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mercoledì 14 febbraio 2018

154. RECENSIONE49: InFesta by Zolle



Presenti anche nella nostra LombarDuo Compilation 


Dopo la divertente e divertita intervista con gli Zolle (Marcello Bellina e Stefano Contardi) nell'articolo precedente (qui) vogliamo in questa sede approfondire l'album InFesta, l'ultima creatura campestre dei due bucolici lodigiani che rispondono musicalmente al nome di ZOLLE.

Infesta è il terzo raccolto per i due che, provenienti dalle lande lombarde a vocazione agricolo monocolturale, fanno dell'iconografia contadina un concept di base. Della vita dei campi di una volta, a dire il vero, dove l'osteria, la tovaglia a quadretti, il tagliere di salumi e formaggi annaffiati da un fiasco di vino, erano l'unico stravio dalle fatiche del quotidiano. Di nuovo, soltanto il trattore...

L'atmosfera che vogliono evocare, come da comunicato stampa, è quella sbarazzina di una festa di adolescenti, dove si mangia, si beve e si picchia sugli strumenti. I due zappatori musicali sono ben lontani dall'età dell'incoscienza, ma dimostrano con scanzonata ironia il loro amore per il semplice e sano divertimento, fatto di una sedia e un tavolino al bar: 'Oste, ci serva del buon vino!'. Non musica per party tra adolescenti, però, ma spirito goliardico di chi d'invecchiare non ci pensa nemmeno.

InFesta non si discosta molto dalla formula musicale apprezzata fin ora (Zolle 2013, Porkestra 2015), un HardRock/HeavyMetal minimale, massiccio e ripetitivo, che travolge e tritura come un trattore in corsa. E del resto perchè dovrebbe? Squadra vincente non si cambia... così eccoci nuovamente sbombardati da un bel muro di suono prodotto, magia magia, da due soli strumenti: una batteria della CQuadro Drums in rame e una chitarra-elettrica autocostruita qualche decennio fa... Gli effetti poi non sono quasi contemplati da Marcello che ottiene i suoi distorti direttamente dall'ampli (Kemper Profiler), combinato a uno per basso. Pick up al ponte, un intervento sulle ottave, volume a palla e il gioco è fatto! 

InFesta è un mix intelligente di storici ascolti, riadattati alla spartana maniera tipica del duo. Un disco che è stato correttamente definito "poco serio ma che merita di essere preso seriamente" (Metalhammer). L'album viene pubblicato il 26 Maggio 2017 ed anticipato dal video del primo estratto "Magum", dove i due si esibiscono nel cassone di un camion trainato da un ignaro lavoratore agricolo. A Novembre 2017 esce anche il secondo e simpatico video, "Infuso", dove gli Zolle riescono a coinvolgere gli attempati avventori di un'osteria, in una delle loro roboanti esibizioni live.

Alla produzione dell'album nientemeno che Giulio Ragno Favero (il Teatro degli Orrori, Zu, OvO, MoRkObOt, One Dimensional Man) mentre come etichetta d'appoggio la storica label romana Subsound Records. Dopo il passaggio da Supernatural Cat a Bloody Sound Fucktory con gli album precedenti (Zolle 2013, Porkestra 2015) è adesso l'ora di Davide Cantone di supportare in toto la nuova creatura degli Zolle.

Dopo parecchi live italiani e un tour estivo europeo, avrete svariate opportunità di assistere a un concerto degli Zolle in quanto i due calcano spesso i palchi della nostra penisola e non solo. Invece, per ogni approfondimento sul background di Marcello Bellina (MoRkObOt, Osso, Berlikete) e Stefano Contardi, sulle etichette d'appoggio della band e molto altro, rimandiamo all'articolo di apprfondimento appena pubblicato (qui). Noi procediamo ora con l'ascolto di InFesta e la visione dei suoi video promozionali, qualche dato tecnico sull'album ma soprattutto con la sua recensione ad opera del nostro fidato collaboratore Giacomo Guidetti, bassista del duo bolognese KA. Buone sbombardate sonore con le note squadrate e massicce dei lodigiani Zolle!

Video:
Live @TheBlackHeart, London

Ascolto integrale di InFesta zolle.bandcamp.com

Contatti Band:

InFesta credits:
Composto e suonato da Marcello Bellina (chitarra) e Stefano Contardi (batteria)
Registrato e mixato tra agosto e settembre 2016 da Giulio Ragno Favero al Lignum studio di Padova
Masterizzato da Andre Bernie de Bernardi all'Eleven Studio di Busto Arsizio (Va)
Artwork curato da Eeviac e Berlikete
Pubblicato il 26 maggio 2017
Formato Cd, Digitale e Vinile rosso in copie limitate (300)
Nove tracce, Durata 29'21''
Etichetta: Subsound Records
Distribuzione: Good Fellas, Narcotica, Code7


Qui lo ascolti

INFESTA 2017
Subsound Records, Goodfellas
(HardRock strumentale)


1.Kadregah
2.Versum
3.Lårdo
4.Magnum
5.Thorthellion
6.Brasathor
7.Interiora
8.Infuso
9.UnDoom



RECENSIONE
ZOLLE "InFesta"
Lp 2017, Subsound Records

InFesta è una minimale, allucinata e furente tirata di cannone dall’inizio alla fine, con qualche fugacissimo istante, qua e là, di calma – giusto per riprendere fiato e andare avanti, insomma.
Riff vorticosi si avviluppano su sé stessi, ben incastrati sopra batterie infernali dal suono esplosivo che non si riposano un secondo; la brevità dei pezzi (quasi tutti sui 3 minuti scarsi) contribuisce a dare un incedere frenetico e compulsivo al disco. In men che non si dica, ti ritrovi alla fine dell’ultima traccia con un fiatone pazzesco che manco avessi corso un pomeriggio intero.
I pezzi sono quadrati, geometrici, e sono basati sull’ormai ben oliato meccanismo del pattern ripetuto fino allo sfinimento. Sfinimento psicofisico di te che ascolti; ascolti e sudi, murato vivo tra chitarre e batterie che ti costringono sempre di più nella loro morsa.
Paradossalmente, il disco è assolutamente ascoltabile: non mi si fraintenda, non è easy-listening proprio per niente, ma resta fluido e coinvolgente. Anche perché sennò non raggiungerebbe il suo obiettivo che, come quello di molti dischi heavy, è quello di rivoltare come un calzino chiunque prema play!



Giacomo Guidetti
7/10





Articolo ad opera di Giusy Elle
www.facebook.com/groups/ElectricDuoProject

153. le bordate lard-rock del duo ZOLLE


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INTRO
Anche questo secondo appuntamento del 2018 è dedicato a un aggiornamento, in effetti non potevamo non avervi già presentato quel goliardico duo che sono gli ZOLLE (qui)! Tra campi della piana lombarda coltivati a monocolture, zolle di terra e zolle di letame (da cui il significato etimologico del termine), pane e salame, bottiglione di vino e tovaglia a quadretti, trattori e animali della fattoria, eccovi presentata tutta l'iconografia della band... Per quanto riguarda la musica: un duo strumentale chitarra-batteria che si rifà alla tradizione hard rock ma in una versione asciutta e minimalista che contraddistingue la produzione dei due e che nelle loro mani (ma anche nei loro stomaci) diviene un vero e proprio Lard-Rock...


AGGIORNAMENTO
Come duo gli ZOLLE nascono nel 2012 ma i due fondatori (coscritti e provenienti da una minuscola frazione del lodigiano) si conoscono da una vita. Marcello "Marcio" Bellina (chitarra) e Stefano Contardi (batteria) sono da sempre stati la sezione ritmica di varie Heavy/HardRock band della zona e ancor oggi Marcello, con il moniker di Lan, è il bassista nientemeno che dei MoRkObOt. Il background sonoro dei due convoglia così in questo combo ridotto (avanzo di un quartetto non riuscito...) ma in una sfumatura molto personale tanto da rendere la musica del duo immediatamente riconoscibile: musica strumentale, quadrata ma non math, pesante ma non prettamente metal, ossessiva-ripetitiva ma non necessariamente psichedelica... il tutto suonato con una chitarra d'alluminio hand-made e una batteria in rame della sicula CQuadro Drums...

Fin dall'inizio della loro carriera il muso del maiale (disegnato per la prima volta da Malleus per il loro eponimo album di debutto) campeggia sulle copertine dei loro album, in maniera sempre spiritosa e goliardica, come buona e sana tradizione degli Zolle. Il maiale come animale totemico riassume infatti tutto il concept della band: originari da una zona rurale, i due non potevano che rifarsi al mondo che li circondava, fatto di animali della fattoria, trattori, e tanti buoni insaccati che dal maiale derivano. Dopo la prima, le copertine vengono realizzate da Marcello stesso (in arte grafica: Berlikete) in concerto con Eeviac, grande maestro del colore. A firma loro la grafica dei dischi di tante altre band dell'underground.

Per quanto riguarda la discografia, gli Zolle sfornano un album a cadenza biennale: 2013 Zolle, 2015 Porkestra, fino all'ultimo Infesta del 2017. Il suono massiccio e cadenzato del duo, come il ripetitivo e rumoroso lavoro nei campi, ci perseguita di album in album mentre i titoli dei brani, sempre simpatici giochi di parole, paiono sopraggiunti di notte durante una folgorante epifania: Trakthor, LeeQuame, Heavy Letam nel primo; Porkediem, Porkeria, Porkona e via dicendo nel secondo; mentre il concept festaiolo dell'ultimo album li porta a intitolare brani con nomi fantasiosi e distorti come Kadregah, Thorthellion, Brasathor... vista la passione smisurata di Marcio e Stefano per salumi, insaccati e formaggi, se non facessero una faticosa vita di musicisti heavy, un paio di by-pass a testa non glie li avrebbe negati nessuno...

InFesta, pubblicato in formato cd e vinile rosso in serie limitata, viene supportato da alcune belle realtà dell'underground nazionale, a partire dalla produzione di Giulio Ragno Favero (One Dimensional Man, Il Teatro Degli Orrori, Zu -e già produttore di duo con lo splendido Quintale dei Bachi da Pietra), fino alla firma con la Subsound Records di Davide Cantone. Dopo il prestigioso esordio con Supernatural Cat e il passaggio in famiglia Bloody Sound Fucktory, il duo si è quindi accasato con questa storica etichetta indipendente romana che li segue anche come agenzia stampa e promozione grazie al progetto costola Narcotica. Tra gli ospiti illustri dell'album, poi, spiccano Urlo (Ufomammut) e Roberto Rizzo (Synth).

InFesta viene pubblicato nel Maggio del 2017 e anticipato dal video di "Magnum" dove i due suonano le loro bordate sul cassone di un trattore... quale venue più adeguata per i ruralissimi Zolle? E' di Novembre dello stesso anno invece il videoclip del secondo estratto "Infuso" (inteso come distillato, non certo come tisana...) dove una delle rare osterie sopravvissute si trasforma nella location delle riprese... l'esultanza e l'infantile coinvolgimento degli attempati avventori ne fa dei potenziali headbangers...

Gli Zolle poi non si sono certo fermati nella loro saletta prove delle lande lodigiane ma hanno girato l'Europa in lungo a in largo durante l'estate 2017 esportando il loro concetto di 'festa'. Formaggio e salame hanno quindi varcato i confini nazionali ed espatriato verso l'Austria e Germania, il Belgio e la Francia, una puntantina nell'Europa dell'Est fino a tre mirabili date in Inghilterra (Londra, Coventry e Bristol). Grazie a questa esperienza seguono poi dei mini tour di due-tre date, sempre europei (Francia e Germania a dicembre 2017; Belgio a febbraio 2018) mentre le date nazionali non si contano più. Il progetto costola dei MoRkObOt, come molti lo definiscono, è ormai nei cartelloni del circuito undeground europeo...

Andiamo ora ad approfondire gli argomenti fin qui trattati con l'intervista concessaci da Marcello e Stefano, per proseguire infine con l'articolo dedicato agli approfondimenti di InFesta (qui): ci addentreremo nei meandri dell'album con tutti i particolari tecnici e la recensione ad opera del nostro fidato collaboratore Giacomo Guidetti, bassista del power duo Ka. Se invece volete sapere tutto sulla band, le origini del nome, i progetti paralleli (MoRkObOt, Osso) o sulla fantastica creatura grafica che è Berlikete, vi raccomando caldamente la lettura del nostro articolo di presentazione (qui). Non mi resta altro che augurarvi... 'Buon sano lard-rock a tutti!'. 

Link video:
Magnum” (Maggio 2017) https://www.youtube.com/watch?v=KVg3oKFOZ2M
"Infuso" (Nov2017) https://www.youtube.com/watch?v=22k1Uh4wlLQ
Live @TheBlackHeart, London
https://www.youtube.com/watch?v=72NX0BCIqos&app=desktop

Ascolto integrale di InFesta zolle.bandcamp.com



LABELS

Subsound Records www.subsoundrecords.it
Si tratta di una storica etichetta indipendente nata a Roma nel 2005 (ex Produzione Deflore) dall'idea del fondatore, Davide Cantone.
Nomi bellissimi nel suo eclettico roster dove troviamo produzioni dai generi molto vari, dall'Industrial allo Sperimentale, dal Metal al Jazzcore, dal Grind all'Afrogrind, dalla Musica d'Avanguardia al Drone... è proprio l'ecletticità il marchio distintivo della label. Tra gli artisti citiamo giusto i Mombu, gli Inferno ma anche Surgical Beat Bros, Osso, Lili Refrain... Zolle sono il primo duo chitarra elettrica e batteria a sfondare le porte della label... www.facebook.com/subsoundrecords 

Narcotica nasce come agenzia stampa e promozione di Subsound Records ma ora i servizi sono allargati anche ad altre etichette o artisti. Ricopre anche il ruolo di Publishing gestendo i diritti discografici di molte bands. Dal 2010 è anche etichetta di distribuzione e fanzine.




INTERVISTA
1. Bentrovati Marcello e Stefano! Il tempo passa, le stagioni si susseguono e la semina si alterna alla raccolta. Da parte vostra, a rotazione ciclica biennale, producete un album; ci troviamo oggi su questi spazi dopo un anno e mezzo: cosa è diverso e cosa uguale negli Zolle dopo la pubblicazione di InFesta?
S: Più dilatati nei tempi di svago alle prove. Più consapevoli di essere speciali, nell’essere normali.
M: (rumore di folla, urla di ragazze impazzite)

2. L'InFesta tour vi ha visti varcare i confini nazionali e in breve avete saggiato il pubblico di tutta Europa. Che ricordo avete di questa esperienza europea? Come avete organizzato il tour? Qualche aneddoto da raccontarci in esclusiva?
S: Mah… rassicura vedere oltre i confini nazionali altre persone eccedere in modo socialmente innocuo, nonostante non abbiano più vent’anni. Ci si sente meno soli. Tutti gli aneddoti che potremmo raccontare vanno in questa direzione, eccezion fatta per la perquisizione in Bavaria. Alla fine però siamo diventati amici dei poliziotti in borghese e ci hanno promesso di assistere ad un nostro live in Germania, in futuro. M: La perquisizione in Baviera è stata da film, ci hanno persino chiesto se avessimo con noi pistole, scacciacani e bombe (…BOMBE!!!). L’Europa in genere è abbastanza divertente. Devi considerare che per noi la musica non è un lavoro, con il tempo abbiamo imparato che possiamo tranquillamente evitare certe situazioni assurde (tipo dormire sul tappeto del cane, “mangiare” brodaglioni nauseanti, ad esempio) e goderci di più le serate senza fare i finti poveri. Durante il tour abbiamo notato che i barbari inglesi sono quelli che più si divertono ai nostri concerti. A Bristol abbiamo anche conosciuto il mitico Big Jeff, l’uomo che ha visto più concerti al mondo (non è un modo di dire, giuro!). Ah, poi c’è stata la volta, a Pilsen, in cui Stefano ci stava facendo scaricare gli strumenti nel festival sbagliato. Di aneddoti ne succederanno ancora, ma confido molto nella prima volta in cui Stefano cadrà dalla sedia. I tour ce li organizziamo da soli, raramente qualcuno si è degnato di darci una mano.


3. Sebbene abbiate sempre calcato i vari palchi d'Italia, dopo InFesta mi pare che il nome Zolle circoli con maggiore facilità. Sono passati sei anni dal vostro esordio e ormai siete totalmente inseriti in un certo panorama underground nazionale che sta assumendo un profilo sempre più interessante, specie tra le band strumentali più estreme. Dall'interno del circuito come vedete la situazione attuale? Ci sono diversi locali disposti a far esibire le band e non mancano i festival in tema, mi pare... c'è anche molto spazio per le formazioni a due...
S: La situazione attuale, pare attuale, nel senso che tra 10 anni sarà tutto finito. I gruppi chiusi, con poco ricambio, sono destinati a morire, la scena italiana mi pare delimitata, pur se interessante, io e Marcio non ci riconosceremo in quel che sarà. L’underground, almeno in Italia, è un essere vivente in pellegrinaggio verso la morte. Noi saremo al sesto disco. L’ultimo pari.
M: Non mi pare che si suoni con più facilità, anzi. La situazione è proprio all’italiana: noto che suonano soprattutto le band di chi ha modo di organizzare altri concerti o fa la programmazione in un locale. Per gli altri (a parti casi di super band come Zeus o OvO ad esempio, che hanno decisamente un buon riscontro di pubblico) non c’è spazio. Riassumendo: la musica, la proposta, le idee, il “talento”, non servono (quasi) niente, contano le amicizie di comodo (che poi, mica sono amicizie vere, tra 10 anni finiranno). All’italiana.

4. A proposito del non riconoscersi nel tempo che sta per venire... Tutta la vostra iconografia è imperniata su un concept specifico, quello della vita agricola, ma inserito in un contesto temporale ben preciso, ossia il presente. Com'è vivere in quella linea di confine tra presente che avanza e passato che fugge, fatto di monoculture coltivate con mezzi tecnologici e le ultime osterie miracolosamente sopravvissute alla modernizzazione dei nostri tempi? Quanto può durare ancora questo mondo sospeso a cui voi vi ispirate?
S:  Vivo tra la gratitudine e la paura. Quindi ci sta un brindisi. Marcio?
M: L’iconografia che ci caratterizza non è preparata a tavolino ma a tavola. Nel 2018 solo dei deficienti baserebbero la propria immagine su un ambiente decadente, involuto e mai al passo con i tempi della società attuale e sdrammatizzandolo di continuo.

5. Le comparse dei vostri video sono le stesse persone che frequentate quotidianamente, con le quali capita di scambiare due chiacchiere tra un bicchiere di vino e l'altro. Come vivono la dicotomia di sapervi sani compagni di osteria e vedervi poi pazzi scatenati furiosi metallari agli strumenti? Siete una famiglia, si vede... e li avete coinvolti da tempo ormai, ma in una piccola frazione non passate certo inosservati... Vi hanno visti crescere, credo...
S: Cara, prima di partire per i concerti abbiamo il rito di passare a salutare. I clienti della trattoria “La Costa” ci accolgono con un calore unico. A noi fa ridere. Vorremmo spiegare loro che non abbiamo ogni sera venti donne ai nostri piedi dopo i concerti, ma non vogliamo privarli dei sogni per noi.
M: La nostra fortuna è vivere lontano da Milano! Ahahah! In un contesto così piccolo, i rapporti tra le persone sono differenti. Da quando suoniamo insieme (ohmmioddio, sono 23 anni!) molti dei nostri amici storici sono rimasti gli stessi. Più che altro siamo noi che abbiamo visto gli altri crescere e non viceversa! Eheheh!


6. Spesso i duo rock riescono a stupire per la resa nel sound, con un effetto quasi da full band. Qual è la vostra soluzione al caso? Poi so che usate strumentazione molto specifica e particolare..
S: I duo sono congeniali alle fragilità contemporanee. Il sound è compensativo di quel che manca. Per quanto mi riguarda, la batteria in rame l’ho acquistata appena Marcio mi ha detto di comprarla. L’ho acquistata “alla cazzo”. Ad oggi sono felice. Alla cazzo!
M: Ammesso che sia così anche per noi (speriamo! Ahahahahah), la nostra soluzione è alzare il volume e picchiare tanto (che frase da rocker! Ahahahahah!). La strumentazione che usiamo…dunque…a volte potrebbe fare scena, ma non è poi così specifica o particolare. La batteria è in rame, Ste usa un sacco di piatti (come a tavola) e una cadrega di legno enorme (che odio) che gli ha costruito un muratore (i muratori che fanno le sedie…). Io uso una chitarra in alluminio (costruita da mio papà) con la quale mi trovo molto bene. Uso un amplificatore digitale che ha rubato il suono da una bellissima Diezel di un mio amico.

7. Tre dischi e tre etichette diverse. Ci raccontate l'apporto che ognuna di loro ha saputo riservare alla carriera degli Zolle?
S: Supernatural Cat: ci accende i riflettori e fa partire un intro,
Bloodysound Fuctory: ci scatta una foto e ci dice che non siamo una bugia.
Subsound: ci avvisa che alla nostra pensione mancano anni, nonostante i primi capelli bianchi.

8. Le novità prossime future per gli Zolle?
S:  Nel 2017 abbiamo dato ampio spazio alla convivialità: ritrovo alle ore 18.00. Fine prove ore 23.00. Di suonato solo un’ora. Credo che nel 2018 rimetteremo la musica al centro. Più al centro.
M: Comunque è colpa sua.


9. Ed ora dei botta e risposta fuori tema: chi buttereste giù dalla rupe?
S: La parola “progetto” in ambito musicale. Ahi ahi, potrei averla usata anch'io, in questo articolo...
M: Stefano.
10. Cosa non buttereste giù dalla rupe?
S: Le chiome degli alberi in maggio. E Giusy! :) :) :)
M: Paraculo!
11. Cosa non manca mai nella valigia degli Zolle in tour?
S&M: La bombola di elio per gonfiare i palloncini!

Grazie Marcello e Stefano per il vostro simpatico contributo. Vi auguriamo di arare a lungo i campi musicali dell'underground: vogliamo vedere tante Zolle! Intanto buona (in)festa!
S&M: Grazie a voi per lo spazio e un saluto a tutti i lettori di Edp.



DISCOGRAFIA
INFESTA Lp, Cd e Vinile 2017, Subsound Records


1.Kadregah 2.Versum 3.Lårdo 4.Magnum 5.Thorthellion 6.Brasathor 7.Interiora 8.Infuso 9.UnDoom



Qui lo ascolti zolle.bandcamp.com
Qui la nostra recensione
PORKESTRA Lp, Cd e Vinile 2015, Bloody Sound Fucktory

1.Porkediem 2.Porkeria 3.Porkasmatron 4.Porkona 5.Porkemon 6.Porkimede 7.Porkata 8.Porkobot 9.Porkenstein 10.Porkastica 11.Pork vader 12.Porkangelogabriele



Qui lo ascolti
Qui la nostra recensione
ZOLLE Lp, Cd 2013, Supernatural Cat

1.Trakthor 2.LeeQuame 3.Forko 4.Mayale 5.Man Ja To Ja! 6.Melicow 7.Heavy Letam 8.Weetellah 9.Trynchatowak 10.Moongitruce





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Articolo e intervista ad opera di Giusy Elle


martedì 23 gennaio 2018

152. RECENSIONE48: Crudo by Nadsat

LISTA RECENSIONI 
LISTA RECENSORI


Dei Nadsat, un duo strumentale della Bassa Bolognese fondato nel 2015 da Michele Malaguti e Alberto Balboni, avevamo già parlato un anno e mezzo fa nell'articolo di presentazione della band (qui) nonchè recensito il loro esordio in studio Terminus Ep. All'epoca, i due erano già al lavoro sul nuovo materiale che sarebbe andato a costituire poi la prova sulla lunga distanza, ossia il full lenght Crudo. Dopo un aggiornamento sul percorso musicale dei Nadsat e intervistato i due fondatori nell'articolo appena postato (qui) in questa sede ci concentriamo sull'analisi del loro ultimo lavoro discografico.

Fin dai loro esordi i Nadsat si erano attestati sulle coordinate del MathRock, del Noise e di quello spirito libero infuso dal JazzCore. L'Ep di presentazione era imperniato attorno a un concept prettamente Sci-Fi e a tratti si intuiva un approccio melodico. Con il nuovo album Michele e Alberto si lasciano trasportare maggiormente dalla libertà free jazz con un incedere però molto secco ed incisivo dato dalle spigolose ritmiche math, sapientemente miscelate, per un risultato che loro stessi definiscono "un compromesso fra la violenza noisecore e le metriche math". Crudo è un disco semplificato, per certi versi, ridotto all'osso, molto grezzo e viscerale, eppure giostrato e dosato con tale saggezza da rivelare un'accresciuta maturità della band. Dal vivo, poi, sono una vera potenza. A dimostrazione l'esibizione al release party al Freakout Club di Bologna, il 12 Aprile del 2017 (con i Demikhov e il duo basso-batteria Ka) a cui segue una lunga carrellata di date per il tour di presentazione dell'album.

Crudo, album di 8 tracce per poco più di mezz'ora di ascolto, si è avvalso degli stessi collaboratori già sperimentati con Terminus Ep. Uno su tutti Claudio Adamo, il chitarrista dei corregionali Cani Dei Portici, che con il suo mastering al Fonoprint di Bologna ha dato un tocco di qualità agli album dei due. La grafica poi è sempre ad opera di Inserirefloppino, ossia il batterista Migani di un altro meritevole duo chitarra-batteria romagnolo degno di nota, ossia i San Leo. Una cordata poi di sette etichette indipendenti a supporto di questo album, dalla Toten Schwan Records (Cani dei Portici, Hate&Merda, Marlon Brando, Sdang!, She Said Destory) alla Vollmer Industrie, ma per un breve excursus su ognuna di loro, suggeriamo un'occhiata all'articolo d'approfondimento appena pubblicato (qui).

Vi lasciamo ora all'ascolto dei NADSAT e all'approfondimento delle note tecniche del loro album Crudo, nonché alla dettagliata recensione di Danilo 'Damage' Peccerella (batterista del duo mathcore e sperimentale beneventano Globetrotter) che a suo tempo aveva già recensito il loro ep di debutto, seguendo così lo sviluppo artistico della band.


Crudo credits:
Composto e suonato da Michele Malaguti (chitarra, dronething, RTG) e Alberto Balboni (batteria, gong)
Registrato e mixato da Enrico Baraldi (Ornaments) al Vacuum Studio e al Waiting Room Studio (Bologna)
Masterizzato da Claudio Adamo (Cani dei Portici) presso Fonoprint Studio (Bologna)
Grafiche di Inserirefloppino
Ufficio Stampa: Nunzia Tamburrano, Dischi Bervisti press@dischibervisti.com


Qui lo ascolti

Crudo 2017
Toten Schwan, Upupa, Vollmer Industries,
E' un brutto posto dove vivere, Koe Records, Oh! Dear Records
(Mathrock, Noise, Strumentale, Sperimentale)

1. Misozoic
2. Atp
3. Novus
4. Carcharodon
5. Umhlaba
6. Sivik
7. Droid
8. Dolomite


RECENSIONE
NADSAT "Crudo"
Lp 2017 Toten Schwan e altri

Ricordo con piacere il primo EP di questi bolognesi NADSAT, di cui io stesso feci una recensione neanche tanto tempo fa. Il duo propone un Math con influenze Noise e un pizzico di Jazzcore.
Ecco che il chitarrista Michele Malaguti (qui accreditato come 'Guitars, Dronething, RTG') ed il batterista Alberto Balboni (qui accreditato come 'Drums, Gong') mi tornano tra le mani con questo loro primo disco, che porta il titolo di Crudo e che già mi incuriosisce per titolo, artwork ben fatto a cura di 'Inserirefloppino' e copertina d'impatto, rappresentante una testa di animale (oserei dire nascosta dietro una maschera di un altro animale non ben definibile. Sembrerebbe un ibrido), in legno (credo) e che ricorda un totem, su un corpo di carne cruda, tipo una bistecca... Sembrerebbe che ho fatto uso di droghe, lo so, ma vi assicuro che non è così...
A differenza delle 5 tracce del precedente 'Terminus EP', qui le tracce sono 8 e inizio l'ascolto.

'Mesozoic' apre le danze, con mid tempo di batteria cadenzato tra giochi di doppio pedale e riff dissonanti, che portano il brano ad un bridge in crescendo, fino ad un finale dalla lentezza tipica del Doom.
Si prosegue con 'ATP', brano che parte con linee di batteria dalle idee percussive su tom e timpani, per poi svilupparsi in velocità e progressioni ben sviluppate.
'Novus' è il terzo brano, più ipnotico e incalzante ma anche dalle tinte più oscure, che mi fa pensare ad un viaggio in un bosco in fiamme e fumo negli occhi, da tenere obbligatoriamente aperti affinché brucino come l'inferno.
'Carcharodon' parte con le migliori intenzioni tipiche del Math per poi sfociare in una inaudita violenza noise con doppio pedale persistente ma mai noioso, anche perché davvero interessante nelle sue progressioni e nei suoi cambi di tempo, che scorrono notevolmente fino al finale con riff di chitarra da tappeto ad Alberto, che chiude da dietro le pelli con un approccio solista.
Si lascia spazio al quinto brano dal titolo 'Umhlaba', introdotto da elettronica, chitarre clean arpeggiate e batteria in cui i fusti tornano ad un concetto primordiale percussivo. L'aria è opprimente e nerissima come la pece e 'Umhlaba' sembra un filo di nylon tagliente sempre teso, un intermezzo che fa da apertura a 'Sivik', sesta traccia di questo disco, che comincia nell'isteria Math per poi lanciarsi in accordi di chitarra lunghi e batteria ossessiva. Tutto ciò dura però
poco, perché subito si torna alle scomposizioni ritmiche e alle malate dissonanze di Michele, che terminano il brano con la batteria in fade-out mentre folli suoni elettronici fanno da tappeto.
'Droid' è la penultima traccia dell'album, che alterna momenti puliti ad altri ultra distorti in una danza isterica e altalenante tra arpeggi malinconici e fasi ritmiche a non lasciare mai sensi di vuoto.
Solo quando leggo 'Dolomite', mi rendo conto che sotto non c'è scritto più nulla poiché il suddetto è l'ultimo brano di Crudo. 'Dolomite' fa scapocciare e non poco, vero è che sono costretto a cancellare e correggere più volte una inevitabile dislessia da epilessia sulla tastiera del PC.
Le ossessioni contenute in questo brano sono ben concentrate e racchiuse come sottovuoto, quindi immaginate di essere incellophanati vivi (per rendere l'idea) e non credo ci sia molto da aggiungere. Questa sontuosa montagna si chiude all'improvviso e così sia.

34 minuti finiscono in fretta, soprattutto se pensati con cognizione ed ingegno.
Crudo è davvero un disco che spacca e che alza di molto l'impatto e l'intellegibilità dei NADSAT,
anche rispetto al loro primo EP Terminus. Questo non solo grazie al livello compositivo ed esecutivo dei musicisti (semplicità ma consapevolezza e giusto approccio, gli ingredienti segreti), ma anche grazie alle ottime recording di Enrico Baraldi nel Vacuum Studio e nel Waiting Room Studio di Bologna e al potente lavoro di mastering a cura di Claudio Adamo (Cani Dei Portici) al Fonoprint Studio, sempre in quel di Bologna.
Posso dire di attendere solo due cose: il prossimo album e di vederli live.

Danilo 'Damage' Peccerella
8/10


Articolo ad opera di Giusy Elle
www.facebook.com/groups/ElectricDuoProject
electricduoproject@gmail.com





151. NADSAT: mitragliate math-rock


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INTRO
L'anno nuovo è arrivato e noi siamo qui, presenti come sempre. Pronti a seguire l'evolversi del mondo dei duo elettrici chitarra-batteria? Sì perchè questo 2018 non lo iniziamo con la presentazione di una nuova band, bensì con il proseguio dell'avventura a due dei NADSAT, duo romagnolo che avevamo già analizzato un anno e mezzo fa (qui), all'uscita del loro primo Ep. Il tempo è passato, loro si sono evoluti nelle sonorità proposte e ci presentano ora il full lenght di debutto, Crudo.
Una band interessante quella dei Nadsat, che ha saputo crescere, integrarsi alla perfezione con la ricca scena musicale della propria regione ma anche distinguersi nel panorama nazionale, affiancandosi infine a nomi di spicco della scena math-core italiana. Un percorso che hanno espressamente sviluppato all'interno del mondo dei duo e che, in quanto tale, merita una doppia attenzione da parte di noi Edp.
Andiamo quindi ad approfondire tutte le novità dei Nadsat con un aggiornamento, una breve analisi delle etichette che appoggiano la loro musica, l'intervista con i fondatori ed infine la recensione alla loro prima prova sulla lunga distanza, Crudo, ad opera del nostro recensore Danilo 'Damage' Peccerella (qui).

AGGIORNAMENTO
Era metà Luglio del 2016 quando abbiamo presentato i NADSAT, duo fondato l'anno precedente dai giovani romagnoli Michele Malaguti e Alberto Balboni (qui l'articolo di presentazione). Per l'occasione abbiamo analizzato il loro Ep d'esordio, un 5-pezzi di math-rock/noise imperniato sul concept dello sci-fi, Terminus Ep, che li associava ad altri power duo ispirati al mondo della fantascienza, come i Lombardi GRAFTAGE (qui il nostro articolo) e HIBAGON (con quest'ultimi le sonorità sono ancora fortemente associabili). In realtà Michele e Alberto stavano già creando i pezzi che da lì a qualche mese sarebbero sfociati nel loro primo vero full lenght, e il loro sound stava già cambiando...

La formula di base restava sempre un math-rock secco e spigoloso, alternato a momenti noise e a soluzioni jazz-core, ma le parvenze melodiche dell'Ep d'esordio, evocatrici di profondità siderali, erano destinate a scomparire. Non per niente il nuovo album viene intitolato Crudo: come la musica che i due trasmettono, in tutta la sua dissonanza, tempi dispari e rumore, e senza concetti da sviluppare (al contrario di Terminus Ep). Un disco semplificato, per certi versi, ridotto all'osso, ma non per questo facile da seguire: il suo ascolto non è mai armonioso, mai distensivo o scontato, eppure vi inchioderà alle casse, in attesa di una performance live dove i due si esprimono al meglio.

I Nadsat nascono in Emilia Romagna, regione così ricca di power duo da aver noi dell'Edp dedicatole una bella e nutrita compilation, la EmilyDuo Compilation (qui). La band aveva quindi dei begli esempi in regione a cui ispirarsi, in particolar modo i CANI DEI PORTICI (qui il nostro articolo di presentazione), duo sopraffine che del post-core ha fatto la sua bandiera e che si è distinto a livello nazionale e non solo -sono per esempio appena rientrati da un tour in Francia. Ora che i Nadsat si sono fatti un nome, condividono spesso il palco coi Cani, e spesso anche i viaggi verso live oltre regione. Del resto, che Michele e Alberto si siano ispirati a loro come agli Zu o agli Zeus!, non è un segreto, ma materiale da comunicato stampa.

Grazie al genere comune, i Nadsat non potevano poi non far riferimento anche ai GUERRRA!, duo da Terni di grande maestria, che riesce a fare del math (soprattutto in fase live) persino un genere musicale coinvolgente! (Qui il nostro articolo di presentazione). Già per il Teminus Ep avevano scelto la Kaspar House come casa di distribuzione, la stessa etichetta che aveva dato alla luce l'anno prima l'album Soprusi dei due Umbri, etichetta salentina a sua volta fondata da Ferdinando Farro, il chitarrista del duo afro-punk ormai sciolto, MAYBE I'M. Il mondo dei duo fa cerchio e si rafforza, vedendo attualmente Nadsat e GueRRRa! battagliare spesso sugli stessi palchi.

Come si diceva, i Nadsat sono un duo chitarra-batteria convinto e che della collaborazione all'interno della categoria ne fanno uno stile e un marchio identificativo. Numerosi infatti sono gli esponenti di questa line-up ad aver contribuito ai loro album: Claudio Adamo, il chitarrista dei Cani dei Portici, ha masterizzato entrambi i lavori in studio del duo, e con che gran maestria! Il primo Ep si distingueva infatti parecchio per la qualità del suono, del resto Adamo è un fonico professionista presso lo storico Fonoprint, ossia il più grande studio di registrazione italiano, noto per seguire live tutti i concerti dei big nazionali (Vasco Rossi, Ligabue ecc.). Entrambe le copertine sono poi state curate da Inserire Floppino, ossia Marco Migani, il funambolico batterista dei SAN LEO (qui il nostro articolo), strepitoso duo corregionale di SlowCore.

Anche la Promozione e l'Ufficio Stampa sono stati lasciati in mano al mondo dei duo, basti pensare che Dischi Bervisti è una realtà parallela ai BOLOGNA VIOLENTA (qui il nostro articolo), duo sludge di Treviso, nella figura di Nunzia Tamburrano.

I Nadsat passano infine da un primo Ep co-prodotto dalla Kaspar House all'album d'esordio seguito da ben sette etichette discografiche indipendenti, tutte che ruotano, in una maniera o nell'altra, attorno alla realtà dei power duo. Ad aprire la strada la mitica Toten Schwan (CANI DEI PORTICI, HATE&MERDA, MARLON BRANDO, SHE SAID DESTROY, SDANG!) e a seguire le etichette che già supportarono Due dei Cani dei Portici: È un Brutto Posto Dove Vivere, Koe Low Profile Distro (gestita dal batterista dei Cani dei Portici, Demetrio Sposato), Oh Dear! Records, Vollmer Records, oltre che Upupa Produzioni, con in catalogo l'ultimo lavoro in studio dei giovanissimi e talentuosi corregionali MOOD. Non perdetevi quindi l'approfondimento di queste realtà discografiche indipendenti nazionali (in calce all'articolo, dopo la discografia della band), mentre noi proseguiamo con l'intervista d'aggiornamento a Michele Malaguti e Alberto Balboni, che hanno risposto in concerto alle nostre domande, rimandando infine a un articolo specifico (qui) per l'approfondimento di Crudo con la recensione di Danilo 'Damage' Peccerella. Buona lettura e buon ascolto con le mitragliate dei NADSAT!

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INTERVISTA
1. Ben ritrovati Michele e Alberto, vedo che state procedendo alla grande nel vostro percorso musicale! Vi siete presentati fin dall'inizio come una band sostanzialmente math-rock, ma le spigolosità tipiche del genere erano al tempo un po' smussate, o almeno alternate a momenti di blanda melodia: cosa vi ha fatto propendere per una virata prettamente math, in tutta la sua crudezza, appunto?
Ciao Giusy e grazie di questa intervista. Per quanto riguarda la tua domanda: più che una virata verso il math siamo arrivati ad un compromesso fra la violenza noisecore e le metriche math, se così si può dire. Crudo è un disco molto grezzo per certi aspetti, molto viscerale. Volevamo dare un'impronta primordiale al suono, incastrandolo con i tempi dispari tipici del math e non solo. C'è stata una grande influenza di quella strana cosa chiamata jazzcore in questo album, sia per la ricerca della dissonanza sia per il mood totalmente libero di alcuni pezzi.

2. I vostri corregionali Cani dei Portici sono sempre stati per voi non solo un punto di riferimento stilistico ma anche dei veri e propri amici, se non mentori. Ci volete parlare del rapporto di lavoro e amicizia che intercorre tra voi?
Con Claudio e Demetrio c'è un'amicizia fraterna, nata incontrandoci in un festival dove abbiamo suonato assieme (era forse il nostro secondo concerto e improvvisammo quasi tutto il live). Sono di certo i muscisti della scena underground con i quali c'è più legame, un legame che va ben oltre la musica. Cerchiamo di trovarci il più spesso possibile, anche solo per dire cazzate tutti insieme e divertirci. Claudio ha inoltre masterizzato il nostro disco e Demetrio ci ha aiutato con la sua piccola distro, ci hanno sempre sostenuto nel nostro percorso musicale e questo ci fa davvero piacere. La nostra stima verso di loro come musicisti è altissima e il fatto che credano nel nostro progetto è un'iniezione di autostima fondamentale, a prescindere dal lato umano e dall'amicizia che ci lega.

3. Altro power duo chitarra-batteria math rock nazionale, di un certo spessore, sono gli umbri GueRRRa!. Anche con loro si è instaurato un rapporto di amicizia e collaborazione e spesso condividete i palchi assieme: cosa ci potete raccontare di questa band?
Giulio e Marco sono due persone fantastiche, li abbiamo conosciuti a Fabriano in un locale dove abbiamo suonato assieme e da lì siamo rimasti in contatto per poi diventare amici. Adoriamo l'Umbria e cerchiamo di suonarci il più spesso possibile, così come abbiamo suonato spesso con i GueRRRa. Dal vivo sono davvero ipnotici e Soprusi è un disco che amiamo molto, sia per il concept che sta dietro ai pezzi sia per l'aspetto prettamente musicale e sperimentale. Questo loro approccio libero e anarchico alla musica ha di certo influenzato il nosto disco e il nostro modo di comporre.

4. Tra collaboratori vari (masterizzazione e grafica), etichette e promozione, vi siete affidati a professionisti del mondo dei duo: si tratta di una scelta casuale o esplicitamente voluta?
Non è una scelta voluta, ci siamo semplicemente affidati a persone competenti e delle quali abbiamo stima. Il fatto che Claudio (mastering) e Marco (grafiche) suonino in un duo è casuale, una bella casualità diciamo. Di sicuro questo ha aiutato noi e loro nelle rispettive collaborazioni, essendo loro ben consci delle dinamiche di una formazione così minimale e del senso profondo del nostro progetto.

5. Ci raccontate come avete intitolato i brani di Crudo? Non è sempre facile dare dei titoli a brani strumentali, se non nel caso di un concept, come nel vostro precedente Terminus Ep. Qui usate nomi strani e lingue antiche... quale il loro significato?
I titoli dei brani di Crudo sono stati scelti principalmente seguendo delle suggestioni, delle immagini che ci sono venute in mente all'ascolto delle nuove composizioni. Ad esempio "Droid" per il suo incedere sequenziale e matematico, "Mesozoic" per la cadenza violenta e massiccia (il Mesozoico è l'era di dominio dei dinosauri sulla Terra), "Novus" molto semplicemente perhè è stato fra i primi pezzi composti e segnava un nuovo corso. Non c'è una regola, un titolo potrebbe anche essere deciso per il solo fatto che quella parola o frase suona bene, dipende.

6. La dimensione live è per voi molto importante; avete alle spalle numerosissimi concerti: quale ricordate con maggior soddisfazione? All'estero avete ancora mai suonato?
E' difficile scegliere il nostro live preferito. Di certo ricordiamo con piacere il release party di Crudo al Freakout e il Krakatoa Festival al TPO. E no, non abbiamo ancora suonato all'estero ma è nelle nostre priorità.

7. L'Emilia Romagna è un nodo cruciale della musica indipendente nazionale. Tantissime belle band oltre che molti power duo, ottimi organizzatori, bei locali e rinomati festival: come la vedete e vivete questa realtà voi, dall'interno?
L'Emilia Romagna è una specie di isola felice per la musica in questo paese. Siamo fortunati a vivere tutto questo in prima persona, ce ne rendiamo conto ogni giorno e soprattutto quando andiamo in giro a suonare. Ciò non vuol dire che tutto sia idilliaco, ma di certo l'ambiente è più vivo e stimolante di tanti altri posti, vuoi per la rete di musicisti che bene o male si conoscono tutti e frequentano gli stessi posti, vuoi per il flusso continuo di persone che vengono ad esempio a Bologna e dintorni per poi rimanere ed arricchire la scena musicale regionale.

8. Quali i prossimi passi dei Nadsat? Quante bordate dobbiamo ancora aspettarci da questo duo?
I prossimi passi sono quelli logici da fare: suonare il più possibile, andare all'estero e scrivere nuovo materiale per il prossimo disco cercando di far crescere questa nostra creatura chiamata Nadsat.

Grazie infinite per questo incontro, Michele e Alberto. Sento che avremo molte altre occasioni per incontrarci, qui su Edp! Buon proseguimento nella vostra carriera, quindi.
Ringraziamo anche noi e saluti a tutti i lettori di questo blog.



DISCOGRAFIA
CRUDO 2017, Toten Schwan, Upupa Produzioni, Vollmer Industries, E' un brutto posto dove vivere, Koe Records, Oh! Dear Records (Mathrock, Noise, Strumentale, Sperimentale)

1.Mesozoic 2.Atp 3.Novus 4.Carcharodon 5.Umhlaba 6.Sivik 7.Droid 8.Dolomite


Qui lo ascolti
Qui la nostra recensione

TERMINUS EP 2016, Kaspar House (Sci-fi, Mathrock, Noise, Strumentale, Sperimentale)

1.Kepler-452B 2.Landing 3.Ares3 4.R.Romina 5.Eta Carinae




Qui lo ascolti
Qui la nostra recensione



Link ad altre recensioni

LABELS
ToTen ScHwAN Records www.totenschwan.altervista.org
Della Toten Schwan abbiamo già avuto modo di parlare in occasione dell'articolo dedicato ai CANI DEI PORTICI e successivamente in quello incentrato sul secondo album dei Bresciani SDANG! (qui). Quest'etichetta indipendente è infatti molto attiva oltre a concedere ampio spazio ai power duo nazionali.
La TSR è innanzitutto un'associazione culturale no-profit che tra le altre attività è anche etichetta discografica. Nata a La Spezia nel 2011 da un collettivo di musicisti, porta avanti la filosofia della controcultura. Controcultura come necessità per la sopravvivenza etica, collettivo come mondo ideale dove si collabora e ci si aiuta.Tra le sue pubblicazioni troviamo 5 interessanti compilation freedownload (e in stampa a tiratura limitata di 50pz) e gli ultimi album di alcuni power duo: oltre agli HATE&MERDA e ai due nomi già menzionati, nel loro catalogo troviamo anche il duo chitarra-batteria da Pistoia MARLON BRANDO nonché lo storico duo all female basso-batteria SHE SAID DESTROY. Si sono aggiunti di recente i NADSAT con il loro full lenght Crudo.

E' un brutto posto dove vivere
Casa discografica e di distribuzione, la EUBPDV è stata fondata a Padova nel 2014 da Fabio Zanaga. Si tratta di una realtà incentrata sulla sottocultura Underground che non si dedica soltanto alla musica ma spazia anche tra le altre forme d'arte. E' un progetto indipendente, autoprodotto e no profit portato avanti con passione dall'unico fondatore, noto anche come DjFlass. Co-conduttore della web radio e omonima tapelabel Scaglie di Rumore (etichetta incentrata nella produzione e distribuzione di musica punkhardcore) fonda questa label nell'ottica di scoprire e proporre realtà sempre legate alla scena underground ma non trattate dalla già citata label.
EUBPDV non fa distinzioni di generi, propone ciò che gli piace e in due anni può contare una dozzina di uscite con gruppi da tutto lo Stivale con diversi suoni e diverse proposte. Nel nostro caso ricordiamo Due dei CANI DEI PORTICI e Crudo, il primo full lenght dei NADSAT.
Esiste anche un blog dove vengono pubblicate interviste alle band ed ad altri artisti locali, articoli su festival, eventi ed altro ancora.
Non si tratta di una Booking Agency ma ogni tanto vengono organizzati concerti per far festa con gli amici.
L'evoluzione per il futuro è quella di produrre anche libri, riviste o fanzine mentre finora è stato stampato soltanto Ragazzo in Vendita, fumetto post/porno realizzato da Punx666 & Delicatessen.

Koe Records low profile distro www.koerecords.wordpress.com
Si tratta della casa discografica e di distribuzione nata a Bologna nel 2014 dallo stesso batterista dei Cani dei Portici, Demetrio Sposato. Una piccolissima realtà nata per supportare alcune band dell'underground locale. Portata avanti con la filosofia DIY non ha scopi di lucro ed è supportata soltanto dalla passione per la musica del fondatore stesso. Tra i duo del suo catalogo troviamo i lavori dei CANI DEI PORTICI stessi e dei corregionali NADSAT www.facebook.com/koerecords

Oh! Dear Records e' una piccolissima etichetta musicale indipendente in ponte fra la Scozia (Glasgow) e la Sardegna (Sassari). L'etichetta nasce a dicembre 2015 con l'intenzione di supportare e promuovere la realtà locale sassarese. Tea, la fondatrice, ha avuto modo di studiare a Bologna e da qui ha affinato uno sguardo attento per le diverse realtà nazionali e internazionali. Sceglie le band con cui collaborare sia seguendo il proprio istinto sia sopratutto per l'approccio stesso all'idea di musica. Come molte altre etichette Oh!Dear Records è completamente casalinga e DIY.
Tra le uscite prediligono la cassetta e diversi progetti di riciclaggio, tra cui il fatto stesso di riversare a mano la musica nelle cassette per contenere sprechi e soldi. Tra le varie iniziative l' Oh!Dear Summer Fest e l'Oh!Dear Summer Compilation sono volti a finanziare il progetto di riforestazione dell'area retrodunale di Porto Ferro (tra le piu belle spiagge del nord Sardegna) e sensibilizzare la questione ambientale. Prossimamente avranno il piacere di collaborare con i Maledetta Dopamina, band anomala caratterizzata dalla line-up basso+ due batterie, mentre in catalogo troviamo Due dei CANI DEI PORTICI e Crudo dei NADSAT.

Upupa Produzioni www.facebook.com/upupaproduzioni/ Etichetta nata a Finale Emilia nel 2009 dalle menti di Giorgio e Paolo. In catalogo hanno l'ultimo lavoro discografico dei giovanissimi ma oltremodo talentuosi MOOD. www.upupaproduzioni.com







Etichetta musicale indipendente nata a Cuneo nel 2013 e basata sulla filosofia del Do It Yourself, viene fondata da Alberto Cornero (musicista indipendente) e Francesco Groppo (tecnico del suono), personaggi attivi nella scena musicale locale da quasi 15 anni. I due decidono dapprincipio di offrire supporto alla rigogliosa scena musicale della zona per poi allargarsi alle band del resto d'Italia e di recente anche a proposte dall'estero.
Prerogativa principale è quella di non porsi limiti di genere ma di supportare e produrre i progetti che più piacciono, offrendo loro servizi che spaziano dalle riprese effettuate con lo studio mobile professionale WhereverRecording, alla preparazione di grafiche, alla gestione dei rapporti con pressing plants, etc. Spaziano quindi dal Pop al PowerViolence, passando per PostRock, Noise, DoomJazz e PostHardcore. Nell'ottica del DIY amano anche, quando possibile, instaurare e mantenere contatti diretti con le band che supportano e che sono prima di tutto costituite da persone con le quali è bello scambiare opinioni per crescere e maturare.
Le Vollmer Industries sono i distributori della zona per Due dei CANI DEI PORTICI mentre nel loro roster sono presenti anche i PASTEL, power duo che però di recente è passato al trio e i NADSAT con il full lenght Crudo. www.facebook.com/VOLLMERindustries


Articolo e intervista ad opera di Giusy Elle