molto famigliari e che m’invoglia, a maggior ragione, a proseguire nell’ascolto.

Il CD potrebbe dunque mantenersi, senza infamia né lode, lungo i binari del primo – e più che convincente – pezzo, ma gli Inframen dimostrano, dalla seconda traccia in avanti, di saper invece impreziosire un genere apparentemente trito e ritrito, anche per motivi “anagrafici”, come il Garage, arricchendo ogni traccia con qualcosa di particolare e che, personalmente, mi ha indotto, nei successivi ascolti dell’album, a premere più volte il tasto Repeat. Lo si sente subito nel pezzo seguente, “Magnetic Samba”: con l’aggiunta di un ospite alle percussioni, Dario Nitti, la band esplora i ritmi latini (credo che il titolo alluda esattamente a questo), prima d’introdurre un distortissimo assolo di basso, degno di John Entwistle (per tornare quindi in territorio Who) e poi concludere questa curiosa reinterpretazione della Samba.

La successiva “Vampire Earth” spezza nuovamente il ritmo più tirato del brano di apertura, questa volta strizzando un occhio al Blues e al Lo-Fi di John Spencer e i suoi Blues Explosion: la particolarità del pezzo è il netto contrasto fra la strofa, un orecchiabile Beat/Rock, scandito in parte da un campanaccio e un rullatissimo ritornello, le cui bordate appesantiscono l’impatto sonoro della band, orientandola verso lidi Stoner. In coda al pezzo, la band invece si ritrae, passando il testimone a un nuovo ospite, per così dire, visto che si tratta, in realtà, di un frammento del sonoro di un vecchio film giapponese, ispirato – come deduco dalle note interne del CD – ad Ogon Batto, il supereroe di un vecchissimo fumetto del Sol Levante (forse il primo, dedicato a un supereroe nella storia dei fumetti), a conferma dell’interesse della band per il più datato cinema fantascientifico, già omaggiato nell’immagine di copertina.

Sul canale YouTube degli Inframen, “Red”, quarta traccia del CD, è proposta come estratto, con apposita clip. Se la traccia video rivela che l’interesse della band per il cinema vintage, di genere fantascientifico, è piuttosto una passione sfegatata e si sposa perfettamente con la sua vena Lo-Fi, la traccia audio è impreziosita da un nuovo ospite alla slide guitar, Claudio De Pascale, grazie al quale il Garage degli Inframen si tinge stavolta di Rockabilly e Dixieland.

A chiudere la prima metà dell’album è quindi un brano strumentale, “Temporal Passage”, il primo dei due (nella tracklist “ufficiale”), che scoprirò presenti sul CD: qui la band preme decisamente sull’acceleratore, proponendo un pezzo tiratissimo, nuovamente ai limiti dello Stoner, grazie alle rullate di Andrea, sporcato da lancinanti feedback e filtrato, con un repentino cambio di tempo in chiusura, da un effetto phaser o comunque simile a un phaser, piuttosto che a un flanger; insomma, un effetto avvolgente, rotatorio e abbastanza “straniante”, da richiamare a tratti la scena psichedelica texana degli anni ‘60, quella di matrice Surf/Punk, più rozza ed embrionale, ma non per questo meno “allucinogena” di quella inglese degli stessi anni: che gli Inframen siano fan dei 13th Floor Elevators? Indipendentemente da questo, l’effetto sembra anche spiegare il titolo del pezzo: il “vortice” sonoro, infatti, ben ricrea la sensazione di un viaggio nel tempo, così com’era spesso ricreata, nel già citato genere di cinema vintage, avvitando l’inquadratura.

Se i Mudhoney sono fra i primi gruppi che mi hanno ricordato gli Inframen, soprattutto per il comparto vocale, al sesto pezzo, “Hefty”, la mia memoria musicale risale a chi li ha preceduti con lo stesso Mark Arm nell’albero genealogico della scena di Seattle, vale a dire i Green River. Con quel tempo – tipicamente Grunge – in 6/8, che proprio alcuni membri degli stessi Green River riproporranno di lì a breve nell’esordio discografico dei Pearl Jam (vd. traccia “Deep”), gli Inframen toccano pure questo genere, non senza rivisitarlo, complice Bob Cillo alla chitarra baritona, altro ospite di “Mondofaz”, in salsa Spaghetti Western: sembrerebbe un’eresia, ma quegli arpeggi in twang, con la giusta dose di riverbero, fanno decisamente il verso al commento sonoro di Ennio Morricone a certi film di Sergio Leone.

La settima traccia, “Little & Wicked”, è nuovamente strumentale, se si esclude l’unico e brevissimo intervento vocale di Roberto, in corrispondenza dell’ultimo dei 7 colpi secchi di rullante e piatti, con cui si chiude questa “cavalcata” di fuzzose bordate Stoner: il brano è meno tirato, ma più slanciato di “Temporal Passage” (l’altro strumentale) e il riff di basso distorto ben scandisce con repentine mitragliate di armonici artificiali, le tentacolari rullate di Andrea.

Segue, a questo punto del CD (peraltro con l’erronea inversione dei due titoli sul retro del digipack), una coppia di cover, la prima – udite, udite… – di un brano di Adriano Celentano. La band, visto il periodo storico al quale musicalmente s’ispira, non poteva ripescare di meglio dal panorama nostrano: il molleggiato, infatti, è forse l’artista che ha più saputo riproporre in Italia lo spirito del primo Rock & Roll, importandolo nel Bel Paese quando in “madrepatria” stava diventando un fenomeno di massa. Il pezzo riproposto e dal titolo storpiato in “Infracolinenciusol”, è la sua “Prisencolinensinainciusol”, con cui il ragazzo della Via Gluck si fece addirittura antesignano del Rap, rockeggiando uno scioglilingua nel suo inglese “maccheronico” (per non dire inventato di sana pianta). La versione degli Inframen è servita, ovviamente, su un piatto a base di strabordante fuzz, ma la ritmica riprende tutto sommato il groove della versione originale, mentre Roberto ne reinterpreta la linea vocale con un atteggiamento spiccatamente Punk, alternandola all’audio di un vecchio film, in questo caso non specificato nelle note interne, ma suppongo ripescato dallo stesso “catalogo” (nipponico) di Ogon Batto.

La seconda rivisitazione, a seguire, è invece di un brano dei The Monsters, “More You Talk…”, di cui non conosco l’originale, finché non ne recupero lo streaming su Bandcamp: curiosamente, la band proviene dalla capitale svizzera, dove si è formata a metà degli anni ‘80 e, come gli Inframen, propone un Garage/Punk, che il nostro duo rispolvera in versione fuzzosissima, finendo per stravolgere il pezzo (anche perché, nell’originale, è la chitarra a farla da padrone), se non fosse per il ritornello, di cui invece riprende il coro abbastanza fedelmente. Se posso scegliere, è comunque un caso in cui la cover supera l’originale.

Chiude la tracklist “dichiarata” sul CD un gran finale di 10 minuti: “Monster Boogie” è un “viaggio” sonoro scandito da linee vocali psicotiche e rotte da risate isteriche, in cui la band accentua la propria vena psichedelica (il riferimento è ancora al ramo texano del genere), sostanzialmente jammando lungo le stesse trame delle due tracce strumentali di cui sopra, ma espandendole con infiniti feedback di basso e assoli di batteria, impreziositi ancora dalle percussioni di Dario Nitti. La jam potrebbe non finire mai e infatti, dopo il decimo minuto, viene bruscamente troncata, come se fosse stata registrata su nastro e non fosse bastata la bobina.

Poco male, perché una manciata di secondi dopo, la jam di fatto riprende per una breve traccia “fantasma”: qui il ritmo si fa tribaleggiante (mi ricorda, a tratti, la “Chip Away” degli allora esordienti Jane’s Addiction) e più scarno, alleggerendosi fino alle sole bacchette, mentre un lungo feedback di basso si assottiglia sulle frequenze più gravi, per poi dissolversi a fine traccia.

In conclusione, un album godibilissimo, che, da un lato, è una sorta di manuale del fuzz e che, per questo motivo, non posso che raccomandare, anzitutto, agli amanti di “quel” suono, ma che, dall’altro, per la sua sorprendente varietà, potrebbe fare il botto nell’underground nostrano, prestandosi ad accontentare la più ampia schiera di ascoltatori.

Vista l’intesa fra i due, ben messa in risalto dalla produzione del CD (affidata a Lorenzo “Van Funj” Signorile presso il Tiberstoned Studio di Bari), attendo infine la prova live, sperando che gli Inframen possano atterrare al più presto sul milanese.

Cesare Businaro
8/10



Articolo e intervista ad opera di Giusy Elle

160. THE INFRAMEN... gli "infra-duo" fuzz-makers...


INTRO
Come ormai tutti voi sapete, l'EDP è concentrato sulla divulgazione della realtà dei duo chitarra-batteria nazionali. La formazione a due si trova con ogni possibile strumento e sarebbe stato pertanto dispersivo dedicarsi alla line-up in generale: ecco il motivo per la mia restrizione di campo.
I duo più vicini all'idea della classica rock band a tre, priva di uno degli strumenti, e simili alla nostra formazione prediletta, sono sicuramente quelli basso-batteria, che a livello personale seguo con passione ma che ho bandito dalle attività Edp per i motivi di cui sopra. Tutto questo... fino ad oggi! Sì perché novità delle novità (ed eccezione motivata) il duo che vi sto per presentare è proprio un basso-batteria!!!!
Una scelta oculata e giustificata, ovviamente... poiché negli Inframen vi è un basso suonato nello stile chitarristico e con una sonorità fuzz molto, molto particolare, che lo rende difficile da distinguere rispetto a una chitarra. Motivo in più che per motivi logistici di frequenze, ormai tutti i chitarristi in duo usano accordature ribassate, suono splittato in un ampli per basso e a volte persino corde dello strumento cugino. Per cui, se finora a livello evolutivo l'anello mancante tra uomo e scimmia non è ancora stato trovato, noi il duo ponte tra le due formazioni invece lo abbiamo scoperto! E si tratta degli INFRAMEN da Bari... a voi un po' di curiosità in tema.


BIOGRAFIA
THE INFRAMEN, per sonorità e concept, sembrano approdati da un altro pianeta... I due fondatori, amanti di fantascienza (lo stesso bassista è intento a scrivere un romanzo in tema) si ispirano per il nome a un famoso film tokusatsu (il genere giapponese dei super eroi), intitolato "The Super Inframan" (in italiano "Inframan - L'altra Dimensione"), del 1975, primo film cinese sul genere principe nipponico. Diretto da Hua Shan e realizzato dagli Shaw Brothers Studios a Hong Kong, ha come attore principale Danny Lee, spalleggiato da Bruce Le, l'imitatore del più noto Bruce Lee. La trama parla di un attentato alla Terra da parte di una Principessa degli Inferi e della sua schiera di demoni ctonii, mentre il compito di salvarci dall'invasione è affidato a un super eroe bionico, trasformabile, che combatte i mostri usando super poteri e arti marziali. I video della band, in formato lo-fi, si ispirano per lo più alle scene del film.

Ma chi sono nello specifico i due marziani di oggi? Provengono da Bari e in arte si fanno chiamare Robert Parker e DasRet. Roberto Antonacci, il bassista, nasce in Illinois ma si trasferisce in Puglia già in tenera età. Milita in band assai originali nel panorama dell'hard and heavy barese: dapprima con i Multi Pop Sound (gruppo punk-garage-acid-glam formatosi dai giri del liceo artistico e dell'Accademia di belle arti -Roberto è infatti laureato in scenografia) e poi con i Situation 3, primo embrione di The Inframen, nonché primo duo (a dispetto del nome) di puro lo-fi in terra di Bari. Andrea Rettino, già batterista per lungo tempo di un'altra band veterana della scena pugliese, Il Kif, è attualmente impegnato anche con i Bluestone Valley, quintetto di matrice hard rock/progressive. La nascita del duo è stata una diretta conseguenza delle collaborazioni tra Robert e dAs Ret avvenute nel corso degli anni. 

The Inframen è quindi un duo stoner e psichedelico imparentato con i generi lo-fi, garage e noise, fondato nel 2014, dove Jon Spencer Blues Explosion, The Monsters, Mc5, The Troggs e Kyuss si riconoscono tra i riferimenti più diretti. La caratteristica del duo è comunque il suono del suo basso, potente e fuzzoso, che stupisce persino le full band. Robert, che suona un basso a tre corde facendolo passare in un ampli per chitarra in modo da creare un effetto fuzz, di fatto non usa un distorsore fuzz ma ne riproduce realmente il suono... e che suono! Da roboante StarCraft... nonché il risultato di una ricerca personale molto approfondita. Il tutto si intuisce già, in fase più embrionale, dal loro primo omonimo Ep di 8 tracce, per prorompere invece in tutta la sua irruenza e maturità nel primo album ufficiale, Mondofaz, pubblicato ad inizio di questo 2018.


Già dalla cover intuiamo l'amore per il fantascientifico, con un extraterrestre intento ad impadronirsi del pianeta Terra, dei suoi abitanti e delle loro consuetudini (vedi l'abbigliamento...). Il
suono della band sembra poi proprio ispirato da menti superiori, provenienti da un'altra dimensione, che come un'arma letale tentano di travolgere e stravolgere ogni potenziale ascoltatore. 11 brani di pura energia che per oltre 40 minuti ci investono come un treno lanciato a piena velocità: riff cantabili e dannatamente distorti, ritmi compatti e incalzanti, suoni rudi e distorti ma ben definiti, ci immergono in un misto di stoner, garage, blues, acid e art-rock. Un lavoro complesso e maturo, ben equilibrato sia in fase compositiva che di registrazione. Registrato al Tiberstoned Studio (Bari) da Lorenzo "Van Funj " Signorile e mixato e masterizzato al Creepy Green Light Project Studio, vanta alcuni special guest tra i quali non possiamo non notare Bob Cillo, il chitarrista baritono del duo corregionale Dirty Trainload che abbiamo già avuto modo di presentare (qui). Originale anche l'omaggio ad Adriano Celentano con un'imprevedibile e stratosferica cover della sua “Prisencolinensinainciusol”.

Grazie al contribuito del batterista Andrea Rettino, il duo gode di un'infinità di videoclip a coronamento dei propri brani, tutti a richiamo del cult film a cui si ispirano, e tutti assemblati in maniera casalinga e lo-fi. "Temporal Passage" e "Infracolinenciusol" anticipano l'uscita dell'album, rispettivamente ad Ottobre e Dicembre 2017, mentre con l'anno nuovo possiamo godere dell'animazione di "Red" e recentemente anche della clip "Little & Wicked", nientemeno che l'immaginaria colonna sonora di "The Super Inframan", il film tokusatsu che ha ispirato la nascita del duo. Novità recente anche un remix della loro versione di "More You Talk, Less I Hear" dei The Monsters, da parte dell'amico Dj Sbume nonché di questi giorni la pubblicazione del video a coronamento della sesta traccia dell'album, "Hefty", con il Bob Cillo di cui sopra.


Bene, cosa dire in aggiunta? Che è ora di ascoltare questo suono stratosferico tanto decantato! A voi qui in calce una manciata di altri videoclip dall'album Mondofaz, a seguire la bella chiacchierata con Robert Parker e DasRet del duo barese The Inframen, mentre nell'articolo successivo l'interessante e approfondita recensione a MondoFaz grazie al contributo del nostro nuovo collaboratore Cesare Businaro (qui). Tanta buona musica e lettura a tutti voi, quindi, seguaci dell'Edp!

Video clip lo-fi:
"More You Talk, Less I Hear" Remix https://www.youtube.com/watch?v=ulEJUrROLI0



INTERVISTA
1. Un benvenuto speciale a voi Roberto e Andrea, siete proprio un duo alieno in queste pagine dedicate ai duo chitarra-batteria nazionali. Speriamo veniate in pace! Roberto, vorrei sapere di più sui SITUATION 3, il duo lo-fi basso-batteria che ha anticipato la nascita dei THE INFRAMEN. Che anni erano? Chi avevi alle pelli? Perché proprio un duo?
R: Ciao a te Giusy e un saluto a tutti voi. Rispondo subito: i Situation 3 nacquero con la voglia di portare, sul finire degli anni '90, un sound diverso dai soliti standard presenti nella scena pugliese. Inizialmente eravamo un trio sgangherato all'insegna del feedback e della distorsione ma, quando il chitarrista decise di volare all'estero con una bella austriaca, decidemmo di rimanere in due lasciando inalterato il nome della band e diventando (cronologicamente parlando) il primo duo elettrico in terra di Bari. Il batterista che continuò l'avventura con me è Roberto Cavone, artista, grafico e autore dell'artwork di The Inframen. E', a tutti gli effetti, il terzo Inframan. In più, l'eredità lasciataci da questa storica band, è un brano presente in Mondofaz: "Monster Boogie".

2. Parlami del passaggio tra le due band. Quale il motivo che ti ha fatto propendere nuovamente per un duo rock? Come nascono gli Inframen?
R: La band nasce dall'incontro di due grandi appassionati di fantascienza, b-movies e japanerie varie. Ci conoscevamo già da tempo, Andrea era un grande fan dei Situation 3. E' capitato che condividessimo delle serate assieme a lui ed alle sue precedenti formazioni. Parlando di musica, cinema e quant'altro, il passaggio ad una nuova realtà musicale è stato breve.


3. Raccontateci della vostra passione comune per il genere tokusatsu, per i fumetti a tema e tutto l'universo che ci ruota attorno. Vi sentite veramente due supereroi musicali? Del resto con le soluzioni sonore che proponete... potrebbe essere la vostra arma segreta...
A: Siamo cresciuti a pane e anime! Le reti regionali pugliesi all'epoca erano stracolme di programmazioni a tema japan, dai cartoni animati e telefilm ai film di kung-fu (anche se quella è roba cinese!). Poi mi piace scrivere soggetti e sceneggiature per fumetti mentre, come già sai, Roberto si dedica da lungo tempo alla narrativa fantascientifica. In un certo senso (ed un po' ironicamente) direi di sì, ci sentiamo dei supereroi dell'underground per via della nostra avversione ad una certa pigrizia creativa ormai diffusa nel mondo delle produzioni musicali italiane.

4. Infatti... Roberto, sei addirittura impegnato in un romanzo fantascientifico: ci puoi anticipare qualcosa sull'argomento? Quando pensi uscirà? E da scenografo quale sei ti piacerebbe un domani realizzare una scenografia teatrale per il tuo testo?
R: Sì, ho scritto un romanzo di fantascienza/new age i cui soggetti principali sono la longevità e l'immortalità, le due grandi aspirazioni dell'essere umano. Sono attualmente alla ricerca di un editore... anzi, Giusy, ne approfitto per lanciare questo appello a tutte le case editrici di genere: a Bari c'è un certo Robert Parker che ha da dire la sua sulla nuova sci-fi italiana, non fatevelo scappare!!! ;)
Per quanto riguarda la scenografia... bé, direi che quell'arma la utilizzerei per imbastire un mega palco per un nostro concerto!!! ;)

5. Avete realizzato numerosi videoclip a coronamento dei brani di MondoFaz: riguardano ovviamente il mondo di The Inframen e sono realizzati in versione lo-fi, ce ne volete parlare?
A: E' da un po' di anni che lavoro (alla mia maniera, intendiamoci, non sono un esperto) con l'editing video e mi piace utilizzare questo mezzo per dare ulteriori input all'ascoltatore e per farlo entrare nel nostro mondo. Questi video li abbiamo definiti, in controtendenza ai soliti videoclip, "lo-fi clip" e ripeschiamo sequenze particolari di film o animazioni che si possono abbinare al brano da lanciare. E' un modo come un altro per rendere partecipe il web alle nostre attività e far ascoltare il più possibile il nostro materiale. Questa è la nostra preoccupazione maggiore!

6. A parte la colonna sonora di "Inframan - L'altra Dimensione" che avete idealmente realizzato col brano "Little & Wicked" e il suo video, per quale regista vi piacerebbe realizzare una colonna sonora?
A: Quel brano è la colonna sonora ideale di "The Super Inframan" ed è ispirato alla caratteristica che hanno tutti i supereroi giapponesi di ingigantirsi al momento della resa dei conti con il mostro alieno di turno! E' un po' una metafora del rock: bisogna farsi grandi per affrontare le mostruosità del mondo del mainstream musicale!!!
Un regista per il quale ci piacerebbe realizzare una colonna sonora? La risposta è semplice: il mitico Luigi Cozzi, il re dei b-movies fantascientifici italiani, l'autore di un grande capolavoro fanta-trash: "Scontri Stellari Oltre la Terza Dimensione!".

7. Veniamo al vostro sound... Roberto, il suono del tuo basso è praticamente unico. Mi dicevi, e si intuisce, che è il frutto di una ricerca sonora ben precisa, immagino anche lunga nel tempo, concretizzatasi nei brani di MondoFaz. Avevi fin dall'inizio in mente questo suono specifico oppure ci sei arrivato per tentativi e deviazioni? Quali sono state le tappe, gli accorgimenti, le sperimentazioni che ti hanno portato fino a qui?
R: Infatti, è il frutto di anni di ricerca sin dai tempi dei Situation 3! Si tratta di un basso tre corde che suona su un Marshall vintage di piccole dimensioni i cui potenziometri sono perennemente regolati al massimo. Su un piccolo ampli hai una maggiore possibilità di saturare il suono (intendo: saturarlo in maniera estrema). Infine il tutto passa attraverso una cassa RCF che spinge ulteriormente la distorsione. Di fatto non uso fuzz ma produco fuzz!

8. Tra film di supereroi giapponesi, mondo fantascientifico e suoni fuzz, qual è il comun denominatore?
A: Partiamo dall'energia del rock'n'roll e dall'improvvisazione. Ne consegue la ricerca di suoni e il nostro immergerci nei deliri della bassa fedeltà, del lo-fi. E' a questo punto che l'immaginario retro sci-fi entra in campo. Facciamo l'esempio di "The Super Inframan". Questo film è ben più di un tokusatsu (un genere già a suo modo grezzo), è addirittura un "fake tokusatsu"! Si tratta di un lungometraggio cinese realizzato sulla falsa riga di quelli giapponesi. Altra chicca: nel film compare un attore di nome Bruce Le (con una "E")... l'imitatore di Bruce Lee!!!
Insomma, quello che cerco di dire è che quando in musica o in altre forme di comunicazione si hanno pochi mezzi a disposizione, si è costretti per forza di cose a spremersi le meningi! E' in quel preciso istante che tra idee bizzarre e di dubbio gusto ne nascono altre geniali e coraggiose.


9. Andrea, sono sempre curiosa di capire come i batteristi adattino il loro stile al cospetto di un unico altro elemento nella band. Forse nel tuo caso la presenza di un basso anziché della sola chitarra non ti ha poi destabilizzato così tanto..
A: Da sempre sono abituato a non pensare al tipo di formazione con cui interagisco, piuttosto all'idea centrale che c'è nel progetto. Mi piace sentirmi rappresentato da ciò che suono. In realtà, se devo essere sincero, poco mi importa del fatto che The Inframen siano un duo o un'orchestra. Nello specifico, suonando con Robert Parker non ho mai sentito la necessità (a parte il caso delle collaborazioni presenti nel disco) di integrare il sound con altri strumenti. Forse se trovassimo un rumorista sì, in quel caso sarei anche disposto a suonare in trio!!!

10. Tra gli special guest dell'album spiccano nomi di duo corregionali... da Bob Cillo, grande bluesman dei Dirty Trainload, oltreché recensore per noi di Edp, e che quindi salutiamo calorosamente, fino a Dario Nitti, batterista del duo di improvvisazione radicale NgKok. E' un puro caso che l'attenzione sia caduta su altri duo?
R: In realtà sì, è un caso, anche se abbiamo trovato una naturale ed immediata affinità con i musicisti in questione (ricordiamo anche Claudio di Il Kif). Ultimamente abbiamo anche collaborato con Dj Sbume, un miscelatore di musica techno che ha fatto un ottimo e folle lavoro di remix su "More You Talk..." (già cover di The Monsters).   

11. A parte la condivisione del palco con altre stoner band, con quali duo avete avuto il piacere di suonare? Nella vostra zona, e con un bel tiro comune, penso ai THE BIG SOUTH MARKET che abbiamo già avuto l'occasione di intervistare (qui).
A: Abbiamo condiviso il palco con Donbruno (basso-batteria, N.d.a.) e The Moregunfield e apprezziamo moltissimo Minimanimalist e Trrmà. Questi ultimi sono veramente dei pazzi scatenati, ti consiglio di tenerli d'occhio per le tue recensioni (anche se si tratta di un duo batteria e circuit bending).


12. Avete una sonorità internazionale e in molti vi vedrebbero su palchi stranieri, in realtà vi esibite più in regione che nel resto d'Italia od Europa, è corretto? Ci sono tour in programma per la promozione di MondoFaz?
R: Abbiamo intenzione di suonare il più possibile e ovunque ce ne sia la possibilità, vorremmo allargarci e girare l'Italia e, perché no, anche l'estero. Abbiamo dedicato il periodo recente a realizzare un disco che ci piacesse, ora siamo pronti per varcare nuove frontiere intergalattiche!!!

13. La scena musicale pugliese sembra florida ed interessante, come ce la descrivereste dall'interno?
A: Dalle nostre parti ci sono tanti musicisti estremamente validi ma pigri creativamente. Noi vorremmo colmare quel vuoto e stimolare tante band che hanno anni di esperienza alle spalle a non assopirsi alla "serata live di routine" ma ad alimentare una scena di gruppi musicali che abbiano una loro personalità.

14. I vostri progetti per il futuro? Cosa dobbiamo aspettarci ancora di stupefacente dagli Inframen? Ormai ci avete invasi e destabilizzati con i vostri suoni disturbanti...
R: Stiamo progettando nuove armi protoniche che vi destabilizzeranno in maniera definitiva!

Vi ringrazio calorosamente, Roberto e Andrea, per la vostra presenza nei nostri spazi e il vostro contributo alla realtà dell'EDP. Un augurio di procedere alla grande, qui e in altre galassie, e di vincere sempre sul male con il super potere della vostra musica!
R: E' un augurio bellissimo che accogliamo con estremo piacere, grazie a te e a tutti i seguaci di Electric Duo Project!
A: Grazie soprattutto per l'attenzione che hai dedicato all'ascolto! E' stato un piacere e speriamo di ritrovarci a suonare dalle tue parti in un prossimo futuro. Rock'n'roll!!!

Link band


DISCOGRAFIA
MONDOFAZ 2018, Autoprodotto (Stoner, garage, noise, lo-fi)


1.Protonic Love 2.Magnetic Samba 3.Vampire Heart 4.Red 5.Temporal Passage 6.Hefty 7.Little & Wicked 8.More You Talk... 9.Infracolinenciusol 10.Monster Boogie

Qui la nostra recensione

THE INFRAMEN 2016, Autoprodotto (Stoner, garage, noise, lo-fi)

1.Astro Zombies 2.Let my Baby Raid 3.Robot in Disguise 4.Fighting with J.B. 5.Lunatic 6.Infrafunk 7.The Leather 8.20th Century Schizioid Man







Link ad altre recensioni


Articolo e intervista ad opera di Giusy Elle

sabato 7 aprile 2018

159. RECENSIONE51: Praia by Tristan da Cunha

LISTA RECENSIONI 


Praia è il secondo album del duo Pavese TRISTAN DA CUNHA. Non è ancora stato pubblicato (si attende la data del 18 Aprile) per cui siamo i primi a presentarlo e soprattutto a farne una recensione.
Il duo strumentale, nato nel 2016, è formato da Francesco Vara alla chitarra (Altaj, Il Dio Cervo) e Luca Scotti alla batteria (D'Oppio Senso, Il Giorno di Giuda, Interstellar Experience). A pochi mesi di distanza già pubblicano il primo lavoro discografico, Soçobrar, che da subito ci dimostra lo stile originale dei due: lunghe composizioni di PostRock dalle movenze lente, ipnotiche e quasi estatiche, con una componente melodica struggente, che conducono l'ascoltatore verso indefiniti e sospesi paesaggi sonori. Uno SlowCore strumentale che tanto ha suggestionato Paolo Monti (noto artista drone-ambient -The Star Pillow, Daimon- attivo da oltre un decennio nel panorama underground nazionale) da volerli produrre con la propria Taverna Records.
Ancora meno di un anno ed ecco pronto per la pubblicazione il secondo lavoro in studio, che ricalca molto dalla formula fin qui proposta: Ep di 4 lunghe tracce strumentali in bilico tra momenti di calma ed apici gloriosi, panorami sonori di indefinibile, sospesa bellezza. Li accompagna ora, in questa avventura, DreaminGorilla Rec., già a produzione di altri duo chitarra batteria (Legni Vecchi, Sdang!, Asino).
Per ogni approfondimento sulla band e per l'incontro con Francesco e Luca nella nostra intervista, rimandiamo all'articolo di presentazione appena pubblicato (qui) mentre in questa sede andiamo ad addentrarci nei meandri di Praia grazie alla guida del nostro ormai fidato recensore Giacomo Guidetti (Ka). Buon ascolto, buona lettura e buona estasi sicura, con i Tristan da Cunha.

Video:
Live in studio presso l'ElFish Recording Studio https://www.youtube.com/watch?v=BQS_6hKk3t8

Contatti Band:


Praia credits:
Scritto e suonato da Tristan da Cunha: Francesco Vara (chitarra) e Luca Scotti (batteria)
Registrato, mixato e masterizzato all' Sfr Experimental Area
Etichetta: Dreamingorilla
Formato: Cd e versione digitale
Pubblicato il 17 Aprile 2018


Qui lo ascolti

Praia 2017
Dreamingorilla
(PostRock, SlowCore, MantraCore)

1.Pescador
2.Anos
3.Cachalotes
4.Na Praia


RECENSIONE
TRISTAN DA CUNHA "Praia"
Ep 2017 Dreamingorilla

Praia, “spiaggia”, è il titolo del nuovo disco dei Tristan da Cunha: l’immaginario nel quale le 4 tracce si muovono – o navigano? –, viene da sé, è marittimo. Ascoltando Praia è come se ci ritrovassimo letteralmente spiaggiati: gettati lì, sul bagnasciuga, immobili. I suoni sono avvolgenti ma freddi come l’andirivieni del mare, che col suo manto d’acqua viene ad avvolgerci, per poi abbandonarci. Ciclicamente. Praia, infatti, è un disco ciclico, che ritorna costantemente su sé stesso, come la corrente di risacca che intrappola gli sprovveduti vicino agli scogli. Come nel precedente Soçobrar, anche in questo nuovo disco i Tristan da Cunha si dimostrano ottimi cantastorie attraverso la loro musica, pur priva di parole ma egualmente eloquente. Resta, però, un fatto: che la loro musica non è una musica per tutti. Come per la corrente di risacca, bisogna saperci nuotar dentro.

Giacomo Guidetti
7/10





Articolo ad opera di Giusy Elle



158. I picchi estatici dei TRISTAN DA CUNHA


INTRO
Nel panorama nazionale dei duo elettrici, i pavesi TRISTAN DA CUNHA si distinguono per la proposta musicale adottata. Un PostRock/SlowCore strumentale, dagli ampi orizzonti sonori, che riporta alla mente soltanto il MantraCore dei riminesi SAN LEO, nati prima di loro ma non per questo fonte d'ispirazione diretta (qui l'articolo di presentazione), che merita quindi un degno approfondimento. Alle soglie della pubblicazione del secondo Ep Praia, vogliamo quindi presentarvi un po' di musica alternativa, melodica ma ipnotica, mistica, quasi, che ci darà un'altra prospettiva di come un duo chitarra-batteria si può sviluppare.


BIOGRAFIA
I TRISTAN DA CUNHA sono un duo strumentale chitarra elettrica-batteria fondato a Pavia nel 2016 dalle menti di due interessanti musicisti, Francesco Vara e Luca Scotti.
Il chitarrista Vara (1988) era già noto nell'ambiente underground per un suo progetto solista drone/ambient denominato Altaj, ancora attivo, dove ama dipingere paesaggi sonori dilatati e indefiniti, orizzonti liquidi e atmosfere sospese, il tutto ispirato ai viaggi estatici dello sciamanesimo siberiano. Molto di questo approccio è stato mantenuto nel duo Tristan da Cunha sebbene la melodia faccia qui più capolino e l'interplaying con la batteria dia maggior sostanza al tutto.
Precedentemente era stato anche chitarrista della band doom/noise Il Dio Cervo (ispirato a Cernunnos, lo spirito divinizzato degli animali cornuti secondo la mitologia celtica) dove similmente si esploravano imperscrutabili mondi lontani.
Luca Scotti (classe '89), dal canto suo, aveva alle spalle una carriera in band dalle sonorità più disparate, dall'alt-rock dei D'Oppio Senso al math de Il Giorno di Giuda, fino all'attuale militanza nell'ensemble kraut/free jazz Interstellar Experience. Un'ampia esperienza al servizio delle sonorità del nuovo duo, che va dall'ambient al post-rock, con interventi noise e quasi jazz.

Tristan da Cunha è l'isola abitata più remota al mondo, a 2800 chilometri da Città del Capo, nell'Oceano Atlantico. I due non potevano scegliere nome più estremo! Nel maggio 2017, a nove mesi dalla fondazione del combo, pubblicano già il loro primo lavoro discografico, Soçobrar, un Ep di quattro lunghe tracce per poco più di mezz'ora di ascolto. Anche qui si ispirano all'isola, per i titoli e per l'iconografia, mantenendo la lingua portoghese per un certo effetto saudade, come da loro dichiarato, pur essendo in loco la lingua ufficiale l'inglese. Insomma, un concept misterioso attorno a questo misterioso duo...

Come si diceva nell'intro, la musica proposta dai Tristan da Cunha è qualcosa di abbastanza insolito nel panorama musicale attuale, una bella ricerca sonora a costruzione di atmosfere dilatate e sospese ma mai noiose, cupe o fine a se' stesse, anzi, scorci di melodia accativante, impressioni nostalgiche e atmosfere pacificanti, rendono l'album di una bellezza estrema e, seppur mai banali, anche l'ascolto facilmente accessibile ai più. Sebbene i confronti non siano mai piacevoli, non posso esimermi da sottolineare l'incredibile somiglianza con un unico altro duo, nato prima di loro, ossia i riminesi SAN LEO (qui il nostro articolo di presentazione). I loro album potrebbero essere facilmente intercambiabili se non fosse che Inserire Floppino, il batterista dei San Leo, arricchisce molto la struttura dei brani con un drumming assolutamente funambolico (tutto da vedere dal vivo!) mentre il nostro Scotti accompagna restando nel mood a bassi bmp della proposta Tristan da Cunha. Entrambi costruiscono 'paesaggi sonori' struggenti e nel contempo si rifanno a simbolismi, echi del passato, mondi lontani e ricerche alchemiche... argomento che approfondiremo in fase d'intervista.

Soçobrar (dal portoghese 'capovolgersi, naufragare') è stato registrato in un'unica sessione presso il Bar Pepper di Massa, da Paolo Monti, anche loro produttore. Altro interessante personaggio dell'underground nazionale grazie al suo progetto solista The Star Pillow (drone-ambient sperimentale sviluppato tra visual e chitarra elettrica suonata con archetti e pennelli, attivo fin dal 2007 e con ben 12 album all'attivo) e il più recente Daimon (trio deep-drone); fondatore anche dell'etichetta indipendente Taverna Records con la quale esce quest'album di debutto dei Tristan da Cunha. Delphic Records, etichetta fondata dallo stesso chitarrista dei Tristan per questo singolo progetto, si affianca nella distribuzione mentre qualche mese dopo la scelta cade sulla svizzera Cruel Bones per l'edizione limitata in versione audio cassetta (50 pezzi). Adamennon, altro nome di spicco dell'underground italiano (progetto solista nato come deprogressive black ambient nel lontano 2006, come tributo alla scena francese de Les Légions Noires, poi ispirato alla musica prog e alla sonorità dark degli anni '70 fino all'attuale mistura di melodie analogiche e sonorità oscure) e con il quale era già uscito uno split con Altaj del chitarrista Vara, è al mastering, presso il suo SFR Studio di Genova: un'accoppiata di nomi vincenti quindi, Monti e Adamennon, a garanzia della qualità anche sonora di Soçobrar.
Ancora a nemmeno un anno di distanza, uscirà a breve (il 18 aprile) il secondo album dei due, Praia (ossia 'spiaggia'), un altro Ep di 4 tracce, della durata di 7-8 minuti l'una, sospese, potenti e bellissime come nel lavoro precedente. I Tristan si ripetono ma non per questo stancano, anzi, non si vorrebbe mai smettere di ascoltarli, per l'atmosfera gloriosa ed estatica che creano, per i picchi di emozione dove sanno condurre l'ascoltatore... A dire il vero la lunghezza dei due lavori è in bilico tra i formati, e potrebbero anche essere considerati dei full-lenght, ma queste sono solo sfumature per una musica struggente ed avvolgente che va oltre ogni senso di misura, definizione, schematizzazione... libera espressione di cuori liberi e anime sulla via della ricerca.

Registrato, mixato e masterizzato allo SFR Experimental area, sempre da Adamennon, Praia esce ora per DreaminGorilla, etichetta ligure con già altri power duo nel suo roster, dai LEGNI VECCHI ai Bresciani SDANG! (qui il nostro articolo) oltre che agli ASINO da Massa Carrara. Vi lasciamo ora a un piccolo approfondimento sulle etichette fin qui menzionate, ma soprattutto all'intervista con Francesco Vara e Luca Scotti del duo pavese Tristan da Cunha. Come sempre rimandiamo a un secondo articolo (qui) per l'approfondimento dell'album e la sua recensione (la prima per Praia!), ancora a firma del nostro fidato Giacomo Guidetti, bassista del duo bolognese Ka.

Video:
Live in studio presso l'ElFish Recording Studio https://www.youtube.com/watch?v=BQS_6hKk3t8


LABELS
Etichetta personale di Paolo Monti, fondata a Massa Carrara nel 2010. Nata per le produzioni dello stesso fondatore che però a volte riveste anche il ruolo di discografico, producendo la musica dei gruppi che veramente lo colpiscono positivamente. Come è successo con i Tristan Da Cunha e per gli altri, selezionatissimi artisti del suo roster.




Cruel Bones è una piccola realtà di distribuzione dell'editoria discografica con sede a Zurigo, in Svizzera. Organizzano eventi e dal 2015 distribuiscono gli album di amici e colleghi che stimano. Non si fermano a un genere specifico ma ampliano la loro attenzione a tutto ciò che è particolare, che li emoziona, e alle band con una filosofia simile alla loro. L'attitudine di base, come molto spesso in questi casi, è tutta Diy.
Per i Tristan da Cunha hanno stampato un'edizione limitata di cassette in versione bianca, del loro primo album. çobrar.

DreaminGorilla Records www.dreamingorillarecords.is
DGR nasce già nel 2005 a Savona ad opera di Francesco Cerisola ma il primo album viene pubblicato solo nel 2010 in quanto sopravvengono altre attività correlate al loro nome, quali l'organizzazione di concerti e la promozione delle band. Nel loro roster troviamo in coproduzione uno Split tra BOLOGNA VIOLENTA e i Surgical Beat Bros (duo elettro-pop da Roma con Fabio Recchia dei Germanotta Youth e Antonio Zitarelli, già batterista del duo sax-batteria Mombu), e l'ultimo lavoro in studio dei LEGNI VECCHI. Anche i Bresciani SDANG! si affidano a questa realtà discografica con il loro secondo album La malinconia delle Fate nonché gli ASINO con il recentissimo disco Amore e ovviamente i TRISTAN DA CUNHA per il loro Praia. www.facebook.com/dreamingorillarecords




INTERVISTA
1. Ciao Francesco e Luca, vi accolgo con piacere in questi spazi Edp. Iniziate e descriverci come è nato il vostro rapporto musicale e perchè proprio un duo.
F: Ci siamo conosciuti musicalmente tre anni fa. Luca mi propose di collaborare nella registrazione di un brano del suo progetto solista Alluka. Sfruttammo l’occasione per trovarci in sala prove per suonare in duo, io alla chitarra, lui alla batteria.
Di lì a poco, nell’Agosto 2016, dopo iniziali tentativi, nacque il progetto Tristan da Cunha e le sue relative suggestioni.

2. Tristan da Cunha... per quale motivo avete scelto il nome di un'isola remota per definire il vostro gruppo e come mai tutto il concept della band vi ruota attorno?
E’ nato naturalmente, di primo impatto. L’isola Tristan da Cunha è l’isola abitata più remota al mondo, in mezzo all’Oceano Atlantico. Dato che la nascita del gruppo è coincisa con un periodo complicato per entrambi, la suggestione derivata dall’isola ha assunto connotati idealistici e metafisici. Un posto sospeso e rarefatto al quale delegare i nostri sentimenti.

3. Prima della vostra fondazione conoscevate già i San Leo, duo chitarra batteria riminese nati prima di voi e con un'espressione musicale molto simile? Come siete arrivati alla medesima soluzione?
Abbiamo conosciuto i San Leo grazie ad EDP, quindi successivamente alla nascita dei Tristan da Cunha. Probabilmente la comune ricerca sonora dilatata e, in qualche modo psichedelica, deriva da uno zeitgeist proprio di questi ultimi anni, riscontrabile anche in altri gruppi.
In generale, la soluzione del duo è efficace sia sotto l’aspetto logistico e organizzativo, sia - soprattutto - per creare un’intesa musicale accorata ed un’unità di intenti definita; suonare in una band di più elementi può rendere più complicata questa dinamica.

4. Quali le band a cui fate riferimento? Quali gli ascolti musicali che vi hanno portati fino a qui?
F: mi viene più facile dire chi mi ha influenzato di più come chitarrista: Earth, John Fahey, primi Tortoise. (a lato metto anche The Lonesome Crowded West dei Modest Mouse)
L: La Seattle degli anni ’90, Verdena, 65 Days Of Static.

5. Francesco, nei tuoi progetti musicali hai sempre associato misticismo e simboli di un passato idealizzato, che parla di antiche divinità pagane e di esperienze sciamaniche. Molto di queste sonorità si riscontra anche nei Tristan da Cunha: in che misura intendi quindi la musica? Non certo in senso goliardico e di svago... qual è la valenza che le conferisci?
F: credo che la musica vada ascoltata veramente, come si legge un libro.
Anche un disco ha una copertina ed un contenuto.

6. Luca, avevi già sperimentato set-up così ridotti all'osso? Come si è adattato il tuo drumming alla sola compagnia di una chitarra?
L: No, non ho mai sperimentato set-up così ridotti. Adattare il mio drumming alla soluzione duo mi ha aiutato ad approfondire il mio strumento, trovando soluzioni batteristiche che prima non avrei mai preso in considerazione.

7. Soçobar e Praia sono i vostri due dischi. Escono a breve distanza l'uno dall'altro (meno di un anno) e risultano una logica conseguenza musicale, l'estensione di un discorso comune. Non che si debba evolversi a tutti i costi, anzi, musica così non la vorrei sentire cambiata mai! Ritenete quindi di aver trovato l'equilibrio giusto della vostra espressione o prevedete cambiamenti in futuro?
Il nostro filo conduttore rimarrà sempre quello finché durerà il progetto Tristan da Cunha. Il suono logicamente si evolve a seconda delle nostre esigenze al mutare dei nostri ascolti.
Per il futuro ci saranno cambiamenti sicuramente coerenti con il titolo del nostro progetto.

8. Parlateci dell'amicizia con Paolo Monti, il produttore che per primo ha creduto in voi. Personaggio interessante inoltre, anche a livello musicale...
Paolo lo abbiamo conosciuto tramite conoscenze comuni, e ci siamo incontrati di persona a Pavia nel Novembre 2016, per una data organizzata insieme, Tristan da Cunha e The Star Pillow, il suo progetto solista. Da lì si è proposto di produrre il nostro primo disco Soçobrar. Ne è nata una bella amicizia.

9. Come mai il passaggio a una etichetta diversa per Praia? DreaminGorilla la ricordo per aver pubblicato la discografia di altri duo chitarra-batteria: i Legni Vecchi e gli Sdang!, a breve anche il terzo album dei Toscani Asino.
Dopo l’uscita di Soçobrar siamo stati contattati da Francesco della Dreamingorilla; si è complimentato per il nostro lavoro e ci ha detto testualmente “quando fate il prossimo disco stalkeratemi a tuono”. Così abbiamo fatto per Praia.

Grazie infinite Francesco e Luca per il vostro contributo; vi lascio concludere con parole vostre. Da parte mia non vedo l'ora di assistere al vostro live nella rassegna estiva "Quando l'Acqua incontra la Musica" che ho il piacere di co-organizzare qui in Trentino. A presto allora e buon proseguimento di carriera!
Grazie a te Giusy per lo spazio dedicatoci e per l’impegno che dedichi alle band con il tuo EDP.
Grazie per l’intervista e a presto.

Link band


DISCOGRAFIA
PRAIA Ep 2017, Dreamingorilla (PostRock, SlowCore, MantraCore)

1.Pescador 2.Anos 3.Cachalotes 4.Na Praia




Qui la nostra recensione

SOCOBRAR Ep 2016, Taverna Rec, Delphic Rec, Cruel Bones (PostRock, SlowCore, MantraCore)

1.Pico da Rainha 2.Ilha Inacessìvel 3.The Settlement 4.Campo de Fogo





Qui lo ascolti


Link alle recensioni di Soçobrar


Articolo e intervista ad opera di Giusy Elle