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mercoledì 10 maggio 2017

142. RECENSIONE44: La Capitale del Male by Hate & Merda

LISTA RECENSIONI 

Foto by Katia Egiziano

   Gli HATE & MERDA sono uno dei più notevoli esempi di sludge nazionale, molto conosciuti nell'underground musicale di questi ultimi anni e vanto di quella scena "estrema" che si sta definendo sempre con maggior forza e lucidità.
   Si tratta di un duo chitarra elettrica e batteria formatosi nella capitale toscana nel 2012. Con il loro progetto portano avanti una filosofia ben precisa, fatta di condivisione di un diffuso mal di vivere e di repulsione per le bruttezze della vita, seguendo il concetto di superamento della forma persona, dell'ego e di tutto ciò che ne sottende. Il senso di disagio ce lo comunicano con la propria musica, violenta e tormentata, il superamento dell'identità negando ogni informazione sulla loro persona: si fanno chiamare Unnecessary1 e Unnecessary2 e si mostrano sempre con i volti coperti da una calza nera.
  Un paio di album all'attivo, difficili e potenti ma dalla grande valenza propositiva, di cui l'ultimo, La Capitale del Male, viene qui di seguito recensito dal nostro collaboratore Giacomo Guidetti, bassista del duo Ka. Per ogni altro dettaglio sulla band e sulla loro discografia, sulle numerose etichette indipendenti che credono in questo progetto e lo appoggiano con la loro coproduzione, nonché sul punto di vista diretto dei due Non-necessari, grazie all'intervista a loro dedicata, rimando all'articolo di approfondimento appena pubblicato.

Video:
Official Video “In Itinere” www.youtube.com/watch?v=Nkevc_vNrY0
Ascolto integrale La Capitale del Male www.diodrone.bandcamp.com/album/la-capitale-del-male

Contatti Band:


La Capitale del Male credits:
Registrato e mixato da Niccolò Gallio
Masterizzato da Alessandro Maffei
Hanno partecipato in "In Itinere": Stefania Pedretti (Signorina ?Alos, OvO) alla voce e Matteo Bennici (Squarciatrici) al viloncello
Filosofia: Stefano Santoni
Spoken words su "Vai Via": Vio & Pagan
Concept and artwork: Hate&Merda
Interno di copertina: Coito Negato
Pubblicato il 21 Gennaio 2016


Qui lo ascolti


La Capitale del Male 2016
Diodrone, Dischi Bervisti, Icore Produzioni, Sangue Dischi,
Shove Records, Simula Records,Toten Schwan Records,
Utu Conspiracy, Zas Autoproduzioni
(Sludge, Drone, Doom, Hardcore)

1. La Capitale del Male
2. Foh
3. L'Inesorabile Declino
4. In Itinere
5. La Capitale del mio Male
6. Profondo nero senza fine
7. Vai via



RECENSIONE
HATE & MERDA "La Capitale del Male"
Lp 2016 Toten Schwan ed altri.

Il disco ha già più di un anno, e immagino che lo conoscerete bene. Questo è il motivo per il quale in questa recensione preferirei spendere due parole sul concept che fa da ossatura e da collante per le 7 tracce dell’album, senza ovviamente tralasciare l’aspetto musicale! La Capitale Del Male è un non-luogo, una distesa di terra arida e brulla avvolta da un’aura di intimità, nell’istante prima del culmine di un crepuscolo strano e straniante. La Capitale Del Male è un disco apparentemente grezzo ma in realtà ricco di venature differenti, e stridenti. Ed è proprio in questa sua contraddittorietà, magistralmente edificata dagli Hate & Merda, che sta la sua forza: perché restituisce la contraddittorietà del Male. Che è ovviamente il filo conduttore di tutto. Parliamo del male creando una distanza tra noi e lui, come se fosse altro da noi; ma il male esiste in noi, siamo noi che generiamo quella cosa dalla quale, poi, prendiamo le distanze.

“Il male non ce l'ha una capitale. […] Dove vuoi che sia... in fondo a se stessi... Che poi è sempre un aspetto personale il male.“

Suoni ruvidi e tumulti noise, grida laceranti e ritmi decadenti, atmosfere distese, una delicata malinconia e una ruggente rabbia si alternano e si fondono insieme, permeando il disco. Di questo parlo quando dico contraddittorietà: perché i confini diventano sfumati e tutto si miscela in un groviglio bipolare ma maledettamente coerente – La Capitale Del Male ti respinge e ti trattiene a sé: La Capitale Del Male sei tu. Tutto il disco è, probabilmente, un lungo guardarsi allo specchio e realizzare che noi e La Capitale Del Male siamo un tutt’uno.


Giacomo Guidetti
7,5/10





141. Il Male e l'Odio secondo gli Hate&Merda


INTRO
   "H&M"... visto che Edp non è un blog di moda, possiamo essere certi che questo acronimo non riguarda la nota marca d'abbigliamento. Anzi, nulla di più lontano da ciò che è moda o tendenza! Gli "H&M" di oggi sono piuttosto un combo chitarra-batteria fiorentino, dedito a uno sludge estremo e disturbante, che non ama proprio per nulla mettersi sotto i riflettori. Semmai, tutto il contrario.
   HATE & MERDA il loro nome per esteso, dopodiché il riserbo più assoluto. Non desiderano rivelare i loro nomi e tanto meno i propri volti che, su palco, nascondono sempre sotto spessi cappucci neri. Lontani da ogni snobismo o provocazione, il loro intento è ben diverso e più nobile: non coltivare ego alcuno... L'idea di base non è tanto l'anonimato, quindi, quanto proprio l'annullamento del concetto di identità. Come dicono di sé stessi : "Siamo tutti uguali nel nostro non essere nessuno".
   Non essendoci così passato da raccontare nell'universo degli Hate & Merda, il mio articolo è costretto a prendere una piega diversa dall'impronta che dedico comunemente alle presentazioni dei duo. Mi piace molto, e trovo utile, presentare un progetto musicale seguendo il background delle persone che lo compongono, arrivando al personaggio partendo dalla persona, secondo un excursus umano che contestualizzi il tutto. Ma quando gli Hate & Merda salgono sul palco non sono nemmeno personaggi, soltanto persone spogliate del proprio ego e dei costumi quotidiani. Semplici testimoni di un disagio comune, si fanno portavoce di questo messaggio universale che comunicano con intensità ed impatto.
   Così, sebbene molti di noi siano a conoscenza delle splendide realtà che Unnecessary1 e Unnecessary2 (ovviamente è così che si fanno chiamare!) coltivino in parallelo, e che avrei amato approfondire, ci limitiamo a raccogliere qui le notizie su di loro che già circolano in rete, contando in qualche chicca in più in fase d'intervista...

Foto by Katia Egiziano

BIOGRAFIA
   Gli Hate & Merda nascono a Firenze nel 2012 dall'incontro di due sconosciuti denominati semplicemente Unnecessary1 (batteria) e Unnecessary2 (chitarra e voce). Si vestono di nero, si incappucciano il volto e sfornano uno sludge estremo, cantato in italiano, che li fa da subito spiccare nel panorama underground nazionale.

   L'anno dell'odio è il loro album d'esordio, uscito a fine 2014 e supportato da tre interessanti etichette indipendenti (Toten Schwan, Utu Conspiracy e la nascente Dio Drone), tuttora testimoni attive del percorso musicale dei due. Sei tracce registrate in presa diretta che ci rivelano il background hardcore del duo, rifinito però da una bella manciata di noise ed atmosfere doom e i cui testi in italiano non lasciano veli sulle intenzioni e sul pensiero dei due. Il disco, registrato e mixato da Niccolò Gallio e masterizzato da Alessandro Maffei, è ottimamente accolto sia dalla critica che dal pubblico che, sovrastato dai volumi e dall'etica-estetica dei due, non può far altro che riconoscerne la valenza. Una bella serie di live li portano in giro per tutto lo stivale mentre nel 2015 approdano anche in Belgio, al Pukkelpop Festival.

   E' del 2016 invece l'uscita del secondo album, La Capitale del Male, supportato da una lunga schiera di etichette -orgoglio dell'underground nostrano- in prima fila le case discografiche già presenti per il primo disco. Nell'onda delle riconferme anche per questa registrazione i due si rimettono nelle mani della coppia Gallio-Maffei. Con qualche spoken word, molte grida straziate dal dolore e tanta violenza sonora, i due Unnecessary ci vomitano la loro inquietudine ricalcando la forma vincente dell'album precedente: sonorità cupe e disturbanti, atmosfere tenebrose e violente. Solo "In Itinere", brano ad intermezzo dell'album, ci concede qualche minuto di tregua regalandoci anche collaborazioni magistrali come il violoncello sognante di Matteo Bennici (Squarciatrici) e la voce di Stefania Pedretti degli OvO, maleficamente sussurrata in sottofondo. Interessanti e coinvolgenti sono poi i live, intesi quasi come una performance, dove il duo ci fa partecipe della propria repulsione per un mondo privo di speranza.

   Detto questo, non possiamo scendere in maggiori dettagli sugli Hate & Merda: è la musica stessa a parlare in vece loro... proviamo soltanto ad approfondire il taglio particolare conferito al duo con l'interessante intervista ai nostri musicisti Non-necessari. Passeremo poi ad analizzare la cordata di etichette indipendenti a supporto de La Capitale del Male e infine a scandagliare le caratteristiche di questo album particolare con la recensione secondo Giacomo Guidetti, bassista del power duo Ka.
   Come sempre... buon ascolto e buona lettura!

Official Video “In Itinere” www.youtube.com/watch?v=Nkevc_vNrY0
Ascolto integrale La Capitale del Male www.diodrone.bandcamp.com/album/la-capitale-del-male



INTERVISTA
1. Ciao persone non indispensabili, benvenute nelle pagine dell'Edp. Tanto per incominciare, raccontateci come vi siete incontrati e come è nato il duo. Ma soprattutto, perché proprio il duo? Avevate già una pensiero comune che vi ha portati all'estetica della band o la filosofia che soggiace al progetto è nata in un momento successivo?
Unn1: il duo è nato dopo essere usciti dal noto negozio di abbigliamento, eravamo andati a comprarci delle mutande, un po’ schifati dalla vita.
Unn2: abbiamo gravitato nello stesso ambiente per anni senza frequentarci, ma alla fine è stato inevitabile avvicinarci e collaborare, e di conseguenza suonare insieme appena ci siamo resi conto di avere un sentimento comune da sputare fuori.

2. Nella tradizione noise, ma non solo, il mascheramento del volto è molto diffuso. Nel vostro caso non si tratta di scenografia o di alienamento dalla realtà, né tanto meno di celamento dell'identità. Per voi è qualcosa di più forte e nello stesso tempo maggiormente carico di significato: è l'annullamento stesso dell'ego.
Da una parte l'ego va riconosciuto per sviluppare un sano senso di identità e di autostima, dall'altro va superato per non restare ingabbiati nella relatività di questo mondo. Quale il percorso personale e filosofico, fors'anche spirituale, che vi ha portati a questo traguardo?
Unn2: potrei dilungarmi all'infinito con dissertazioni più o meno plausibili e filosofiche sull'idea di coprire viso e identità, ma la realtà è molto più semplice: non ci interessa raccontare di noi come persone e neppure di vedere la nostra faccia su una rivista o in rete. I social sono pieni di facce e di cazzi personali dei quali non interessa nulla a nessuno, abbiamo scelto di dissociarci da questo tipo di approccio all'esistenza. non siamo neppure vanitosi sulle nostre 'maschere', indossiamo lo stesso putrido paio di calze dall'inizio.
Unn1: dai, poi fa figo no? In realtà mettersi una calza che copre i tuoi lineamenti e le tue espressioni riesce a farti distaccare da una sorta di ego personale, per diventare, come nel mio ruolo, un semplice fabbro ai tamburi.

3. Quando salite sul palco sembra proprio che vi caliate in una realtà parallela, in una dimensione particolare della quale il pubblico può soltanto intuire la portata. Ci volete descrivere l'esperienza live dal vostro punto di vista, ossia da dietro le maschere? E' qualcosa di simile a un'esperienza mistica, a un viaggio sciamanico? Vivete il potere estatico della musica? Come ritornate alla realtà dopo un vostro concerto?
Unn2: sotto la calza fa sempre molto caldo e si vede davvero poco. La realtà scompare letteralmente dagli occhi e si resta soli. Credo che anche questo influenzi molto il nostro modo di porci sul palco. Fondamentalmente è come se suonassimo sempre da soli in fondo a un pozzo.
Unn1: l’effetto è quello descritto da unn2. Il ritorno alla realtà del dopo concerto è faticoso. In primis perché spesso ti trovi a dovere smontare tutto senza avere un attimo di tregua. E poi ti senti scarico, esaurito, ma in pace con te stesso. Per pochi minuti, sempre meno.

4. Nel vostro progetto a due l'entità e l'ego sono celati, si diceva, cosa che non vale invece per i testi! Scritti in italiano, sono fatti per essere ascoltati e capiti, il messaggio è quindi esplicito e diretto. Il vostro può essere ritenuto un messaggio universale di disagio e repulsione che non abbisogna di nessun personaggio specifico per essere veicolato?
Unn1: i testi sono scritti in italiano proprio per questo. Perché devono essere capiti e onestamente pensare di scriverli in inglese significherebbe che stai affrontando una platea di ascoltatori di tutto il mondo. Un po’ troppo, almeno per quello che è successo fino a ora.
Unn2: il messaggero non è mai importante, ma le parole devono arrivare in faccia come coltellate. i nostri testi non pretendono di essere universali, mi sorprende sempre quando qualcuno ci dice di essersi ritrovato in una nostra frase, e in quel caso mi dispiace per lui.

5. Le bruttezze e i difetti degli umani sono un nodo cruciale dei vostri testi. Parole negative imperano nei titoli e nel nome stesso del duo. Per superare il male è necessario scandagliarlo così in profondità? Da qualche parte avete detto: "Viviamo nella Luce ma crediamo nel Buio...". Inoltre, secondo la filosofia di Stefano Santoni che avete condiviso: "Il male serve. Serve anche il male...". In ultima analisi, qual è -se c'è- la vostra ricetta contro i mali che soffocano il mondo?
Unn1: sicuramente suonare per me è un grosso aiuto psicologico. Non sarei niente se non suonassi, non potrei rapportarmi con nessuno, non ci riuscirei. Ognuno ha la sua strada, questo aiuta l’individuo. Ognuno ha il suo male, anche questo aiuta l’individuo nel suo cammino verso la fine.
Unn2: la prima frase non è nostra, e di sicuro con una calza in faccia non si vive facilmente nella luce. Stefano è riuscito senza saperlo a condensare in un unico discorso tutti i nostri pensieri che hanno formato poi La Capitale Del Male.
Di ricette non ne ho, ma di recente qualcuno mi ha detto 'per essere libero devo morire'.

6. Nei due anni trascorsi tra la stesura dei vostri due album, H&M in cosa sono cambiati, o meglio, evoluti? Sia sonoricamente che a livello d'intenti, quali le differenze e le continuità tra L'anno dell'odio e La capitale del male?
Unn1: lascio ai critici dire o scrivere cosa sia cambiato ed evoluto. Per noi a un certo punto diventa una necessità di espressione, e in quel momento bisogna iniziare a provare i pezzi nuovi. Non so quale strada prenderemo, se continueremo questa via.
Unn2: teniamo molto a mantenere il nostro approccio spontaneo e istintivo com'è sempre stato fin dal primo live improvvisato. i due dischi raccontano storie diverse ma dal medesimo punto di vista. forse ci siamo solo incattiviti ancora un po', se possibile.

7. Visto il vostro inserimento totale nel panorama musicale underground nazionale, grazie alle vostre band e ad alcuni interessanti progetti paralleli, siete i referenti adatti per analizzare il fenomeno della musica estrema in Italia. Mi pare di vedere una bella scena in tal senso, attiva e propositiva, dove anche i duo si distinguono. Qual è la vostra analisi, in proposito, di questi ultimi dieci anni?
Unn2: i due non necessari suonano soltanto negli HM, in tal senso non ci sentiamo rappresentativi di nessuna scena o fenomeno. personalmente apprezzo che in Italia al momento circolino diversi progetti 'estremi', negli ultimi anni il fraintendimento della parola 'indie' aveva rammollito fin troppe persone.
Unn1: sono molto combattuto sui miei sentimenti riguardo alla “scena”, di per sé già una parola un po' inutile. A volte mi sembra tutto uno schifo, o quasi tutto, mi sembra che ci siano posers ovunque, dediti più all’apparenza e ai rapporti interpersonali che alla musica in quanto tale o a un modus operandi diverso da quello che ti faccia apparire un po’ “yeah”. A volte invece incontro qualche amico (sono pochi), e passo una gran bella serata.

8. Gli stessi duo rock (chitarra-batteria e basso-batteria, anche se un po' meno questi ultimi) sono cresciuti a dismisura in termini di quantità nonché passati dall'incomprensione di venti anni fa al riconoscimento completo di quest'ultimo periodo. Spesso si organizzano serate a tema se non interi festival spadroneggiati da queste combo. Come descrivereste voi l'evoluzione del fenomeno? E quale il motivo di tale successo?
Unn2: anni fa iniziò ad andare di moda la 'formazione monca', che a volte pareva fin troppo forzata e più una scelta di campo. Forse oggi imperano le bands a due perché difficilmente più persone riescono a sopportarsi tra loro.
Unn1: oltre al fatto della sopportazione, credo ci siano svariati fattori che scremino il numero di persone coinvolte in un progetto. Vuoi il tempo e la geografia, vuoi i pochi soldi e le tante spese, vuoi l’importanza che ha preso l’idea di potere fare musica in modo diverso, senza più contare sul classico quartetto o terzetto rock e pop.

9. Infine come vedete, all'interno di questo quadro, il contributo di Edp? C'è qualcosa che, secondo voi, potremmo sviluppare maggiormente a favore della realtà dei power duo chitarra-batteria nazionali?
Unn1: se siete fissati con i duo, pensate che ci sono infinite forme per esserlo, non solo il power duo composto da chitarra e batteria. Certo, proprio per non disperdersi nel mare magnum dei duo abbiamo voluto specializzarci...
Unn2: smettere di perseguitare i gruppi che vogliono restare anonimi [ahah].

10. Ho apprezzato molto lo scambio di opinioni con voi, che anche in questo caso vi siete dimostrati più utili e necessari di quanto non volete far credere! ;) Vi ringrazio enormemente e vi saluto mentre vi chiedo di delucidarci sui vostri progetti futuri.
Unn2: se è così allora abbiamo decisamente sbagliato qualcosa! Al momento siamo reticenti a suonare live, dopo un anno e mezzo trascorso prevalentemente in giro preferiamo dedicarci un po' di tempo per scrivere un capitolo nuovo.
Unn1: forse ci allargheremo a 3 componenti ma se ci pagate, rimaniamo in due.



DISCOGRAFIA
L'ANNO DELL'ODIO 2014, Toten Schwan, Utu Conspiracy, Diodrone (Sludge, Drone, Doom, Hardcore)

1.Ascoltare con dolore 2.Carne gotica 3.Pioggia d cicatrici e sogni negati 4.Pietà 5.L'eternità di un'estate terribile 6.Veglia di condoglianza


Ascolto e freedownload

LA CAPITALE DEL MALE 2016, Diodrone, Dischi Bervisti, Icore Produzioni, Sangue Dischi, Shove Records, Simula Records,Toten Schwan Records, Utu Conspiracy, Zas Autoproduzioni (Sludge, Drone, Doom, Hardcore)

1.La Capitale del Male 2.Foh 3.L'Inesorabile Declino 4.In Itinere 5.La Capitale del mio Male 6.Profondo nero senza fine 7.Vai via

Qui lo ascolti
Qui la nostra recensione


Link ad altre recensioni



LABELS
Etichetta indipendente della quale abbiamo già trattato in occasione della loro ultima uscita di prestigio, Creatura degli OvO.

Sotto il nome Dio Drone, a seguito della censura del termine da parte di un social network, si raccoglie ad inizio 2013 un gruppo di amici musicisti fiorentini che si interrogano sul confine tra ciò che è lecito perché comunemente accettato, o ciò che è frutto di espressione artistica personale, libera da ogni tipo di costrizione. Quest'ultimo soltanto è il vero underground, e il collettivo che si forma attorno a questo nome decide di supportare la scena musicale (e artistica in generale) votata alla libertà di espressione e alla sperimentazione. Convinti del potere estatico della musica, prediligono espressioni artistiche rumoristiche o di ricerca mentre l'idea di base è di riunire sotto un unico tetto realtà artistiche particolari ed isolate per stimolare nuove collaborazioni: la metodologia applicata è quindi quella del DIY e della collaborazione, che prevede un forte supporto reciproco.
Capitanati dal fondatore Naresh Ran, allora voce della band post metal Qube, Dio Drone inizia le sue attività raccogliendo vari artisti in una serie di compilation ed organizzando concerti con le suddette band. Compilation e festival sono ancora il punto forte del collettivo mentre è nata successivamente e in maniera spontanea la realtà di etichetta discografica. Nel loro ricco catalogo troviamo anche altri power duo chitarra-batteria: dagli stessi Hate&Merda, al duo doom LA CUENTA fino alla coproduzione di un album dei pistoiesi MARLON BRANDO. In un'epoca in cui il formato fisico di libri e musica è andato smaterializzandosi, Dio Drone preferisce supporti old style, come vinili e audio cassette.
www.facebook.com/diodrone

Dischi Bervisti www.dischibervisti.com
Altra interessante realtà discografica indipendente, già presentata in occasione dell'articolo sui Cani dei Portici (qui). 

Dischi Bervisti viene fondata a Treviso nel 2012 come etichetta di musica indipendente per supportare l'uscita del nuovo album di Bologna Violenta: Utopie e piccole soddisfazioni. L'idea nasce dallo stesso Nicola Manzan (solista dei Bologna Violenta, ora in duo con batteria) e dalla compagna Nunzia Tamburrano che da lì in poi continuano l'attività con band a loro affini, spesso di amici. Proprio per questa filosofia, dettata dal gusto personale, non c'è un genere specifico supportato dalla casa editrice.
Essendo Bologna Violenta, la band del fondatore, in realtà un progetto solista approdato alla formazione di duo elettrico, una 2-man band di AvantGarde e GrindCore, molti sono i duo presenti nel loro catalogo. Oltre ai CANI DEI PORTICI troviamo anche i METEOR (noise, Brescia), gli HATE&MERDA (sludge, Firenze), e il duo lui-lei di chitarre HARMONIC PILLOW.
Dischi Bervisti non è solo etichetta di musica indipendente ma anche Ufficio Stampa diretto da Nunzia e dedicato anche a band non presenti nel proprio roster.

Si tratta di un'etichetta indipendente fondata nel 2014 a Fabriano (AN), lo stesso paese d'origine dei LUDMILLA SPLEEN, e quindi etichetta già presentata in un articolo dedicato a questo duo (qui). Quasi un' "etichetta di quartiere", per loro, è stata fondata da Giacomo Bergantini, un personaggio che non faceva parte della scena musicale marchigiana ma che, da buon fruitore di musica e organizzatore di concerti, ha voluto contribuire in un momento in cui la ricca scena musicale anconetana stava languendo. Icore Produzioni non è però un modo per trovare e conservare un panorama musicale locale, piuttosto è l'intento di aprirsi all'esterno per accogliere ciò che ha da offrire e nutrire un tessuto locale, cercando di colmare quelle assenze che si sono venute a creare nel tempo.
Principalmente focalizzata in produzioni Metal e PostHardcore, Icore segue lo scopo di ricercare la bellezza nei suoni scuri e viscerali. I membri del collettivo credono nell'underground come forma di comunità e socializzazione, di rapporto di collaborazione tra individui e secondo questa filosofia adottano la metodologia DIY coinvolgendo attivamente le band associate.
Dalla scena underground italiana si stanno recentemente allargando alle produzioni internazionali, mentre nel loro catalogo troviamo altri power duo, come gli HATE&MERDA di oggi e i Bolognesi HYPERWULFF.

Sangue Dischi www.sanguedischi.com
Etichetta Diy e di distribuzione nata a Bologna nel 2007. Luca è il fondatore e l'unico a gestire il progetto. Le uscite nascono per lo più da un rapporto diretto con i gruppi, ovvero da rapporti di amicizia o conoscenza consolidata negli anni, mentre per i nuovi ascolti predilige le proposte che veramente lo entusiasmano. Quando il tempo è poco, si è costretti ad ottimizzare... Sangue Dischi si dedica per lo più ai generi punk, hardcore e noise con predilizione per il formato in vinile.
Nel suo catalogo troviamo band interessanti e tra i duo segnaliamo i METEOR (chitarra-batteria noise, duo strumentale da Brescia), le basso-batteria milanesi Agatha oppure gli inossidabili Zeus!
www.facebook.com/pg/sanguedischi

Etichetta indipendente italiana fondata nel lontano 1994 ad Alessandria e gestita da Manuel Piacenza. HardCore, Emo, Crust, Grindcore... questi i generi prediletti dalla Shove Records.

Simula Records è un'etichetta con sede a Bristol (Uk) che produce quasi esclusivamente tapes.









ToTen ScHwAN Records www.totenschwan.altervista.org
Della Toten Schwan abbiamo già avuto modo di parlare in occasione dell'articolo dedicato ai CANI DEI PORTICI e successivamente in quello incentrato sul secondo album dei Bresciani SDANG! (qui). Quest'etichetta indipendente è infatti molto attiva oltre a concedere ampio spazio ai power duo nazionali.  
La TSR è innanzitutto un'associazione culturale no-profit che tra le altre attività è anche etichetta discografica. Nata a La Spezia nel 2011 da un collettivo di musicisti, porta avanti la filosofia della controcultura. Controcultura come necessità per la sopravvivenza etica, collettivo come mondo ideale dove si collabora e ci si aiuta.
Tra le sue pubblicazioni troviamo 5 interessanti compilation freedownload (e in stampa a tiratura limitata di 50pz) e gli ultimi album di alcuni power duo: oltre agli H&M e ai due nomi già menzionati, nel loro catalogo troviamo anche il duo chitarra-batteria da Pistoia MARLON BRANDO nonché lo storico duo all female basso-batteria SHE SAID DESTROY.

Utu Conspirancy www.utuconspiracy.bandcamp.com
Attiva a Firenze fin dal 2008, viene fondata dal trio sludge/noise LA CUENTA per la pubblicazione del loro primo album. Trio rimasto da qualche tempo in duo chitarra-batteria, viene attualmente portata avanti dai membri sopravvissuti, Matteo e Nicola.
Col tempo si sono dedicati alla pubblicazione e co-produzione di molti altri dischi e nel loro catalogo compare anche qualche duo, seppure non propriamente chitarra-batteria: Gargamella per esempio è un duo tra il medievale e la musica sperimentale, mentre Whip Me sviluppa le proprie sonorità sull'industrial e la witchouse.
www.facebook.com/UTU-CONSPIRACY-125589167481864

Zas Autoproduzioni www.zasrec.blogspot.it
Zas Autoproduzioni è una storica etichetta Grind e Hardcore, nata alla fine del 1997 in Val Susa (TO) come etichetta di cassette registrate in casa; il fondatore è ormai noto a tutti come Marco Zas. Col tempo si è impegnato, secondo fedele ottica Diy, alla produzione di cassette, dischi e cd hardcore/punk in tutti i suoi “sotto-generi” più violenti ed estremi come il grindcore, il crust, il power-violence… insomma hardcore estremo. Etichetta testimone dei primi anni fatti di scambi di cassette, lettere e francobolli fino all’era di internet, la Zas non ha fini di lucro ed è mossa solo dalla passione; proprio in quest'ottica ha anche una distribuzione di registrazioni e merchandising frutto di scambi con altre etichette.



Articolo e intervista ad opera di Giusy Elle


giovedì 6 aprile 2017

140. RECENSIONE43: Bile by Doctors in Mexico




   I DOCTORS IN MEXICO sono un duo ferrarese formatosi nel 2012 e cavalcano il loro stoner-blues con i soli strumenti chitarra e batteria: Mattia Cenacchi e Carlo Calanchi i suoi fondatori. Nel 2014 pubblicano il loro album di esordio Bile, 9 tracce strumentali intitolate con il numero di composizione, un po' alla Karma to Burn. Nessuna struttura ripetitiva e l'utilizzo di accordature particolari rendono il progetto originale tanto da ricavare i suoi successi: dalla finale di Arezzo Wave Love Festival all'invito a Radio Città del Capo, dall'inserimento in compilation fino all'utilizzo di alcuni loro brani per spot, trailer e video promozionali grazie alla scelta di usare licenze Creative Commons.

   Pur trattandosi di 44 minuti di musica strumentale, nel booklet del CD spicca l'enigmatica sezione "Lyrics for Unsung Songs": 9 testi mai cantati, uno per ogni pezzo, scritti da loro ma anche da molti amici della band. Bile è registrato live a fine 2014 presso l'Arci Contrarock di Contrapò (FE), all'interno di una scuola elementare persa nella campagna (qui il video delle session). Samboela (già al lavoro con Le Luci della Centrale Elettrica, Giorgio Canali, Bob Corn) ne cura la registrazione ma anche il mixaggio e il mastering finale.

   Per ogni dettaglio biografico della band o per gli approfondimenti con l'intervista a Mattia e Carlo, rimando all'articolo di presentazione della band (qui) mentre noi procediamo con i dettagli tecnici dell'album e la sua recensione firmata Nicola Cigolini.


Video:

Contatti Band:
www.facebook.com/doctorsinmexico
www.doctorsinmexico.bandcamp.com
www.soundcloud.com/doctors-in-mexico
www.youtube.com/channel/UCYB_upYrPul_pmVecslxUSA/videos
doctorsinmexico@live.com

Bile credits:
Registrato (live) nell'Ottobre 2014 @Arci CONTRAROCK (www.contrarock.net)
Registrato, mixato e masterizzato da SAMBOELA
Autoprodotto
Foto di copertina di Filippo Tumaini (www.facebook.com/Offlineframes)
Artwork di booklet e copertina ad opera di Christian Bondandini (ns.graphicart@gmail.com)
Testi del booklet "Lyrics For Unsung Songs" (visibili qui: http://goo.gl/qHICRT) scritti da: Glass Furs; Pino Corpseborn; Doctors In Mexico; Filippo Cavallini; Elisabestia; Fcogzzi; Lorenzo Manfredini; Andrea Trombetta.




Bile 2014
Autoprodotto
(Altrock, Stoner, Noise)

1.L
2.I
3.B
4.G
5.F
6.E
7.C
8.A
9.D



RECENSIONE
DOCTORS IN MEXICO "Bile"
Lp 2014 Autoprodotto

DOCTORS IN MEXICO è un progetto composto da Mattia Cenacchi (guitar) e Carlo Calanchi (drum) che generano il loro duo nella bella Ferrara mentre BILE è il loro primo LP autoprodotto, registrato live (questi non scherzano) all’interno di una ex scuola elementare locata in Contrapo’ (non so perché ve l’ho detto ma mi sembrava figo farvelo sapere).

In questo disco lo stoner la fa da padrona, ottimi riff di chitarra supportati da ottimi ritmi sincopati che tanto bene fanno allo spirito e alle orecchie.
I titoli completamente alfabetizzati, sì avete capito bene, alfabetizzati (L,I,B,G,F,E,C,A,D sono i nomi delle canzoni), danno un senso totale di non sense che però non sense non ha (la mancanza della lettera H dice tutto, sarà un caso? Forse no? Non credo proprio...).

Non è semplice fare una recensione di questo disco, anche perché ci sono veramente pochi spunti su cui aggrappare un ragionamento degno di tale nome, posso solo dirvi che il tutto scorre veramente piacevole, ci possiamo ritrovare germi di blues, del tanto amato stoner descritto poc'anzi, ma anche tratti di psichedelia con cambi di tempi e timbriche che, a dire il vero, sono proprio giuste.
Un album che anche senza le parole non annoia praticamente mai.
Sono anche convinto però che potrebbe tranquillamente supportare linee vocali e melodie canore (in alcuni punti mi sono ritrovato a canticchiare melodie verdeniane che hanno stupito anche me!).

Concludendo si tratta di un buon lavoro, ben concettualizzato e ben strutturato, a personale avviso non tanto valorizzato dal mixaggio, ma comunque godibile sia per gli amanti del genere strumentale che da chi è invece alle prime armi con questi ascolti.

Nicola Cigolini
7/10







Articolo ad opera di Giusy Elle 
www.facebook.com/groups/electricduoproject


139. La Bile dei DOCTORS IN MEXICO


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INTRO
   Anche in questo articolo presenteremo un duo chitarra-batteria dall'Emilia Romagna, che come i precedenti Marmo (qui) è formato da strumentisti non professionisti, gente che innanzitutto lavora nella vita, pur avendo una forte passione per la musica. Passione trattenuta coi denti, quindi, che passa in secondo piano soltanto per necessità. Ma ciò non significa nulla... si può creare ottima musica senza essere necessariamente dei professionisti... Questo è il caso dei DOCTORS IN MEXICO di oggi, duo strumentale di alt-rock.

BIOGRAFIA
   Siamo a Ferrara nel 2012 e due musicisti, tali Mattia Cenacchi (chitarra, allora studente di ingegneria meccanica) e Carlo Calanchi (batteria), entrambi classe 1989, si riuniscono assieme ad un amico tastierista in una sala prove della propria città per avviare un trio di musica propria. Passano solo poche settimane che il terzo membro, addetto al synth, è costretto a lasciare... Da allora i Doctors in Mexico restano in due per scelta, non soltanto per necessità, così da limitare le decisioni creative e sforzarsi di fare molto con poco. Peraltro senza voce... e senza basso, come in trio.
   Per il chitarrista si tratta della prima esperienza in band mentre Carlo, il batterista, aveva già militato nella band ferrarese Il Lamento del Bestiame, nella quale compariva il concittadino Margaret Lee, cantautore punk anche lui successivamente in duo chitarra-batteria. Nascono così brani strumentali, in un genere a cavallo tra stoner, blues e noise, tanto per dare qualche coordinata di genere, intitolati con una sola lettera, decisa dall'ordine cronologico di composizione.
   Nove brani finiscono nell'album d'esordio, Bile, autoprodotto e pubblicato a fine 2014: il risultato di una composizione libera da vincoli e strutture. Sebbene si tratti di brani strumentali i Doctors in Mexico hanno voluto dargli voce aggiungendo dei testi che non sono però mai stati cantati. All'interno del booklet dell'album ne possiamo avere visione: "Lyrics for Unsung Songs" sono scritti in inglese da una serie di amici della band (due sono dei Doctors stessi) e, come anticipa il titolo, mai cantati. Ciò non significa che debbano restare per sempre su carta: la scelta specifica della licenza Creative Commons permette ad ogni brano di essere potenzialmente remixato e cantato, o comunque editato senza infrazione alcuna. Da qui la scelta di alcuni loro brani per trailer o video promozionali. Personalmente trovo bellissimo lo spirito di lasciare in eredità la propria musica perché possa essere ascoltata ma anche risuonata, reinterpetata e resa viva nel flusso del divenire...

   Grazie alla loro interessante proposta musicale i Doctors in Mexico arrivano alla finale regionale di Arezzo Wave Love Festival che li porta a suonare al Freakout di Bologna e ad essere notati da Radio Città del Capo, dove vengono invitati a partecipare in veste di ospiti al programma Area 51 e infine a figurare nella compilation Vol. 7 del programma con il brano “M”. Da questo stesso brano è stato ricavato un videoclip, diretto da Ares Brunelli e registrato da Federico Viola, sempre nella sala prove e di registrazione Sonika dove è nata la band. A seguire altri video tratti dalle prove in sala.
   Causa impegni con altri gruppi musicali, il progetto Doctors in Mexico procede un po' a rilento per cui li ritroviamo nuovamente in studio soltanto nell'Aprile 2016 per la registrazione di una session improvvisativa di quasi sei minuti, intitolata 8pm Improvisation (dall'orario della registrazione...). Ovviamente registrata in presa diretta, è visibile su youtube dove per l'occasione è stato usato un film in bianco e nero del 1932 ("Freaks").
  Concludendo diciamo che nonostante l'approccio Diy del duo, i risultati sono più che notevoli, dalla registrazione dell'album (Samboela: Giorgio Canali, Le Luci della Centrale Elettrica), alla cura con cui hanno definito l'artwork, il booklet, alla fine il progetto intero. Per scendere nei particolari del disco vi rimandiamo all'articolo specifico, con anche la sua recensione a cura del nostro prolifico collaboratore Nicola Cigolini (qui), mentre noi andiamo ad approfondire il progetto ferrarese Doctors in Mexico con i suoi fondatori Mattia Cenacchi e Carlo Calanchi.

“M” https://www.youtube.com/watch?v=sJfxSyaRLeo&feature=youtu.be&hd=1
"E" https://www.youtube.com/watch?v=s8olWLKDX
"8pm Improvisation" https://youtu.be/S-kaWzjRvMo



Presenti nella nostra EmilyDuo Compilation



INTERVISTA
1. Ciao Mattia e Carlo, è un piacere avervi ospiti qui all'Edp. Raccontateci come avete iniziato a suonare i vostri strumenti e come siete arrivati al duo.
M: Ho iniziato a suonare la chitarra tardissimo, a 19 anni, con una vecchia classica rubata a mia sorella. All’inizio cercavo di imitare lo stile ritmico di gruppi punk come gli Against Me!. Non mi sembrava possibile che potessero strummare così velocemente! Dopo qualche mese di gavetta arrivò l’elettrica e da lì in poi effetti, accordature strane, e i Doctors in Mexico. Il mio primo gruppo, di fatto.
C: Ho iniziato a suonare la batteria intorno ai 15 anni, quando all’uscita della scuola mi trovavo nella cantina/sala prove di un mio compagno di classe dove potevo usare la batteria di suo fratello maggiore: da lì gli inizi e i primi gruppetti con amici. Principalmente suonavamo cover di gruppi italiani e non (Afterhours, Blur prima di tutto), passando poi a scrivere pezzi nostri. Come “Doctors” siamo arrivati a suonare insieme grazie a un amico in comune che suonava la tastiera midi come terzo componente. Quando poco dopo ci lasciò in due, l’idea di continuare nella configurazione chitarra e batteria ci è sembrata super naturale. E così siamo rimasti. Era il 2012, o giù di lì.

2. Da dove il nome della band?
M: è una sequenza di parole prese fuori contesto da un'intervista di non-ricordo-chi al Late Late Show di Craig Ferguson, di cui ero un grande fan. Parlavano di dentisti messicani e quando l’ospite ha detto “[…] bla bla bla doctors in mexico bla bla bla […]” ho drizzato le orecchie perché mi sembrava parlasse di una band!

3. Doctors in Mexico è un bel progetto a due, quali gli accorgimenti tecnici per far funzionare il combo ridotto?
M: Fin da subito ho cercato di stare fuori da sentieri già battuti usando una variante di Open G come accordatura e sdoppiando il segnale (spesso ottavato) tra un ampli da chitarra e uno da basso. Per coprire più frequenze possibili in mancanza di altri strumenti e voce. Come scrittura tendo a buttar giù sequenze quasi sempre lineari, con temi A B C D E etc. che vengono sviluppati una sola volta e raramente ritornano.
C: Dal mio punto di vista si tratta di picchiare il più forte possibile, cercando sempre di proporre qualcosa di non convenzionale, seguendo un’onda comune con i giri di chitarra. Cerco di suonare una batteria che più che fare il compitino prova a seguire le note e gli umori dei giri di chitarra. Con un numero ridotto di fusti e piatti a disposizione.

4. Se i Karma To Burn battezzano i loro brani con un numero voi l'avete fatto con le lettere dell'alfabeto. Mi sembra molto onesto per brani strumentali. Il titolo invece che significato ha nei confronti della vostra musica?
M: Sì, l’idea l’abbiamo “rubata” ai Karma To Burn (uno dei nostri gruppi strumentali preferiti) che hanno titoli numerati. Per il titolo del disco Bile ci sembrava adatto per le sensazioni che evoca l’immagine di un liquido purulento e per il fatto che anche in inglese spelling e significato coincidono con l’italiano.
C: La bile che facciamo venire quando si ascolta l’album!

5. Ammiro e condivido la scelta di utilizzare i Common Credits al posto della Siae. Nel vostro caso avete optato per una formula di libero uso delle vostre basi, che possono essere remixate, editate, o addirittura cantate con dei testi suggeriti, scritti da voi e altri amici ("Lyrics for Unsung Songs"). Ci parlate della filosofia che sta alla base di questa vostra scelta?
C: L’idea è di lasciare libera interpretazione tra il testo scritto da noi o alcuni dei nostri fantasiosi amici e la musica. Facendoli sentire parte del progetto per la vicinanza ed il supporto dimostratoci e far sì che la loro costante presenza ai nostri live potesse venire in un qualche modo ripagata.
M: Ci sembrava divertente proporre nel booklet i cosiddetti testi per canzoni mai cantate , un po’ per satira un po’ per offrire un contesto narrativo che altrimenti mancherebbe. Il tutto senza prendersi troppo sul serio.
I Creative Commons per tutti i nostri brani sono una scelta secondo noi intelligente ai “nostri livelli”, laddove un’iscrizione SIAE non avrebbe il minimo ritorno se non quello di contribuire al funzionamento di una macchina obsoleta. Finora i CC ci hanno dato ottime soddisfazioni, considerando che 4 o 5 dei nostri brani sono finiti in video promozionali, spot aziendali sul web, fan video, trailer. Così la musica gira senza troppi sbattimenti e costi per le parti coinvolte. Non ci sono guadagni ma la soddisfazione di aver “aiutato” altri creativi è tanta.

6. Da dove avete tratto l'immagine di copertina di Bile e cosa sta a significare?
M/C: La foto è del nostro ex terzo membro, Filippo Tumaini (aka Øffline Frames su Facebook). È stata scattata nella città vecchia di Tallin, in Estonia, durante un viaggio in Scandinavia che abbiamo fatto poco prima dell’uscita del disco. È una scultura che secondo noi rende giustizia al famoso detto da bar ferrarese: “al tròp pensàr deriva dal pòc capìr” che credo non abbia bisogno di traduzioni. In pratica un simbolo del cruccio dei nostri tempi, l’overthinking estremo insomma. E in modo più auto-ironico una metafora per la nostra musica alle volte (troppo?) ragionata o matematica.

7. Sono passati oltre due anni dalla pubblicazione dell'album di esordio: state lavorando su nuovi pezzi? Avete in mente di registrare un secondo capitolo della vostra carriera?
C: Sì, stiamo lavorando su dei nuovi pezzi, non ci stiamo spostando molto da quello che è il nostro istinto primordiale, solo accorgimenti in più per quanto riguarda “l’elettronica” (basi, loop etc.)
M: Esatto, stiamo cercando modi per non ripeterci e costruire layer più spessi rispetto al primo disco. Ma senza ricorrere a un terzo membro. Vedremo se cambiare accordatura, ricorrere a un synth, usare un looper. Oppure tutte le precedenti. Fra l’altro abbiamo ancora due o tre brani mai editi da condividere (registrati in occasione del live per AREA 51/Radio Città del Capo). Presto saranno su Bandcamp. L’idea fondamentale per il prossimo disco è di scrivere qualcosa che non richieda overdub in studio, per poter essere suonato tale-e-quale dal vivo. Finora è sempre stato così: brani registrati in diretta e senza sovra-incisioni.

8. Avete suonato molto in giro, ci ricordate con quali altri duo avete condiviso il palco?
M/C: di concerti specifici per soli duo ricordiamo un live al Patchanka di Ferrara con gli impareggiabili Mood. In generale tra i gruppi che ci hanno lasciato a bocca aperta fra quelli con cui abbiamo suonato figurano i Junkfood 4et!

9. I vostri progetti per il futuro?
M/C: Suonare di più, scrivere di più, registrare, creare, condividere. È un periodo in cui procediamo un po’ a rilento a causa degli impegni con altre bands, ma i Doctors vanno comunque a avanti.

Ottimo ragazzi, ci si aggiorna, intanto grazie per la condivisione della vostra esperienza. Concludete pure con parole vostre.
Grazie a EDP per il supporto alla scena DUO italiana!

www.facebook.com/doctorsinmexico
www.doctorsinmexico.bandcamp.com
www.soundcloud.com/doctors-in-mexico
www.youtube.com/channel/UCYB_upYrPul_pmVecslxUSA/videos
doctorsinmexico@live.com



DISCOGRAFIA
BILE 2014, Autoprodotto (Altrock, Stoner, Noise)

1.L 2.I 3.B 4.G 5.F 6.E 7.C 8.A 9.D






Qui la nostra recensione


8PM IMPROVISATION 2016, Autoprodotto (Improvvisazione strumentale)

1. 8pm Improvisation







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Articolo e intervista ad opera di Giusy Elle