Post più popolari

martedì 21 novembre 2017

147. RECENSIONE46: Dimenticati e Ritrovati by Sonny & The Stork





   Dimenticati e Ritrovati è la prima prova discografica dei vercellesi SONNY & THE STORK, formati nel 2014 da Diego Vermiglio e Giuseppe Pagnone. Un bell'album di 9 tracce di intramontabile rock, cantato in italiano. I testi sono molto importanti nelle canzoni dei due che ci lanciano un messaggio dalla mente pensante del suo compositore, con il vecchio metodo dei naufraghi della bottiglia gettata in mare. Tale infatti tutto il concept a coronamento dell'album, a partire dalla grafica curata dal Vermiglio stesso. La cura nei dettagli, nei particolari della cover, nel ricco poster interno con descrizione dei testi (l'importante messaggio di S.O.S. incluso nella bottiglia) ci svelano un duo attento alla propria musica e a tutto ciò che vi ruota intorno.
   Dimenticati e Ritrovati così, nella sua duplice chiave di lettura ('Dimenticàti e ritrovàti' e 'Dimenticàti e ritrovàti'), è un invito "a guardare se stessi da un punto di vista esterno distaccandosi momentaneamente dalle proprie ansie e affrontandole in modo oggettivo, [...] a riscoprire ciò che è veramente importante e tralasciare quello che non ci permette di vivere pienamente [...]. Il messaggio generale non vuole trovare una soluzione a tutto, ma [suggerire] un atteggiamento che ci faccia affrontare al meglio i problemi che avremo sempre e comunque" come ben spiegato nell'intervista appena pubblicata in questi spazi a coronamento della retrospettiva del duo (qui). Il ruolo etico e didattico dell'arte viene con loro riproposto.
   Ricchi di una filosofia di base ben precisa, quindi, i Sonny and the Stork si sono espressi però nella line up chitarra-batteria in maniera molto più semplice ed istintiva, più diretta e minimalista, direi. Chitarra e batteria, nulla più... tralasciando quegli accorgimenti ormai d'uso comune in tale combo, ossia lo splittaggio dei suoni di chitarra anche nell'ampli del basso, e l'uso dell'Octaver. Anche il proprio stile personale pare fosse ancora da definire nella propria personalità... Proprio in questi giorni di pubblicazione dell'articolo, Diego e Beppe si trovano però in una fase evolutiva del loro percorso: sono in sala prove sotto la direzione di Livio Magnini, chitarrista dei Bluvertigo, per definire il nuovo sound e stile del duo. In attesa di godere dei risultati, ci concentriamo oggi sull'album di debutto del duo, autoprodotto e uscito a Luglio 2016, grazie all'analisi attenta di Mario Caruso, chitarrista del duo aretino Samcro nonché scrittore di romanzi.

Video:
Come vengono realizzati i packaging dell'album (video casalingo con l'aiuto di Letizia Beccio; come sottofondo "Il secondo rinascimento") https://www.youtube.com/watch?v=UAgbafDTWm8
Dal Release Party
Ascolto integrale di Dimenticati e Ritrovati https://soundcloud.com/sonny-and-the-stork

Contatti Band:

Dimenticati e ritrovati credits:
Brani scritti e composti da: Diego Vermiglio (chitarra e voce) e Giuseppe Pagnone (batteria)
Registrato, mixato e masterizzato da: Francesco Tambone @Studio S88live di Gattinara (VC)
Artwork: Diego Vermiglio
Etichetta: Autoprodotto
Rilasciato: il 31 Luglio 2016



Qui lo ascolti

Dimenticati e Ritrovati
Autoprodotto 2016
(Altrock)

1.Frammenti
2.Wilson
3.L'amor proprio
4.386
5.L'intermediario
6.Blush
7.Il secondo rinascimento
8.Karma dignità e classe
9. Ilario


RECENSIONE
SONNY & THE STORK "Dimenticati e Ritrovati"
Lp 2016 Autoprodotto

La prima cosa che colpisce di Dimenticati e Ritrovati (2016) è l’eleganza del supporto fisico, che è molto importante, proprio come la copertina di un libro. Anche il nome di questo power duo piemontese, soprattutto quel “Sonny”, rimanda subito a una realtà extra-europea, precisamente d’oltre oceano, a quel Sonny di A Bronx Tale, con una forte risonanza italiana. Ed è quanto si sente nel disco infatti: sonorità di un gradevole retrogusto americano che si mescolano a modelli armonici e linee vocali più vicine alla musica italiana. Date queste premesse, si creano delle aspettative piuttosto importanti. Ma non vorrei cadere in contraddizione con il giudizio critico e complessivo sul disco. Ho anticipato appunto il concetto di aspettativa: il primo brano, Frammenti, rievoca pur vagamente la concezione di EXP, la prima “traccia” dell’Axis: Bold as Love di Jimi Hendrix. Dopo un gran solo di batteria di Beppe Pagnone, pensi subito: questo disco sarà una bomba. Purtroppo devo ammettere – un po’ a malincuore – che non è stato proprio così. Non dico che l’ascolto totale del disco disattende le aspettative, piuttosto direi che in parte le disorienta. Quel palm mute forsennato di Wilson fa virare subito il disco su un territorio ormai trito e ritrito. Le sonorità, infatti, da qui in poi, senza prendere in considerazione pezzo per pezzo, si rimescolano nei canoni standard dell’hard rock americano, per intendersi dagli ACDC degli ultimi album fino ai più moderni Mr Big, passando per tutto il vario filone che ha caratterizzato per lo più gli anni Ottanta, con qualche cenno di ballata ogni tanto. Queste sonorità toccano a loro volta quelle di un rock più moderno, alternative, in cui agisce un cantato in italiano che richiama qua e là un po’ gli Afterhours e affini. Questa fusione a volte funziona, a volte appare un po’ forzata, persino artificiosa. L’idea di fondo c’è, si percepisce. Magari c’è anche una ricercatezza, ma questa commistione rimane un po’ ibrida e tende a non finalizzarsi. L’impressione che si ha è che il disco non sia omogeneo da un punto di vista e di stile e di contenuti. Si identifica meglio come un insieme di idee, una matassa in cui si riesce a fatica a trovare il bandolo. È questo il principale difetto di questo disco: ci si perde con facilità, non si riesce a focalizzarlo a fondo. Il tutto di certo non è aiutato da un missaggio che appare abbozzato, e da un master molto discutibile. Dico che è un peccato, perché l’abilità tecnica dei musicisti è notevole e gli arrangiamenti sono molto interessanti. Se si potesse tornare indietro, avrei consigliato una disamina di tutti i brani, come altresì una rielaborazione, una sorta di recensio dei pezzi e delle idee per individuare davvero quelle forti, che avrebbero conferito al disco compattezza, potenza e continuità. Ecco perché, più che un disco vero e proprio, questo lavoro si configura più come una demo, una demo anche convincente, dalla quale sarebbe potuto nascere qualcosa di molto più esplosivo. Tuttavia la musica non è fatta di “se” e di “ma”, il disco ormai c’è. I testi in lingua italiana, a eccezione dell’ultimo brano, sono valorizzati in modo molto esauriente; la voce del cantante e chitarrista Diego Vermiglio risulta ben bilanciata e gode di ottime timbriche ed espressività. I suoni delle chitarre, invece, li ho trovati un po’ disomogenei (occhio anche alle accordature!): consiglio di lavorare su un carattere distintivo, cioè su un suono subito riconducibile ai Sonny. So che è difficile, ma non è impossibile.
In conclusione, a Dimenticati e Ritrovati è mancata secondo me un pizzico di originalità, un’idea solida e comune che si sarebbe ottenuta, appunto, solo lavorando con un vero obiettivo da perseguire. È mancata a mio parere quella fase finale da “lente di ingrandimento”, con anche rinunce, aggiunte, rimaneggiamenti. Ora, se il gruppo si accontenta, questo disco potrebbe anche andare, perché nel suo complesso si ascolta. Ma per quel qualcosa in più che fa davvero la differenza, c’è ancora molta strada da fare.

Mario Caruso
6,5/10






Articolo ad opera di Giusy Elle 






146. SONNY & THE STORK: I naufraghi del rock



INTRO
   Dimenticati e Ritrovati, l'album d'esordio dei Piemontesi SONNY & THE STORK, mi giunge a casa per posta ma potrebbe essere arrivato anche via mare, con un segreto messaggio all'interno di una bottiglia, come suggerito dalla cover dell'album... Chi saranno mai questi due naufraghi di oggi? Quale musica uscirà dall'ermetica confezione e cosa veglia e suggella la Cicogna, quasi animale totemico della band? Andiamo a scoprirlo assieme con la retrospettiva del duo e l'intervista ai suoi musicisti...

BIOGRAFIA
   I Sonny & the Stork nascono come duo a Vercelli nell'autunno del 2014. Il chitarrista Diego Vermiglio (1989) e il batterista Giuseppe Pagnone ('85) si incontrano in un momento di stallo della reciproca carriera di musicisti. Entrambi autodidatti, si erano formati suonando in band dagli svariati generi musicali ma al momento si trovavano vacanti. Diego, appassionato di musica fin da ragazzino, combina questa sua vocazione con quella dell'arte in generale: oltre a suonare in band locali, studia infatti al Liceo Artistico e si laurea in grafica pubblicitaria presso l'Acme (Accademia di belle arti dei Media a Novara) con una tesi, guarda caso, su The Wall dei Pink Floyd... Dopo aver anche militato come batterista in una band sperimentale (i Keops, con brani propri strumentali) ormai si esibiva da solista nel formato chitarra e voce. Beppe invece, dal percorso di studi più prettamente tecnici (liceo per Geometri e laurea in Economia) coltiva un'attrazione al ritmo fin dall'infanzia, sfogando questa sua passione dai 16 anni in poi militando da subito in band con repertorio originale. La sua esperienza più lunga e notevole resta quella con i The GrAce, interessante quartetto di AltRock che vanta un paio di pubblicazioni (Ep e Full lenght) prodotti da Dave Timson e Mik Lennard degli Afterglow.
   Incontratisi quindi in una serata come tante, e visti i comuni gusti musicali, decidono di rimettersi in gioco formando un duo, solo chitarra batteria, niente basso, niente altri membri nella band, solo questa formazione minimalista che li concentra e stimola nella nuova esperienza, semplici e soli in sala prove e su palco. Dai primi tentativi di cover, si passa subito a creare canzoni proprie mentre il duo scopre e costruisce la propria identità. Suonano parecchio live ed il loro primo lavoro discografico, completamente autoprodotto, che però non è un semplice Ep ma un album intero, esce soltanto allo scadere dei due anni di formazione della band.
   Dimenticati e Ritrovati, l'esordio discografico dei Sonny & the Stork, esprime appieno la concezione della band, dalla grafica e costruzione del concept fino, ovviamente, ai brani stessi in esso contenuti. Registrato, mixato e masterizzato da Francesco Tambone allo studio S88live di Gattinara (VC), in una mezz'oretta abbondante di suono snocciola ben 9 tracce di piacevole e intramontabile rock sanguigno, che strizza l'occhio alla tradizione d'Oltreoceano ma che si esprime in un sentito cantato in italiano. I testi hanno molta valenza all'interno del progetto S&TS, ed escono dalla mente pensante del musicista all'interno della bottiglia (come da cover), ideati quindi come un profondo messaggio da divulgare agli ascoltatori. Testi che ci parlano del disagio di vivere in una società complessa e deludente come quella odierna, che criticano l'imperante piccolezza umana ma che, nell'insieme, non svelano mai la sconfitta o l'abbandono, poiché alla fine c'è sempre una luce di speranza, la possibilità di reagire, rivelando la natura di combattente del suo compositore e il suo percorso di ricerca della Verità... La sequenza dei brani si rivela così un percorso di presa di coscienza della propria introspezione fino ad arrivare a vere e proprie soluzioni per far fronte a problematiche ricorrenti nella vita di ogni individuo.
   L'amore e l'attenzione per i dettagli è espressa poi in maniera sublime nella presentazione del supporto fisico: copertina chiusa da una fascetta con sigillo, booklet con i testi dei brani... tutta la raffinata elaborazione grafica e lo studio del packaging è pensata e realizzata da Diego, il chitarrista e cantante stesso del duo, mentre ogni Cd è montato completamente a mano in pezzo unico, come simpaticamente riproposto in questo video (in sottofondo "Il secondo rinascimento", la traccia 7 dell'album).
   Da lì in poi la strada per Diego e Beppe è tutta una soddisfazione professionale: il release party con registrazione live, interviste alla radio, musicazione di uno spettacolo teatrale, riconocimenti nei più quotati Contest e Festival locali. Non manca l'aspetto sociale nello spirito del duo, che si esibisce con piacere in spettacoli di beneficenza a favore dei terremotati del sisma del 2016 in Centro Italia, come dei ragazzi disabili.
   Attualmente li ritroviamo alle soglie della sala d'incisione, pronti a dar forma al loro secondo lavoro discografico ricco di novità; questa volta si appoggiano infatti a un produttore, nientemeno che Livio Magnini, chitarrista dei Bluvertigo, che contribuirà al nuovo suono della band. In attesa di ascoltare questa versione rinnovata del duo raggiungiamo Diego Vermiglio, il chitarrista/cantante/compositore del duo piemontese Sonny & the Stork, nell'intervista a loro dedicata, mentre rimandiamo a un nuovo articolo (qui) per la recensione a Dimenticati e Ritrovati (o Dimènticati e Ritròvati) a firma del chitarrista degli Aretini Samcro, Mario Caruso.

Video:
Dal Release Party 
Ascolto integrale di Dimenticati e Ritrovati https://soundcloud.com/sonny-and-the-stork




INTERVISTA
1. Ciao Diego e Beppe, eccoci all'appuntamento Edp dedicato ai vostri Sonny and the Stork. A proposito, ci spiegate come siete arrivati al vostro nome e quale significato e funzione (totemica?) ha per voi la cicogna?
Il nome rappresenta l’unione di due mondi: Sonny l’uomo e Stork la natura. Questo rapporto è molto importante perché deve aiutare l’uomo a ritrovare la propria dimensione primordiale, il proprio rapporto con la terra. La scelta della cicogna è portata dalla somiglianza di Beppe con questo animale, alto e slanciato; inoltre l’uccello in sé ha una dimensione di libertà particolare perché può volare. Sonny, invece, deriva da un nome d’arte “Sonny boy dita sanguinanti vermiglio”, nome affibbiato da un amico a Diego un giorno che suonando la chitarra cominciò a sanguinare da un dito, Sonny Boy è riferito ai ricorrenti nomi dei chitarristi blues e vermiglio è sia un colore rosso che il cognome di Diego.

2. Come mai avete scelto proprio la formazione a due? Quali sfide e soddisfazioni vi ha portato?
Inizialmente la formazione a due è nata da una semplice voglia di cominciare a suonare insieme e vedere che possibilità avevamo, dopo poco tempo è diventato un approccio più consapevole che ha plasmato la nostra creatività musicale in direzioni che non avevamo mai esplorato. La sfida più grande è avere una resa dei brani tale da consentire la mancanza del basso senza risultare carenti nei suoni che li compongono, altro elemento importante è l’immancabile dinamica che riesce a dare variazione ai pezzi con il combinarsi di pochi elementi sonori. La soddisfazione è portata dal riuscire ad esprimersi semplicemente ed in modo molto diretto e liberatorio.

3. Il vostro primo disco è frutto di un'elaborazione precisa e studiata: ci volete descrivere la genesi della copertina e parlare del concept grafico? Chi e cosa pensa l'uomo intrappolato nella bottiglia? Qual è il messaggio che volete divulgare?
La copertina rappresenta un uomo chiuso in una bottiglia, l’intera figura è sommersa e lo rende isolato da tutto; l‘uomo non è disperato nel suo isolamento, ma coglie il momento di totale solitudine per riflettere su se stesso, sul suo stato d’animo e sulla sua vita. Il retro della copertina è l’immagine della bottiglia rotta: l‘uomo ha superato il suo isolamento, ha “rotto” i propri limiti ed è riuscito così a liberarsi.
Per quanto riguarda lo studio del packaging abbiamo cercato di avvicinarci allo stile del vinile; infatti, l’album, è contenuto in una busta posta all’interno di un’altra più grande. Anche la grafica presenta un dualismo simbolico portato da un approccio semplice ed essenziale per l’esterno delle buste in contrapposizione con il loro interno più psichedelico e colorato; infine abbiamo aggiunto un poster su cui è possibile leggere tutti i testi delle canzoni.

4. Il titolo del vostro album, come voi stessi fate notare, ha una duplice chiave di lettura: Dimenticàti e Ritrovàti oppure Dimènticati e Ritròvati: qual è la vostra interpretazione prima, e in ogni caso cosa è andato perso e recuperato?
Sì esatto, il titolo presenta due piani di lettura diversi: “Dimènticati e ritròvati” è un invito a guardare se stessi da un punto di vista esterno distaccandosi momentaneamente dalle proprie ansie e affrontandole in modo oggettivo per rivalutarle e trovare così un atteggiamento nuovo per rimettersi in gioco. “Dimenticàti e ritrovàti”, invece, è riferito ai propri valori che vengono spesso compromessi dai problemi quotidiani della vita di ogni giorno; l'invito è quello di riscoprire ciò che è veramente importante e tralasciare quello che non ci permette di vivere pienamente. Il messaggio generale non vuole trovare una soluzione a tutto, ma un atteggiamento che ci faccia affrontare al meglio i problemi che avremo sempre e comunque.

5. I testi dei brani sono molto interessanti: una specie di critica alla società moderna, alla frivolezza delle persone, ma ci sono anche messaggi positivi, soluzioni alternative al modo di vivere... Diego, tu che sei l'autore dei testi, ci sveli la filosofia che li sottende?
Ogni musicista che scrive dei brani propri, spesso e volentieri riversa nei propri testi una parte di sè quasi per esorcizzare alcuni pensieri ed esperienze. I miei contenuti nascono sempre da ciò che vivo ed osservo in prima persona, hanno anch’essi una sorta di doppia lettura: il mio punto di vista, molto personale e introspettivo, e un messaggio più generale rivolto a tutti.

6. La scelta della lingua italiana, in una proposta rock dal sapore molto U.S.A., è legata al desiderio di comprensione del testo, ossia del suo messaggio?
Esattamente, uno dei nostri obbiettivi più importanti è poter esprimere delle idee e dei messaggi attraverso la nostra musica; l’utilizzo della lingua italiana è una scelta sicuramente legata a questo aspetto.

7. Il 25 e 26 Novembre entrerete in studio a Monza per la registrazione del vostro nuovo album: ci svelate qualche segreto in anteprima? Sarà nuovamente un full lenght? Sempre cantato in italiano? Cosa ci sarà di diverso ed evoluto nelle sonorità e nella proposta dei Sonny & the Stork tra le due composizioni?
Possiamo dire che sarà un album sicuramente più maturo del precedente perché ci piace scommettere su noi stessi affrontando sempre i nostri limiti, sarà un full lenght formato da 9/10 brani circa e sempre cantato in italiano. Per quanto riguarda le sonorità saranno certamente diverse grazie all’intervento di Livio, che, tra le altre cose, ha l’intenzione di registrare la chitarra con due amplificatori (da basso e da chitarra) contemporaneamente e grazie anche all’aggiunta di effetti per chitarra come l’Octaver per compensare ancora di più la mancanza del basso. Una curiosità in anteprima è che saranno presenti dei brani strumentali e che forse ci sarà anche un pezzo in collaborazione con un terzo elemento.

8. Mentre per il primo lavoro discografico vi siete basati esclusivamente sulle vostre forze, ora vi appoggiate alla figura di un produttore, e per di più rinomato. Com'è caduta la scelta su Livio Magnini (Bluvertigo), come lo avete contattato e cosa vi aspettate dal suo intervento?
L’incontro con Livio è stato del tutto casuale. Abbiamo conosciuto una persona molto vicina a lui e abbiamo subito colto l’occasione per fargli avere il nostro primo album. La presenza di un produttore è un aspetto del tutto nuovo per noi ed è sicuramente molto stimolante, non sappiamo ancora cosa succederà in studio, ma sappiamo che Livio è una persona molto disponibile e competente e che darà certamente un valore aggiunto ai nostri brani.

9. Una domanda più generica: com'è la proposta musicale in quel di Vercelli e provinicia e in Piemonte in generale? Come vedete le nuove leve musicali? E qual è per voi il futuro del power duo, come line-up?
La proposta musicale nel Vercellese, purtroppo, è sempre meno popolata da gruppi che propongono brani propri ma piuttosto si tende alla cover o al tributo; questo è un po' sconfortante soprattutto per la difficoltà nel trovare delle date live come proposta originale. Devo però spezzare una lancia in favore dei pochi che, nonostante tutto, apprezzano e cercano di proporre il nuovo e il diverso e anche nella nostra piccola realtà, fortunatamente, questo approccio è presente. Il power duo è una realtà davvero particolare che è amata o odiata, ma indubbiamente è un approccio musicale molto interessante che crea anche una certa curiosità quindi siamo sicuramente positivi nei confronti del suo futuro.

Direi che siamo arrivati alla fine dell'intervista. Grazie Diego e Beppe del vostro contributo e della vostra presenza qui all'Edp. Vi attendiamo per l'ascolto del nuovo album. Intanto tanta buona musica e lunga vita ai Sonny & the Stork! Grazie a voi!


DISCOGRAFIA
DIMENTICATI E RITROVATI 2016 Autoprodotto (Altrock)

1.Frammenti 2.Wilson 3.L'amor proprio 4.386 5.L'intermediario 6.Blush 7.Il secondo rinascimento 8.Karma dignità e classe 9. Ilario





QUI la nostra recensione



Link ad altre recensioni


Articolo e intervista ad opera di Giusy Elle


sabato 14 ottobre 2017

145. RECENSIONE45: Gold by Anice

LISTA RECENSIONI 


   ANICE è un duo di Reggio Emilia fondato a fine 2011 dal chitarrista Mali Yea e Tommaso di Tullio. Dopo una demo, un full album e due Ep si ritrova ora in una nuova formazione, con Nicola Bigliardi alle pelli.
Gold, che andiamo a recensire, è l'ultimo lavoro studiato e registrato con il vecchio batterista, risultando così la summa della loro collaborazione. Il duo è fino a qui caratterizzato da piacevoli brani strumentali, in chiave AltRock e strutturati nella tipica forma-canzone, i cui suoni sono per lo più puliti, alternati da scoppi di distorsione, mentre la batteria si sviluppa in un accompagnamento solido, non necessariamente in primo piano. Le melodie sono piacevoli ed intriganti e caratterizzano tutta la produzione di Mali.
   L'incontro col nuovo batterista dà invece una sferzata più estrema al combo che con distorti più massicci, interventi noise e di synth, si stabilizza in coordinate più "core" mentre i tratti melodici che permangono rendono il genere di sicuro piacevole ascolto. In breve i due nuovi componenti inanellano una serie di brani e in pochi mesi registrano un disco con le nuove sonorità. Avremo il piacere di ascoltarlo e recensirlo tra qualche mese, quando verrà pubblicato, mentre dopo la presentazione della carriera del duo fino ad oggi (qui articolo ed intervista), ci concentriamo ora sull'approfondimento del loro ultimo lavoro discografico Gold, uscito anche in formato audiocassetta dopo una seconda masterizzazione.

Contatti Band:

Gold credits:
Registrato, mixato e masterizzato da Alfredo De Vicentiis @Bad Studio (Novellara, RE)
Pubblicato il 18 Giugno 2017
Rieditato e rimasterizzato su musicassetta (Bleuaudio Records) da Federico Frau e Gabriele Marzi @Bad Studio; edizione limitata in 50 pezzi numerati
Artwork cover by Mali Yea



Qui lo ascolti

Gold 2017
Autoprodotto
(AltRock, PostRock)

1.Summer Light
2.Falling Silence
3.Touch You
4.Gold


RECENSIONE
ANICE "Gold"
Ep 2017 Autoprodotto

   ANICE, oltre ad essere la base per la tanto odiata/amata sambuca è anche un power duo proveniente dall’Emilia, Mali Yea alle corde e Nicola Bigliardi alle pelli.
   Gold invece è il terzo capitolo del loro lavoro in studio (contano tra le loro fila anche l'album The Embrace is a Perfect Circle del 2014 e l'Ep Waste del 2016), un ep che ai primi ascolti rimanda alle sonorità molto anni '80/'90 dei The Cure, atmosfere cupe con un pizzico di ottimismo tipico della band inglese (e, punto a loro favore, riescono a suscitare le stesse emozioni anche senza la voce del signor Smith) che male non fa, quell’agrodolce sonoro che ti porta con sé e ti coccola per poi però lasciarti andare.
   Un lavoro un po’ acerbo però, dove si possono ritrovare molti spunti, specialmente sull’arpeggio di “Falling Silence” e il noise sperimentale della title track ed anche nell'ultimo pezzo dell’album “Gold”, che però non vengono appieno sviluppate e che quindi rimangono un po’ ferme al palo, il che è un vero peccato perché le idee valgono davvero.
   Se siete alla ricerca di una colonna sonora per un’uggiosa giornata di pioggia marzolina questo è quello che state cercando, la luce in fondo alla malinconia si trova sempre e gli Anice riescono ad indicarvi la via.
Dal punto di vista prettamente tecnico di registrazione il disco in sé lascia un po’ a desiderare, non proprio il massimo, sepure soltanto un piccolo dettaglio di fronte all’idea centrale, ben pensata ma come detto prima non troppo sviluppata, un disco che può essere ma non è fino in fondo.
   Dopo due ep mi sento di consigliare di investire un po’ di tempo per lo sviluppo di queste belle idee che potrebbero (dovrebbero) sfociare in un secondo vero e proprio album, che sono convinto sarà un lieto ascoltare.

Nicola Cigolini
6,5/10


144. ANICE: liscio che è un piacere...

     Foto by Veronica Ganassi
Presenti anche nella nostra EmilyDuo Compilation -qui

INTRO
   Edp è tornato ed è pronto più che mai a presentarvi tanti duo italiani nella formazione chitarra-batteria. Come spiegato nell'articolo precedente, la pausa di quattro mesi è stata forzata dall'organizzazione di una rassegna musicale estiva qui in Valsugana (Trentino), dove comunque abbiamo avuto modo di inserire parecchi duo Edp o personaggi che in tale formazione hanno militato (a voi l'articolo). Ora che la bonaccia è tornata e che la sottoscritta ritrova i suoi ritmi e i propri tempi, si possono riallacciare i vecchi fili... ci sono band che hanno avuto fin troppa pazienza in attesa di un nostro articolo o recensione, e i loro album sono ancora qui, che circolano nei vari lettori.
   E' ora intanto di onorare gli amici ANICE visto che è da giusto un anno che attendono un nostro articolo! Li ho incontrati al Krakatoa Fest di Bologna nell'ottobre 2016, quando ho ricevuto il loro Waste da recensire, mentre mi ritrovo a questa edizione 2017 a reincontrare il duo, col nuovo batterista e le loro nuove sonorità, ormai con un altro Ep pubblicato (Gold) e materiale per un lavoro discografico nella nuova formazione; come vedete ho un po' di arretrati... Seguiranno poi gli articoli dedicati ai THE BIG SOUTH MARKET, SONNY AND THE STORK, I NADSAT, ZOLLE... Questi i sospesi... il resto verrà da sé.

RETROSPETTIVA
   ANICE è un duo chitarra-batteria in fase di trasformazione. Fondato a Reggio Emilia a fine 2011 dal chitarrista Mali Yea assieme a Tommaso di Tullio, dopo un album e due Ep si ritrova oggi in formazione con un nuovo batterista trasformando in gran parte le sonorità del duo. L'apporto di Nicola Bigliardi è stato stimolante e prolifico, tanto che i due hanno in mano già materiale per un nuovo lavoro discografico. Ma andiamo per ordine e vediamo come gli Anice sono arrivati fino a qui...

Mali Yea nasce a Bologna nel 1977 da genitori di origine cinese e si laurea nel 2004 in Pittura all’Accademia di Belle Arti mentre attualmente lavora come grafico nel campo dell’editoria (per Edp è autore della cover dell'EmilyDuo Compilation). Grande appassionato di skateboard, pratica questo “sport” fino alla fine del 2010; dopo aver appeso la tavola al muro riprende in mano la chitarra, sua vecchia passione, che precedentemente studiava da autodidatta.
   Nel 2011 incontra il batterista Tommaso di Tullio e fonda il duo Anice: la musica che ne scaturisce è un piacevole alt-rock strumentale che in pochi mesi si concretizza nel primo demo, contenente 4 tracce, mentre i due iniziano ad esibirsi live. In regione non mancano le occasioni e tra locali, circoli e piccoli festival si confrontano con i gruppi di rilievo della scena post-rock emiliana (Draft, Amp Rive, Baffodoro...). 
   Nel 2013 suonano in apertura ai The Pharmacy (Seattle) allo storico circolo Arci Calamita di Cavriago (culla dei Giardini di Mirò) mentre successivamente vengono invitati alla VIII edizione del Watchout Festival di Mantova dove si esibiscono a fianco di gruppi come i Lvte (Bleuaudio Records) e gli ZOLLE, duo metal da Lodi e spin off dei Morkobot (qui il nostro articolo su di loro). Nello stesso anno gli Anice lavorano insieme ad alcuni membri dei Draft, Colbach, Amp Rive e The Death of Anna Karina a un nuovo progetto musicale chiamato Dolpo (drone/doom/ambient), ensemble, ancora molto attivo e di grande spicco, che si ispira a un antico rituale Bön prebuddista, culto dei morti praticato dai monaci nepalesi; Mali non suona la chitarra in questo progetto ma vari strumenti che costruisce con le proprie mani (ghironda, flauti armonici, death whistle...). Da questa nuova esperienza nasce l’album Yak Path Sessions (2014) recensito come uno dei migliori dischi del 2015 da Sentireascoltare. A ottobre del 2013 a Reggio Emilia prende vita il Red Noise, la rassegna di musica live curata da Olivier Manchion, fondatore degli Ulan Bator, Permanent Fatal Error e membro dei Faust, dove Anice e Dolpo aprono ufficialmente la prima stagione. 
   Finalmente nel 2014 il duo pubblica il primo album, autoprodotto, intitolato The Embrace is a Perfect Circle e contenente ben 9 brani inediti. Un piacevolissimo esordio fatto di chitarre prevalentemente pulite a tessitura di atmosfere struggenti, brevi scoppi di distorsione e curata batteria al servizio dell'accompagnamento mentre le tracce si dipanano con naturale scioltezza.
   Sempre nello stesso anno Mali e Tommaso entrano a far parte del grande collettivo di  Arzan (The Reggioemilian Extemporaneous Symphonic Rock Supergroup), orchestra con più di trenta elementi diretta dall'Olivier Manchion di cui sopra, progetto ambizioso che raggruppa al suo interno musicisti provenienti da formazioni come: Giardini di Mirò, Spartiti, Offlaga Disco Pax e Julie’s Haircut. Anche negli anni a venire le soddisfazioni non mancano per il duo, dalle esibizioni in prestigiosi festival di street art internazionali alla realizzazione della colonna sonora di un breve film documentario.
   Per quanto riguarda le pubblicazioni, a febbraio 2016 esce il nuovo Ep autoprodotto intitolato Waste, 50 copie limited edition numerate a mano contenente 4 brani inediti, mentre in questo 2017 segue a ruota la pubblicazione dell'ennesimo 4 tracks dal titolo Gold e la sua masterizzazione per l’uscita su musicassetta (Bleuaudio Records).

   Fin qui la musica di Mali è sempre stata fedele a sé stessa: semplice, immediata ma che giunge dritta al cuore, in una struggente e piacevole versione strumentale che a mio avviso pecca solo della carenza del cantato (essendo i brani fortemente strutturati e melodici, il mio background di cantante prende il sopravvento creando subito melodie su quelle che sembrano delle ottime basi) ma che a molti invece non disturba affatto, uno su tutti Marcello Zinno, Direttore Responsabile di RockGarag.it, come da sue estasiate recensioni. Con Gold si percepisce una maggiore maturità del progetto con arrangiamenti un po' più raffinati e ampio uso di arpeggi.
   Dopo tanti anni assieme però la band si scioglie e il progetto a due di Mali Yea vive un momento di stallo. Finalmente l'incontro con Nicola Bigliardi, il nuovo compare d'avventura alle pelli, non solo rimette in pista (e su palco) la band, ma infonde nuova linfa creativa e stimola il duo a ricercare nuove soluzioni e sonorità. Distorti più massicci, uso dell'elettronica (con un mini synth gestito dal batterista) ed effetti noise lanciano il combo verso orizzonti più estremi, dove non si sente più la carenza del cantato ma dove la vecchia impronta melodica ancora campeggia, conferendo dolcezza ed armonia a un genere altrimenti freddo e sterile, in un mix molto apprezzato dal pubblico. In una ventata di nuova energia, in pochi mesi i due musicisti assemblano un discreto numero di brani tanto da entrare in studio e registrare un nuovo disco, che uscirà con l'anno nuovo. Noi per ora ci concentriamo sulla recensione di Gold (ad opera del nostro prolifico collaboratore Nicola Cigolini), Ep pensato e registrato nella vecchia formazione e ultimo documento dell'accoppiata Yea-di Tullio, mentre attendiamo con interesse e curiosità l'uscita del nuovo lavoro.
   Infine, prima di passare all'intervista con gli Anice, mi preme nominare un'altra bella iniziativa curata dal nostro chitarrista: Mali, che in tutti questi anni è stata figura nota e attiva nella scena musicale reggiana, ha infatti creato nella sua città, con l'aiuto di alcuni amici, il BANDAY FESTIVAL, un evento di musica live dedicato ai giovani e alle band emergenti, rassegna musicale che attualmente è giunta alla sua quinta edizione e che ci presenta sempre degli ottimi esordi, con un occhio di riguardo rivolto ai duo.




INTERVISTA
1. Ciao carissimo Mali, finalmente onoro la promessa di dedicare agli Anice un articolo di presentazione. Nell'ultimo anno da quando ci siamo incontrati ne sono successe di cose! Dopo un periodo di stand by con il duo hai trovato un nuovo compagno d'avventura alle pelli, Nicola Bigliardi, inoltre è uscito il terzo lavoro discografico della band, l'Ep Gold. Ci vuoi descrivere un po' la svolta Anice? Dove si trova ora il duo?
Il 2016 è stato un anno veramente duro… da molti punti di vista. La vecchia formazione si è sciolta e per parecchio tempo ho brancolato nel buio cercando di rimettere insieme i pezzi di un passato ormai “anemico”. Il progetto è rinato grazie all’arrivo di Nicola Bigliardi, batterista anche dei Lone Prism. Una ventata d’aria fresca, Nicola è un musicista molto giovane, tra noi ci sono ben 18 anni di differenza ma per la sua età è parecchio sveglio. Oltre alla batteria suona anche il glockenspiel e gli piace sperimentare con i sintetizzatori… nel giro di pochi mesi abbiamo registrato un intero disco del quale sono molto soddisfatto, l’uscita del nuovo album è prevista per il 2018.
L’Ep Gold invece è una raccolta di brani registrati precedentemente con il vecchio batterista, rieditati e nuovamente masterizzati per l’uscita su musicassetta per Bleuaudio Records.

2. Partendo ora dalle origini, ci racconti come è nato il duo e come vi siete incontrati te e Tommaso di Tullio?
Ci siamo incontrati per caso a un bruttissimo concerto. Fumavo sigarette fuori dal locale per non sentire la musica. Credo fosse al Calamita.

3. Perché proprio una two-men band? Avevate dei riferimenti stilistici in mente? O nel 2011 ormai il duo chitarra-batteria era un'opzione come un'altra.
Quando ero un pischello strimpellavo la chitarra da solo nella mia cameretta, i pezzi erano tutti strumentali, senza voce, sotto ci immaginavo una batteria, credo sia per questo motivo che oggi ho un duo del genere.

4. Da dove il nome della band e perché avete scelto un vecchio giocattolo di legno come primo logo del gruppo?
Trovare un buon nome al giorno d’oggi è come trovare un parcheggio libero la Vigilia di Natale al centro commerciale... è praticamente impossibile. La verità è che spesso bevo pastis, una bevanda francese a base di anice.
Il vecchio logo invece non aveva un significato particolare… mi piacevano quei vecchi giocattoli, adoro le cose vintage, che hanno un po’ di storia alle spalle…

5. Come descriveresti l'evoluzione musicale degli Anice? Sono passati ormai sei anni dalla vostra formazione. Il tuo strumming, il tuo senso melodico, in cosa sono maturati?
Agli inizi la mia intenzione era quella di fare del gran post-rock, ma come ha detto un mio caro amico (Alberto Vecchi) è una fortuna che alla fine non ci sia riuscito.
Scherzi a parte, credo che non bisogna mai smettere di mettersi alla prova. Ora ascolto vecchie registrazioni e non mi riconosco più, questo è un buon segno perché significa che sto continuando a crescere, senza fermarmi mai.

6. Nicola, un benvenuto nella nuova avventura Anice. Vuoi raccontare a Edp, realtà dedicata ai duo chitarra-batteria, cosa ti ha invogliato a suonare in un organico a due? Hai dovuto modificare il tuo drumming per adattarti alla situazione?
Ciao, grazie, diciamo che l’inizio non è stato una passeggiata. Io venivo dai Lone Prism, facevo rock psichedelico alla Motorpsycho, eravamo in tre: chitarra, basso e batteria e c’era il cantato. Anche se non suonavamo col basso standard ma con un basso “chitarristico” (Gianni Maroccolo style per intenderci), avevo un appoggio nella fase ritmica. Proprio per questo motivo, ho deciso subito di provare per Anice, avevo voglia di esplorare la filosofia dei duo e sperimentare. In Anice ho dovuto reinventare proprio tutto l’approccio alla batteria: la cosa istintiva era quella di riempire il più possibile per non far sentire la mancanza di un basso. Poi però piano piano sono entrato nella mentalità del duo e di quello che aveva in mente Mali e abbiamo iniziato a togliere peso, a ridurre all’osso il tutto, a fare dei veri e propri brani minimal. Il mio set della batteria non è cambiato molto perché ho sempre avuto un debole per i batteristi che facevano il giusto con poco. Inoltre ho portato nel progetto il mio glockenspiel (metallofono) e un piccolo korg che mi serve per fare particolari effetti.

7. Mali, sei molto attivo nella scena musicale della tua Reggio Emilia, hai anche fondato nel 2013 il Banday Fest, un festival musicale dedicato alle nuove leve della scena locale. Ci racconti un po' quest'esperienza di scouting che dura da cinque anni? Cosa ti ha spinto a realizzare la prima edizione e come si è evoluta la rassegna al suo quinto anno di vita?
Dunque, all’epoca i miei amici ed io non sapevamo bene cosa stessimo facendo, l’idea nacque al bancone di un bar, il posto dove solitamente nascono le idee più interessanti, diciamolo...
Questo Festival lo ritengo importante perché nasce veramente dal basso, senza un soldo ma con tanta passione per la Musica, insomma, quella che io ritengo genuina. Spero che un giorno questo evento possa ispirare i giovani ha fare qualcosa di loro...

8. Come descriveresti la realtà musicale in Emilia Romagna? Noi da fuori la vediamo come una scena fervida, anche estrema nei generi, ricca di power duo, viva in numero e qualità di eventi, ma so che dall'interno non tutti la pensate così...
Luci e ombre… a volte più ombre che luci.

9. Ora una domanda più personale ma di forte attualità: i tuoi genitori, di origine cinese, sono immigrati decenni fa. Tu sei nato direttamente in Italia ma come hai vissuto qui la tua esperienza di "straniero"? E' forte la presenza della comunità cinese a Reggio Emilia e la sua influenza per un discendente di tale etnia? C'è la convinzione diffusa che delle comunità cinesi in Italia, sebbene molto numerose e radicate, si conosca troppo poco... popolo discreto e lavoratore, si vede di sfuggita in giro e raramente si mescola con il popolo ospitante... non vorrei andare di luoghi comuni però, correggimi pure!
La vita per uno “straniero” non è mai facile. A quattordici anni mi spedirono in Cina per la prima volta. Non parlavo una parola. I cinesi stessi mi guardavano straniti, mi pigliavano per il culo, mi chiedevano da dove venissi in realtà? È buffa la vita. Questa breve storia triste spiega tutto.

10. Come hai visto crescere e svilupparsi il fenomeno migratorio fuori e all'interno della tua comunità in questi decenni?
Credo che un periodo storico così non ci sia mai stato prima, le persone comuni non sono preparate a questo cambiamento globale… il mondo si trasforma e noi dovremo cambiare con lui.

11. Tornando agli Anice, concluderei chiedendoti quali sono i vostri progetti futuri, i goal e le speranze per i mesi a venire...
Credo che la cosa migliore che ci possiamo augurare è continuare a suonare e dare il meglio di noi, sempre.

Grazie mille Mali per il tuo cortese intervento nei nostri spazi. Auguro a te e Nicola un ottimo proseguimento d'avventura e ci aggiorniamo con l'album in arrivo! Grazie a voi per il vostro tempo, è stato un piacere!



DISCOGRAFIA

GOLD 2017, Ep Autoprodotto (altrock, postrock)

1.Summer Light 2.Falling Silence 3.Touch You 4.Gold





Qui la nostra recensione


WASTE 2016, Ep Autoprodotto (altrock, postrock)

1.Bloody Square 2.Slow Life 3.The Truth in the Middle
4.Obsolescence






LOVE IS A PERFECT CIRCLE 2014, Album Autoprodotto (altrock, postrock)

1.Full Colours 2.Cathartic Monkey 3.Drunk Moon 4.Sand in my Shoes 5.Ad Hoc 6.Great 7.Watch the World from Afar 8.The Embrace is a Perfect Circle 9.Ghost Track

Ascolto: 



Articolo e intervista ad opera di Giusy Elle
electricduoproject@gmail.com



martedì 19 settembre 2017

143. Quando l'Acqua incontra la Musica




INTRO
   Bentrovati a tutti, eccoci finalmente qui dopo una lunga pausa estiva! Da quando l'avventura Edp si è trasferita in questo blog, nell'Agosto 2012, non era mai capitata un'assenza così prolungata, di ben quattro mesi. Sempre sul pezzo, che fosse Natale o Ferragosto, i nostri articoli sono stati pubblicati con cadenza più o meno regolare. Quest'anno invece no, è successo un evento che da una parte ha portato a uno stop forzato della nostra presenza su questi spazi, dall'altra ha però fatto sì che alcuni duo Edp potessero finalmente esibirsi nella mia regione, il Trentino. Ho avuto infatti il gran piacere (e l'immenso onere) di co-organizzare una rassegna musicale estiva di ben 39 concerti! "Quando l'Acqua incontra la Musica", il titolo, "Concerti in luogo non convenzionale" il sottotitolo della rassegna.
   Il committente di questa iniziativa musicale è stata l'associazione sportiva Rari Nantes Valsugana, che attualmente gestisce 5 piscine della Valle, ma che all'inizio dell'estate 2017 ne aveva solo tre, e in queste il CEO Daniele Armelao ha deciso di allargare le proposte sportive agli eventi culturali. Personaggio dalle larghe vedute, Armelao intende la piscina come luogo di ristoro psicofisico, non soltanto sede di allenamento sportivo o ricreazione estiva, e in questo senso la musica fa sicuramente parte del ristoro dell'anima. La rassegna era stata abbozzata già tre anni fa, a partire dalla sede storica di Levico Terme, allargata poi negli anni alla piscina all'aperto di Roncegno Terme. L'organizzatore apri pista è stato il Direttore Artistico locale Nicola Sartori al quale quest'anno, con ben tre sedi da gestire, sono stata affiancata.
   Le tre sedi in questione son quindi state Levico Terme (piscina al chiuso, aperta tutto l'anno, con i concerti che si svolgevano sotto il porticato dell'area bistrot), e le due piscine estive all'aperto di Roncegno Terme e Ivano Fracena (Strigno). L'iniziativa, sviluppata nell'arco di tre mesi, dal 14 giugno all'8 settembre, ha visto inanellarsi 39 concerti, uno dietro l'altro, nell'arco delle 13 settimane. Ogni mercoledì gli eventi iniziavano a Strigno, per risalire la Valsugana il giorno dopo a Roncegno e per concludersi il venerdì in quel di Levico. Abbiamo voluto presentare una gamma molto vasta di generi musicali, per poter accontentare i gusti di molti ma anche per poter proporre un'ampia rosa di proposte culturali. Abbiamo così diversificato i generi a seconda della sede, proponendo musica d'intrattenimento a Strigno, musica classica e jazz a Roncegno, per via della vocazione storico-culturale della località, lasciando infine spazio alla nostra fantasia a Levico, dove abbiamo proposto concerti per lo più sperimentali e di ricerca, sicuramente non convenzionali. Grazie alla gestione "carta bianca" conferitaci dalla direzione, abbiamo potuto rappresentare in questa sede concerti che spaziavano dall'improvvisazione radicale all'elettronica, dall'etnica al cantautorato ed altro ancora; in ogni sede si è comunque prediletto l'aspetto creativo, innovativo, originale e altamente qualificato delle proposte.
I concerti, nati come intrattenimento di contorno per l'utenza della piscina, grazie all'interessante calendario e a un'adeguata promozione della quale mi sono personalmente occupata, si sono trasformati in un vero evento di culto, attesi da un pubblico di nicchia, e sempre seguiti con molta attenzione da persone sia curiose che preparate; molti i fedeli che hanno partecipato a quasi tutte le rappresentazioni. Ogni evento è stato poi corredato da una degustazione di vini selezionati, accompagnati da buffet. Con la medesima cura ed 
attenzione dedicata alla scelta delle band è stata contattata la ditta dVinoWines per la filosofia con la quale opera e per la qualità superiore dei prodotti proposti. Si tratta di una ditta distributrice di vini Prosecco DOCG che, in un periodo in cui tale vino ha acquisito fama mondiale e richiesta sempre maggiore, causando una mercificazione del prodotto e tecniche di coltura sempre più industriali, ha scelto di raccogliere i piccoli produttori, altrimenti destinati all'estinzione, che con cura e passione coltivano il vitigno da generazioni e nel rispetto del territorio. La qualità dei vini proposti è indubbiamente più elevata, il gusto più delicato ma di carattere, il bere stesso più salutare.
   Ecco, in una cornice come questa, fermo restando l'unico obbligo di non presentare concerti troppo rumorosi, ho potuto anch'io finalmente chiamare ad esibirsi nella nostra regione i duo Edp, anche se, a volte, il contatto per i due si è trasformato in un concerto solista o nella proposta alternativa di un progetto parallelo. E' stato sempre comunque un piacere ascoltare e incontrare di persona musicisti con i quali mi confrontavo, magari da anni, via web. A breve ricomincerò la presentazione dei duo a me cari con articoli troppo tempo rimandati, mentre qui di seguito voglio farvi un breve resoconto dei personaggi Edp chiamati per i loro live in Valsugana. 

QUANDO L'ACQUA INCONTRA LA MUSICA Le band Edp
Foto by Mauro Zorer
Levico Terme 24.2.2017 
La rassegna è iniziata già con un paio di concerti invernali proprio grazie alla mia proposta di un paio di band. Abbiamo iniziato subito dimostrando che non cercavamo la massa di pubblico grazie a nomi di spicco o generi dozzinali, ma che qui si poteva osare... improvvisazione radicale al primo concerto... Dalla Sardegna sono arrivati Paolo Sanna (batterista del duo ONGAKU2 -qui il nostro articolo di presentazione) e Giacomo Salis (nostro recensore Edp e batterista del duo Lady Radiator) che per l'occasione si sono esibiti con il cornettista Luca Santini, membro dell'unica band trentina di improvvisazione radicale non idiomatica, il quartetto Pequod che si è poi esibito a fine Agosto.
Una bell'atmosfera con le lampade ad irradiazione solare, la ricerca sonora del trio e un pubblico già entusiasta e in attesa della rassegna estiva. ARTICOLO d'approfondimento su Onda Musicale


Foto by Alexey Pivovarov
Levico Terme 24.2.2017 
Il venerdì successivo è stata la volta del MARIA DEVIGILI DUO, dove la chitarrista e compositrice è Trentina (ma di ampio respiro nazionale) e ormai da tanti anni di stanza a Bologna. In transito nella regione natale, la cantautrice rock, accompagnata dal batterista Stefano Orzes, ha richiamato un sacco di persone dalle valli limitrofe che da tempo desideravano ascoltare la propria corregionale. ARTICOLO d'approfondimento su Onda Musicale




Strigno 14.6.2017
Dopo un'altra accoppiata di concerti nel periodo di Pasqua, anch'essi di duo sebbene non chitarra-batteria (Enarmonie: arpa e clarinetto; Scarti: contrabbasso-guimbri-elettronica e tromba) ha finalmente inizio la rassegna estiva che, guarda caso, parte proprio con un duo Edp. L'incontro tra Acqua e Musica, come da titolo, era ben rappresentata dai WE LOVE SURF, tanto che abbiamo voluto incominciare proprio con loro! Originari dalla Toscana, il chitarrista Andrea Marcori è un surfista professionista e la sua garage band, nata all'inizio come quartetto, si è spesso esibita in tale ambiente. Ora l'organico è ridotto a due con alla batteria Flavio Andreani. Tra il pubblico c'è ancora chi si ricorda con piacere di questa band d'avvio alla rassegna. SCHEDA d'approfondimento


Levico Terme 23.6.2017
Eccoci a un concerto che attendevo con trepidazione... Da Rimini sono arrivati i SAN LEO, duo mantra-core il cui primo album avevo consumato nel lettore del cd... Sebbene l'unico paletto della rassegna consistesse nel non far esibire gruppi e generi particolarmente rumorosi, ho contattato questa band perché, nel suo stile, vanta anche momenti riflessivi alternati a scoppi sonori. In realtà i volumi del live sono stati assolutamente devastanti per una location così piccola e un pubblico a ridosso della band, ma è così che certa musica va ascoltata... Pubblico esaltato dalle pennellate sonore del chitarrista Marco Tabellini e dal funambolico accompagnamento delle atmosfere da parte del batterista Marco Migani. Un viaggio emozionante, da pelle d'oca, che molti si ricordano ancora come il più bel concerto della rassegna. C'è chi l'ha definito "Eccelso!"...
Nonostante il caldo da record, Marco non ha rinunciato ad indossare il suo pesante addobbo da scena... (qui l'articolo Edp di presentazione al duo) SCHEDA d'approfondimento



Levico Terme 14.7.17
Dopo il susseguirsi di vari concerti e molte altre tipologie di duo, anche se la rassegna non fosse incentrata su tale formazione, arriviamo a un personaggio che nella line-up chitarra-batteria ci ha suonato: il cantautore ferrarese GIACOMO MARIGHELLI. Nella versione a due si presentava come Margaret Lee e il suo cantautorato era incentrato sulla critica sociale e politica. Ora, in versione solista e più intima, ci parla dei sentimenti, in primis dell'amore. Sempre dal vocabolario ricercato e dalla grinta un po' punk, anche se ammorbidita al caso, ci ha presentato il suo ultimo album Il cerchio della vita. Da grande poeta e appassionato tarologo, Marighelli ci ha anche intrattenuti con letture dalla sua recente raccolta di poesie nonché con un estemporaneo esempio di lettura dei tarocchi, splendidamente folle e improvvisato, ovviamente senza carte... SCHEDA d'approfondimento






Strigno 19.7.17
Siamo nuovamente alla sede di Ivano Fracena (Strigno) dove si sono esibiti i RIVERWEED, duo di formazione blues proveniente da Treviso. "Il Sile come il Mississipi" è il loro motto, sebbene nel repertorio originale della band compaia una bella dose di grinta e modernità rispetto al blues delle origini da cui prende via il progetto. Un'ora e mezza di concerto con molti nuovi brani rispetto a Full Moon, l'Ep d'esordio, fatto che ci rivela il loro imminente ritiro in studio... I Riverweed, che per via della vicinanza geografica si erano già esibiti in Trentino, hanno lasciato un bel ricordo di sé al pubblico Rari Nantes Valsugana (qui la nostra presentazione del duo). SCHEDA d'approfondimento


Levico Terme 4.8.17
Gli Sdang! sono una band bresciana che mi sta particolarmente a cuore e i cui album hanno accompagnato spesso i miei viaggi in auto. Sono tra i primi duo a cui ho pensato per questa rassegna musicale ma purtroppo erano impegnati in un altro progetto, assolutamente di prestigio: il tour italiano estivo con Colin Edwin, noto bassista dei Porcupine Tree, a presentazione del progetto Endless Tapes avviato proprio con Alessandro Petrol Pedretti, il batterista degli Sdang! stessi. Lieto di aver l'opportunità di un incontro di persona, mi ha proposto in vece un altro suo progetto a due, gli SCABB. In abbinata con Elia Piana, già chitarrista del combo chitarra-batteria concittadino Celanevesoprailcì, lo accompagna qui nella sua veste elettronica. Un piacevole viaggio sonoro a musicazione di alcuni racconti scritti da Alberto Felice Cartella, già compagno alla batteria di Elia nel citato Celanevesoprailcì.
A completamento del progetto alcuni visual, imprescindibili dal contesto, ai quali abbiamo invece dovuto rinunciare causa la troppa illuminazione della sede all'aperto. Ciò non ha impedito al fedele pubblico della serata di apprezzare la proposta elettronica di Elia e il mirabile accompagnamento ritmico del batterista di riconoscimento internazionale (qui e qui i nostri articoli dedicati agli Sdang! in occasione delle loro uscite discografiche) SCHEDA d'approfondimento



Strigno 9.8.17
Anche quello dei DIRTY TRAINLOAD era un concerto che attendevo con trepidazione, più che altro per conoscere di persona i suoi componenti. Bob Cillo è ormai una vecchia conoscenza in rete, un vero amico su cui contare nonché collaboratore Edp con le sue ottime recensioni. Inoltre il duo con Go Balzano alla batteria è stato arricchito dalla scoppiettante presenza di un'altra vecchia conoscenza, la mitica Livia Monteleone, prima sezione ritmica del duo Dirty Trainload. Livia, ormai trasferitasi in California, è inoltre colei che per Edp manda in onda i nostri duo sulle frequenze di Free Radio Santa Cruz, una tra le storiche radio pirata americane ancora in circolazione! Potete immaginare il desiderio di incontrare finalmente di persona questi amici! Splendida reunion infatti, oltre che energico e accattivante live...
Sebbene l'estate sia stata lunga e calda quest'anno, come non mai, spesso si formavano potenti temporali di calore con grandine e forti volate di vento. Dopo aver montato la strumentazione sotto il gazebo dei concerti, abbiamo infine deciso di rifugiarci nel vicino Ranch dei Lupi visto che il tempo non prometteva nulla di buono. Così il live si è svolto nei migliori dei modi, e in una splendida location alternativa (qui il nostro articolo sui Dirty Trainload) SCHEDA d'approfondimento 

Ranch dei Lupi

Strigno 10.8.2017
Il tempo era proprio instabile in quel periodo, così il giorno dopo, mentre i Dirty Trainload procedevano il loro viaggio verso lo Sziget Festival, dove erano stati invitati a suonare, qui scoppiò il putiferio... ecco cosa rimane del mitico gazebo dei concerti... stropicciato e distrutto nientemeno che da una tromba d'aria...







Levico Terme 18.8.17
Arrivati alla settimana di Ferragosto abbiamo deciso di organizzare qualcosa di più vivace e ballabile, e cosa di meglio che farlo con l'unico duo chitarra-batteria rimasto in Trentino? I FUCSIA non si esibiscono molto live, per cui questa era per me una splendida occasione per poter assaporare al meglio il loro curatissimo ellettro-rock. Un rock dance fatto di strumenti tradizionali rinforzati dall'elettronica che fa veramente voglia di ballare. Poi però è capitato un evento che ha dettato la sua priorità (mio padre punto da una vipera! Con tanto di shock anafilattico e giorni in osservazione in ospedale...) per cui ho infine saltato l'incontro con questa splendida band. Foto recuperata tra il pubblico presente mentre validissimi sono stati i commenti in favore del live (qui la presentazione Edp alla band) SCHEDA d'approfondimento


Foto by Goffredo Pezzola
Levico Terme 1.9.17
Ormai prossimi a concludere la rassegna "Quando l'Acqua incontra la Musica", ci siamo assaporati l'ultimo live con un personaggio Edp. Marco Bernacchia, in arte il mascherato ABOVE THE TREE, Marchigiano d'origine e Veronese d'adozione, suona anche in formazione chitarra-batteria con il corregionale Matteo Sideri. Avevo già avuto il piacere di vedere i due all'azione, mascherati come due pupazzi, che incantano sempre con il loro rock ipnotico, ripetitivo e coinvolgente; come non chiamarli nelle nostre sedi? Per questioni di distanza e impegni sono riuscita ad avere tra noi il solo Bernacchia che, in versione semiacustica totalmente Diy e da solista, ha incantato comunque con il suo incedere psichedelico. Rimasto nel cuore come miglior live a qualche membro del pubblico... (qui l'articolo Edp sullla sua lunga e complessa carriera) 
SCHEDA d'approfondimento



   Ecco, questo il resoconto dei musicisti seguiti da Edp che hanno avuto modo di esibirsi negli spazi delle piscine Rari Nantes Valsugana del Trentino. Per questioni di spazi e budget, alla fine molte sono state le formazioni a due presenti ai 39 live della rassegna "Quando l'Acqua incontra la Musica" sebbene la manifestazione non fosse incentrata su tale line-up. Brevemente ricordiamo i corregionali Fat Honey (chitarra+sax ed elettronica), Surf Talk (basso e chitarra) e gli splendidi Yellow Atmospheres (arpa e handpan) ma anche gli astri nascenti bolzanini Ferbegy? (partiti in due, ora in quartetto ma nuovamente in duo per la nostra occasione) che con il loro post-rock elettronico si stanno facendo notare anche dal grande pubblico. Nella musica classica e nel jazz, poi, abbiamo assistito a ogni forma di abbinamento...
   Lieta di aver dato spazio anche alle rock band a due, ringrazio tutti i presenti alla rassegna e invito i power duo interessati ad esibirsi alla nostra edizione 2018, a farsi avanti con la propria band o con i propri progetti paralleli! Vi vorrei proprio tutti nelle nostre piscine... chissà se ci incontriamo :)



Articolo ad opera di Giusy Elle